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Elezioni Ue: che cosa farà il parlamento europeo

Politiche migratorie, fiscal compact, governance bancaria e diritti civili: ecco quali sono i temi in agenda a Strasburgo nella prossima legislatura. Speciale elezioni europee

HANS STEINMEIER/ANSA/TO

Il 25 maggio si vota per rinnovare il Parlamento europeo (i deputati italiani da eleggere sono 73). Per la prima volta, il voto dei cittadini sarà importante anche per la scelta del presidente della Commissione europea (che è, potremmo dire, «il governo dell’Unione»). È per questo che sentite citare nomi come quello di Martin Schulz, Jean-Claude Junker o Alexis Tsipras: sono i candidati per quel ruolo (rispettivamente) del Partito socialista europeo, Partito popolare europeo e Sinistra europea. Ci sono altri tre contendenti: Guy Verhofstadt (Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa), José Bové e Ska Keller (Verdi). Ma quali sono le priorità per i prossimi 5 anni dell’Unione europea? Ecco un breve elenco.

Gestione dei flussi migratori

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Finora il carico è stato quasi tutto sui paesi di frontiera (Spagna, Italia, Grecia, Malta), spesso lasciati soli ad affrontare flussi ingestibili , dopo le rivolte della primavera araba e la guerra civile in Siria. Il quadro sta cambiando: l’apertura delle frontiere ad est e la crisi in Ucraina hanno reso l’immigrazione (legale) un tema scottante anche in paesi come Gran Bretagna e Germania (dove l’immigrazione aumenta del 40 per cento ogni anno). Nei prossimi cinque anni l’Ue dovrà trovare una risposta condivisa.

Fiscal compact e lavoro

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Molti elettori andranno alle urne preoccupati per il loro lavoro. Soprattutto i più giovani: dall’inizio della crisi a oggi, la disoccupazione giovanile in Italia è raddoppiata (in Europa è passata dal 15 al 27 per cento). Tutti vogliono la crescita, ma come si fa a favorirla? Tutti i candidati, a parte Juncker del PPE, vorrebbero ridiscutere il fiscal compact (che impone vincoli stringenti: rapporto debito/pil inferiore al 3 per cento, obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio, riduzione di un ventesimo del debito pubblico ogni anni finché non arriverà al 60 per cento del pil – in Italia è al 132,6 per cento). Il fiscal compact è così odiato che sembra che si sia votato da solo. Eppure, se vincerà il centrodestra (come previsto), è difficile che cambi qualcosa: la Germania merkeliana non ha la minima intenzione di aprire discussioni sul tema. È un tema decisivo: se si vuole stimolare la crescita bisogna avere un margine di manovra.

Gestione della moneta unica
Un Parlamento con molti euroscettici non ci farà tornare alla lira, è chiaro. Potrà, però, mettere in discussione i modi con cui è stata gestita la crisi in Europa. Non può essere la Banca centrale europea a governare da sola l’Unione. L’hanno capito in molti: persino i conservatori del Ppe propone (almeno a parole) di mettere la Bce sotto un controllo più stretto degli organi politici europei. Bisognerà decidere se dare alla Bce gli strumenti che danno alle altre banche centrali (come la Fed americana) la possibilità di intervenire velocemente in caso di crisi (ad esempio, la possibilità di monetizzare il debito stampando moneta).
A novembre avverà un altro passo importante verso l’unione bancaria: la Bce assumerà le competenze di vigilanza su 130 istituti bancari (che rappresentano quasi l’85% delle attività bancarie dell’area euro). C’è ancora molto da fare, se si vuole arrivare a dare condizioni di credito omogenee in tutta l’Ue e maggiori protezioni per i risparmiatori. La “riserva” da cui pescare in caso di emergenza è poco credibile: ha a disposizione 55 miliardi di euro, quando le prime 30 banche dell’eurozona, da sole, valgono oltre 22 trilioni di euro.  

Diritti civili e temi etici
Aborto, matrimoni gay, fecondazione assistita, eutanasia. Sono alcuni dei temi su cui il Parlamento europeo dovrà prendere posizione nei prossimi cinque anni. Sono temi infiammabili e altamente divisivi: servono europarlamentari all’altezza della situazione.

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