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E se Grillo fosse davvero come Hitler?

Credono nelle sirene e nei microchip sotto pelle, commemorano il kamikaze di Nassiriya, denunciano i complotti giudeo-pluto-massonici e demonizzano Israele: che Berlusconi abbia ragione quando avverte dei pericoli del grillismo? 

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Un'immagine di Beppe Grillo – Credits: AFP/Getty Images

 

E se avesse ragione Berlusconi? Se Grillo fosse come Hitler?

Allora, quel visionario di Berlusconi aveva detto che la guerra a Gheddafi era un errore. Aveva detto che nell’autunno 2011 fu costretto a dimettersi per un complotto che coinvolgeva l’Europa, complici i mercati. E che solo una vera unione politica e una banca centrale prestatrice di ultima istanza avrebbero salvato il continente.

Che cosa sta succedendo adesso? Che puntualmente le “assurdità” che Berlusconi aveva avuto l’ardire di sostenere si stanno dimostrando vere. L’instabilità della Libia sta facendo scoppiare una bomba umana con continui approdi e naufragi di barconi della morte nel Canale di Sicilia. Zapatero e Geithner, nei loro libri di memorie da ex premier spagnolo e ex segretario di Stato USA al Tesoro, confermano la trama per far cadere Berlusconi nell’estate-autunno di tre anni fa. Le politiche di austerità e rigore europee in cui la Bce ha soltanto una funzione di argine contro l’inflazione mostrano da tempo la corda. E stai a vedere che non è una mera boutade elettorale il monito del Cavaliere contro il “pericolo Grillo” paragonato a Hitler, Stalin e Pol Pot…

E infatti.

I grillini? Credono nelle sirene e nei microchip sotto pelle per gli umani. Commemorano il kamikaze di Nassiriya nella ricorrenza dei nostri morti. Denunciano i complotti giudeo-pluto-massonici e demonizzano Israele. Mitizzano la decrescita felice. Si oppongono alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni. Confondono la Rete con il Parlamento. Si attribuiscono il merito degli arresti nella vicenda dell’Expo di Milano. Si esaltano ogni volta che l’oracolo Grillo insulta, dileggia, ridicolizza. Espellono dal movimento chiunque esprima un pensiero autonomo. È questo, forse, il futuro che ci aspetta: un governo del “No incapace”, stile Parma-Torino. No agli inceneritori e no alla Tav (anche con la violenza). Nebbia su tutto ciò che fa la differenza tra rimanere indietro e guardare avanti: su lavoro, industria, università.

I risultati del grillismo? Zero. Grillo come Bossi vent’anni fa. Capopopolo manettaro, guascone, eccessivo. L’Expo come Tangentopoli. La campagna elettorale specchio di un paese esasperato, non migliore dei politici che lo rappresentano ma avvelenato da rabbia, invidia e livore.

In tutta Europa si parla di economia, lavoro, scuola. Mai come in questa occasione le elezioni coinvolgono le sorti di tutti i paesi europei. Non l’Italia, prigioniera della sua psico-politica, condannata nelle previsioni di crescita alla metà di quella dell’Eurozona. I temi del nostro dibattito sono paradossalmente fuori asse. Nigel Farage in Gran Bretagna e Marine Le Pen In Francia sono accademici e politici raffinati rispetto al grezzo vento vendicatore e distruttivo del grillismo italiota.

Una risata ci seppellirà. Una risata cattiva. Un ghigno che libera la disillusione. Il tour di Grillo, le sue esibizioni da palco, le sue invettive, i suoi monologhi, il suo antisemitismo e razzismo, il suo cinismo, sono quello che ci meritiamo. Grillo esprime una rabbia che vede i colpevoli sempre negli altri. L’Italia è entrata in una spirale suicida. Molti si affidano al predicatore. Al comico carismatico. Al tribuno e alle sue arringhe. E se vincerà Grillo, non sapremo più con chi protestare.

 

  

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