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Dieci e lode al ministro Grilli

La prima, convincente intervista del neo ministro dell'Economia indica la direzione giusta nella quale procedere

Il presidente del Consiglio Mario Monti e il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli

Il presidente del Consiglio Mario Monti (S) e il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli durante la conferenza stampa con la delegazione del Fmi al ministero dell'Economia, Roma 16 maggio 2012. ANSA/ GUIDO MONTANI

Il ministro “dieci e lode”, si potrebbe chiamarlo. Vittorio Grilli , appena subentrato al dicastero dell’Economia con la rinuncia del premier Mario Monti all’interim, è noto per essere muto. Non parla, non appare, non si espone. La prima volta che lo fa, sceglie il Corriere della Sera, e lo stesso direttore, Ferruccio De Bortoli, firma l’intervista. Dieci e lode, perché i messaggi del neo-ministro sono tutti giusti. A cominciare dal taglio stesso dell’intervista, tutta tecnica, tutta di sostanza, con una sola concessione alla politica nell’attacco e nella chiusa. Anche qui, sempre con risposte di perfetto equilibrio. Grilli individua nella “collegialità” delle decisioni il punto di forza di questo governo e saluta come un’ottima scelta il comitato di coordinamento sull’economia costituito a Palazzo Chigi con il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Col primo rischiava di trovarsi oggettivamente in concorrenza dopo la promozione da viceministro a titolare dell’Economia. Con il secondo ha rivaleggiato (uscendone sconfitto) nella competizione per la guida di Bankitalia dopo il passaggio di Mario Draghi alla Banca centrale europea. Quindi, giusto il segnale di collaborazione a entrambi.

Grilli compie subito dopo un atto doveroso ma significativo di obbedienza istituzionale e rispetto per la democrazia affermando che “la legittimazione di questo governo è nella persona del presidente del Consiglio; la mia, di conseguenza, né è una derivata”. Senso dei limiti, prudenza e un pizzico di diplomazia. Che si sposano con l’altra risposta, nella chiusa dell’intervista, alla domanda su che cosa farà da grande. “Non ci penso, la politica non fa per me. Sono orgoglioso di fare qualcosa per il mio Paese”.

Tutto il resto è merito, tecnica, economia. Valutazioni, indirizzi di politica economica. Rassicuranti, senza nascondere i problemi. Propositivi, senza spavalderia o balzi in avanti. Ponderati, e insieme decisi. Sui conti, dice il ministro dell’Economia, nessun Paese ha fatto tanto in così poco tempo. “L’Italia ha quasi annullato il proprio deficit, mettendo poi il pareggio di bilancio in Costituzione”. E adesso? “Si tratta di stabilizzare i mercati e dare più assicurazioni sulla stabilità e la liquidità dell’Eurozona nel suo complesso”. Ovvio che il nodo è la credibilità dell’Italia in Europa e sui mercati. Cruciale la terapia anti-debito pubblico, oggi al 123 per cento. Grilli vorrebbe dare un colpo secco, portarlo sotto quota 100, il guaio è che “non ci sono più gli asset vendibili dello Stato e degli enti pubblici, come vent’anni fa”. Il patrimonio immobiliare è di difficile valutazione e sparso localmente. Grilli annuncia però novità sulle privatizzazioni, aprendo per esempio il mercato delle società municipali.

No ai prestiti forzosi per rientrare dal debito. “La mia cultura liberale fa sì che certe soluzioni non mi convincano”. Sì, invece, a un “programma pluriennale di vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno, pari all’1 per cento del Pil”. Il debito si ridurrebbe del 20 per cento in 5 anni.

Certo, si preannuncia un agosto rovente, perché d’estate i mercati sono più volatili. Ma la direzione è giusta, il timoniere accorto. Grilli spera ancora che l’aumento dell’IVA al 23 per cento possa ulteriormente slittare oltre luglio 2013, e che i proventi della lotta all’evasione fiscale siano più dei 10 miliardi previsti (grazie fra l’altro alla maggiore accessibilità agli Istituti di credito e al fatto che sono già stati “fotografati” oltre 2 milioni di immobili fantasma), che la recessione risulti inferiore al 2 per cento, che la maggiore affidabilità dell’Italia si traduca in un calo ulteriore dello spread. Speranze che Grilli fonda su motivazioni tecniche. Come quella per cui tutti i paesi europei dovrebbero augurarsi che abbia seguito concreto l’accordo sullo scudo anti-spread. “Non vi è alcuna intenzione di monetizzare gli avanzi di bilancio”, dice Grilli per rassicurare soprattutto il Nord Europa. L’Italia si sta risanando, il suo obiettivo non è far pagare ad altri il proprio debito, ma imboccare definitivamente la strada virtuosa liberandosi con gradualità e da sola della zavorra assillante di un debito pubblico alle stelle. Infine, il ministro dell’Economia riconosce l’importanza delle agenzie di rating per il mercato, ma ne critica il modo di operare. “Si sono mosse sempre in ritardo, finendo per ampliare gli effetti dei fenomeni, anziché anticiparli”. Una bella intervista, densa e di sostanza. Franca. Un’intervista “fredda”, che genera ottimismo proprio perché non ne ha il tono. Che rafforza l’idea di un ministero-chiave in buone mani. E smorza la frustrazione di un Paese che ha disperato bisogno di ritrovare la voglia di fare.

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