Politica

Elezioni europee: le 10 parole-chiave

Da Hitler a Berlinguer a Dudù, ma non c'è traccia di eurobond e fiscal compact

Matteo Renzi, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi – Credits: Ansa

PIAZZA

Quella su cui si sta misurando il livello di “popolarità” delle due forze politiche che si contendono il primo posto. Dopo la stagione dei teatri (l'ex segretario Pierluigi Bersani chiuse la campagna elettorale delle ultime elezioni politiche del 2013 all'Ambra Jovinelli di Roma), il Pd ha deciso di tornare nelle piazze. Matteo Renzi ha battutto, tra le altre, quelle di Palermo, Bari, Milano, Napoli, Firenze e Roma, dove però si è dovuto “accontentare” di Piazza del Popolo. Quella di San Giovanni, tradizionalmente appaltata alla sinistra, è stata scelta, per la seconda volta, dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Nel febbraio del 2013 fu un successo. Per sapere se si ripeterà bisogna aspettare questa sera.

REFERENDUM

Nonostante gli sforzi del segretario del Pd e presidente del consiglio Matteo Renzi per convincere tutti del contrario, il voto delle europee costituirà un test su di lui, sul Pd e sul suo governo. E' infatti la prima volta che Renzi si presenta davanti agli elettori di tutta Italia e non solo davanti a quelli di Firenze e del suo partito. Il leader del centrodestra ha detto che in caso di vittoria del M5S, bisognerà tornare subito al voto. Beppe Grillo, convinto di vincere, ha già annunciato le sue prossime mosse: restare sotto il Colle fino alle dimissioni di Giorgio Napolitano e poi lo scioglimento delle Camere. Renzi stesso si è sentito in obbligo di assicurare che, nel caso di un risultato sotto le attese, non ci sarà alcun allargamento della maggioranza di governo a Forza Italia e che non sarà Grillo a cacciarlo dal suo posto ma il Parlamento o, al massimo lui stesso, qualora venga messo nelle condizioni di non realizzare le riforme annunciate.

DUDU' 

Tra Gufi, sciacalli e cagnolini, la campagna delle europee si è trasformata in una sorta di fiera faunistica. I gufi sono quelli che, secondo Matteo Renzi, tiferebbero per il fallimento delle riforme avviate dal suo governo e quindi, di conseguenza, per lo sfacelo generale dell'Italia. “Scaicallo” è invece l'epiteto rivolto dal capo del governo a Beppe Grillo e quelli che “vogliono lucrare mezzo punto in più sulle indagini sull'Expo”. Di cagnolini ha invece parlato l'ex comico genovese in un video che ha fatto molto discutere in cui suggeriva la vivisezione per Dudù, il barboncino bianco di Silvio Belrusconi e della fidanzata Francesca Pascale, ed esprimeva tutta la sua antipatia per i cagnolini di piccola taglia, compresi quelli dei suoi figli.

BERLINGUER

Nell'anno del trentesimo anniversario dalla sua scomparsa, anche lo storico leader comunista Enrico Berlinguer finisce vittima della rissa elettorale. Beppe Grillo ne rivendica l'eredità e Matteo Renzi lo diffida: “Sciaquati la bocca, giù le mani da nomi che non appartengono a chi non ha nemmeno la titolarità per pronunciarli”. Poi da Piazza Duomo, il capo dei grillini ha chiarito di non volersi sostituire al segretario Pci ma di aver ricevuto una “lettera commovente” dal capo della giustizia del partito all'epoca della segreteria di Berlinguer, Giuseppe Zupo, il quale gli avrebbe scritto che “il sogno di Berlinguer sta continuando con questo movimento”.

HITLER

Essere o non essere il dittatore nazista che ha trascinato l'Europa e il mondo intero nel dramma della seconda guerra mondiale? E' una delle discutibili provocazioni lanciate da Beppe Grillo nel corso di questa campagna elettorale. “Io non sono Hitler, sono oltre Hitler” ha detto da Torino invitando tutti a ringraziare il Movimento 5 Stelle perchè “in Italia non c'è stata violenza”. Poi Grillo ha intitolato un articolo sul suo blog “#oltre Hitler c'è Charlie Chaplin” e oggi Silvio Berlusconi è tornato a polemizzare con lui. Dopo avergli dato dell' “assassino” dal salotto di Bruna Vespa, l'ex premier ha rincarato la dose ai microfoni di Radio Montecarlo: “Il voto a Grillo è assolutamente pericoloso, dice le stesse cose che diceva Hitler nel 1933”.

