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Elezioni amministrative: la disfatta di Grillo

Il Movimento 5 Stelle perde consensi e la forza del voto di protesta - i risultati delle comunali - l'intervista -

Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo (credits: TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Un tonfo come raramente se ne sono visti. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo perde le amministrative, anche se non riconosce la disfatta e ripiega nei commenti su quella che potremmo definire una “decrescita felice”.

Il fatto è che il M5S si dimezza a Roma, mentre in tutta Italia si ridimensiona drasticamente. Ed è questo l’unico dato politico di valenza nazionale nella tornata elettorale appena chiusa.

A Roma, ballottaggio tra Ignazio Marino, del Pd, e il sindaco uscente Gianni Alemanno, del Pdl. Nel centrosinistra sono soddisfatti, ma Alemanno ha qualche ragione a dire che la partita è tutt’altro che chiusa. Il distacco è inferiore al 10%  e non si sa che strada prenderanno i voti dei cinquestellati (fra il 13 e il 14%) e quelli di Alfio Marchini che sperava di superare il 10% e invece è rimasto subito sotto.

La protesta, è chiaro, non ha più il volto di Grillo, ma non ha indossato la maschera di bellezza e novità di “Arfio”. La disaffezione si è rintanata nel vecchio, solitario rifiuto di presentarsi al seggio: un romano su due non ha votato. Il calo d’affluenza è stato di circa il 20%. Un astensionismo che si ripete, dove più dove meno, in tutta Italia.

Impossibile, invece, trarre indicazioni sul consenso ai partiti tradizionali maggiori.

È vero che a Roma Alemanno non è andato bene, ma è anche vero che rispetto alle previsioni di un paio di mesi fa è andato meglio del previsto, forse perché ha beneficiato della crescita registrata in tutti i sondaggi da Berlusconi e dal Pdl. Il governo in ogni caso può dormire sonni tranquilli: non ci saranno ripercussioni del voto sulla tenuta dell’esecutivo. Anzi, il crollo dei grillini dimostra che l’unica opposizione di peso (a parte la Lega confinata al Nord e frange di estrema destra e sinistra) delude gli elettori.

Commuove, per lo squallore vecchio stile, la conferenza stampa del fu candidato sindaco di Roma per il M5S, Marcello De Vito, che invece di riconoscere la sconfitta e dare una spiegazione, attribuisce “un certo calo” ai media, al fatto che la stampa si sarebbe concentrata solo sulla vicenda degli scontrini (cioè dei rimborsi ai parlamentari cinquestellati).

Sfoggia, De Vito, argomentazioni da prima Repubblica quando mette a confronto il dato di oggi (fra il 13 e il 14% nelle proiezioni) non al clamoroso 27,27% che il MoVimento ha ottenuto alle ultime politiche, ma al 16,64% delle precedenti Regionali. Roba che neanche lo Sbardella di una volta, o un qualsiasi altro politicante d’annata, dc o pci, avrebbe osato inventarsi. “C’è stato certamente un certo calo, ma non così drammatico”, ha detto. “Il dato di paragone è il 16,64%, quindi non è così pesante”. E con queste parole, De Vito fa capire che non c’è futuro per il MoVimento. Dopo gli scontrini, il politichese. L’arrampicamento sugli specchi. La cecità.

Se andiamo in altre città, vediamo che i 5 Stelle stanno comunque sotto il 10 per cento. Il braccio di ferro avviato e alimentato proprio da Grillo tra lui e il Pd (“alla fine resteremo solo noi e Berlusconi”) sembra pendere dalla parte del Pd.

Al voto sono andati gli elettori più motivati. Da un lato quelli strutturati nei partiti, dall’altro quelli spinti dalla volontà di castigare i partiti con una crocetta di puro sfregio (com’era stato nelle ultime politiche quel 25% e passa per Beppe). Ma la protesta, stavolta, non è uscita da casa.

Scarso pure il valore del voto per definire l’andamento dei consensi verso il centrodestra. La maggioranza silenziosa, il voto d’opinione per Silvio Berlusconi e il Pdl non ama le consultazioni locali. E a Roma, Alemanno veniva fuori da un’esperienza di sindaco percepita dai romani, comunque vada alla fine, come fallimentare. Quanto a Ignazio Marino, pur vincendo il primo turno non ha sfondato, dovrà sudarsi la vittoria nel secondo. È un cattolico non amato dalla Chiesa per le posizioni laiche sui temi bioetici, un piddino visto anche dai suoi colleghi di partito come estraneo ai romani e inviso a parecchi interni.  

L’unico vero effetto del voto sarà sul M5S. Grillo, che una sua pur comica astuzia politica ce l’ha, dovrà correre ai ripari, perché il dimezzamento dei consensi significa anche una qualche metamorfosi del MoVimento, il suo ripiegamento sullo zoccolo duro ideologico. C’è da aspettarsi che Grillo farà scintille. Come, è tutto da vedere.   
    

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