INDECISI

Sono almeno 7 milioni gli italiani che andranno a votare ma che ancora non hanno deciso per chi. Un 15% di elettorato che rischia di rivelarsi decisivo per le sorti sia dei partiti maggiori che di quelli minori. Oltre al testa a testa tra Pd e M5S, in ballo c'è il destino di Forza Italia indebolito dalle sorti giudiziarie di Silvio Berlusconi costretto ai servizi sociali e a svolgere una campagna elettorale in chiave minore. Per Alfano e il suo Nuovo centrodestra si tratta del primo test per misurare le propria consistenza elettorale dopo l'addio a Berlusconi; Matteo Salvini punta alla piena legittimazione della sua segreteria e al nuovo corso impresso alla Lega Nord, mentre per Fratelli d'Italia e Lista Tsipras si profila la condanna del mancato raggiungimento del quorum e l'esclusione dal Parlamento europeo.

ASTENSIONISMO

 E' la prima e maggiore incognita di queste elezioni europee. Non solo in Italia ma in tutti i 28 paesi chiamati al voto. In Olanda, dove si è già votato, ha partecipato solo il 37%. Un dato che potrebbe preludere, anche altrove a un nuovo record storico dell'astensionismo. In Italia, alle europee del 2009, la percentuale fu del 65%. Tuttavia, considerando la novità rappresentata dai leader dei principali schieramenti (Matteo Renzi e Beppe Grillo), il peso politico di questo voto e il fatto che ci sono le amministrative in 4mila comuni e le regionali in Piemonte e Abruzzo, la fuga dalle urne potrebbe anche essere meno dirompente.

SONDAGGI

Nonostante i clamorosi flop registrati in più occasioni e in particolare alle politiche del febbraio del 2013 quando fu completamente sottovalutala la portata del Movimento 5 Stelle, anche questa tornata elettorale è stata caratterizzata dalla cosiddetta “guerra dei sondaggi”, sia quelli ufficiali che quelli clandestini che continuano a girare, sottoforma di notizie su conclavi e corse ippiche. A poche ore dall'apertura dei seggi tutti concordano su chi saranno i perdenti mentre c'è molta indecisione sui vincitori. Sotot la soglia del 4%, e quindi fuori dal Parlamento europeo, Lista Tsipras, Fratelli d'Italia e Scelta Civica. Per quanto riguarda Forza Italia la più ottimista è la sondaggista preferita dal Cavaliere Alessandra Ghisleri, l'unica a stimare il partito di Berlusconi sopra il 20%. Per quanto riguarda Pd e M5S, Swg è l'istituto che prevede la forbice più larga con il partito di Renzi sopra di quasi 10 punti. Per tutti gli altri, invece, il distacco sarà molto più contenuto anche se nessuno azzarda più l'ipotesi del sorpasso.

EUROSCETTICISMO

Spinti dal malumore per le politiche di austerità che hanno aggravato gli effetti della recessione, favoriti da vecchi e nuovi nazionalismi, gli euroscettici sono cresciuti in questi ultim ianni un po' ovunque. Orientati soprattutto da quei partiti che hanno trasformato il no all'Europa e all'Euro nella loro bandiera politica. Ecco quali sono i principali: il Fronte nazionale di Marine Le Pen in Francia, il M5S di Beppe Grillo e la Lega Nord di Matteo Salvini in Italian, l'Ukip di Nigel Farage in Gran Bretagna, Alba Dorata in Grecia.

EUROPA

E' la grande assente, la parola più pronunciata, forse, ma solo strumentalmente. I mezzi di informazione ne hanno parlato poco preferendo dare risalto alle risse tra esponeneti politici e ai loro slogan. Dei programmi dei candidati non c'è quasi traccia e tra gli elettori in pochi hanno capito di cosa si parla quando si fa riferimento agli eurobond o al fiscal compact. Bassa anche la percentuale di chi conosce la faccia dei principali candidati alla presidenza della commissione europea che per la prima volta verrà decisa direttamente dai cittadini Ue.

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