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Il "big bang" della politica

Quello che potrebbe succedere da lunedì, giorno in cui la Giunta del senato deciderà sulla decadenza di Berlusconi e, forse, della fine del governo Letta

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi in senato, nel 2011 (Credits: ANSA/ETTORE FERRARI)

Lo scenario che incombe è appeso al balletto della Giunta per le Elezioni. Lunedì si ascolta il relatore, Augello (Pdl), poi si decide che fare. Ci vorrà ancora qualche giorno per arrivare al voto che farebbe decadere Berlusconi dal Senato e lo avvierebbe senza i galloni parlamentari verso l’esecuzione. Cioè, verso l’esecuzione della pena di 4 anni di reclusione (ridotti a uno per via dell’indulto) e alla pena accessoria (tutt’altro che marginale) della interdizione dai pubblici uffici il tempo che basta perché la sinistra possa stappare la riserva di spumante stagionato in vent’anni.

Ma se davvero alla fine dovesse crollare il castello di carte faticosamente costruito da Giorgio Napolitano e dai ministri e colombe del Pdl, dalle ceneri dell’inevitabile incendio politico-giudiziario riemergerebbe come un’arabe fenice ancora una volta lui, il Cavaliere Silvio Berlusconi. Con i suoi videomessaggi, i suoi appelli agli italiani e il lancio della nuova crociata di Forza Italia. Una riedizione della sempreverde o sempreazzurra proposta liberale.

I sondaggi dicono che la vittoria è possibile, forse probabile. Che la legge elettorale, se non cambia, favorirà Berlusconi. Che la battaglia di questi mesi per la riduzione della pressione fiscale e il rilancio dell’economia dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati agricoli al non aumento dell’IVA, alla riforma di Equitalia e alla restituzione dei debiti della PA alle piccole e medie imprese, assicurerebbe alla nuova Forza Italia un risultato elettorale che andrebbe dal trionfo alla non sconfitta. Il Cavaliere, ancorché senza corona, da disarcionato tornerebbe in sella.

E allora, se lunedì o comunque nei giorni successivi il Pd insistesse nella sua posizione di totale chiusura verso la non decadenza del Cavaliere, e se dal Quirinale non arrivasse (come difficilmente arriverà) la disponibilità a resettare la situazione con un atto di clemenza che copra non solo la pena principale ma anche quella accessoria, ecco che Berlusconi si sentirebbe costretto a riprendere in mano la spada e a levarla alta.

Videomessaggio, quindi, come in tutti gli snodi fondamentali del percorso politico del Cavaliere. L’appello diretto al popolo.

- Primo: sono innocente, la condanna che ho subìto è politica, frutto del patto malefico tra una certa magistratura, i media e la sinistra.

- Secondo: non mi arrendo, lo devo a quei dieci milioni di italiani che hanno votato la mia coalizione, e lo devo al paese perché questa non è la battaglia per Berlusconi ma per l’Italia, la democrazia e la libertà.

- Terzo: gli italiani hanno bisogno di uno schock di politica economica che rimetta il paese sui binari della crescita attraverso la drastica riduzione delle tasse, il taglio della spesa pubblica e un piano d’investimenti pubblici.

- Quarto: voglio portare a compimento la missione di cambiare l’Italia, datemi il 50 per cento di voti più uno e lo farò.

A quel punto sarebbe già l’inizio della campagna elettorale della nuova Forza Italia. Se non fosse che Napolitano non ha alcuna intenzione di concedere lo scioglimento delle Camere. Il governo Letta sarebbe forse sfiduciato, ma l’iniziativa resterebbe al Quirinale, che potrebbe cercare una soluzione alternativa grazie alla defezione di una pattuglia grillina e a un’altra di “traditori” del Pdl (con l’aggiunta provvidenziale di quattro nuovi senatori a vita), pescando in quella zona grigia di parlamentari che non hanno alcuna intenzione di tornare al voto sapendo che non saranno rieletti. Napolitano tenterebbe di varare un altro governo di responsabilità nazionale, con un programma e tempi definiti. In attesa che anche Matteo Renzi sia pronto al confronto elettorale dopo aver conquistato il Pd.

Ma anche Berlusconi avrebbe le sue carte da giocare, perché racimolare i seggi per una maggioranza alternativa non sarebbe così facile, perché il paese è allo stremo e crescerebbe la voglia di nuove elezioni, perché ci sarebbe un vasto fronte d’opposizione (a cominciare dai grillini) che forse stavolta scenderebbe in piazza. E perché anche nel Pd qualcuno, per non lasciare a Renzi il tempo di consolidarsi nel Congresso come nuovo leader, potrebbe abbracciare l’ipotesi del voto ravvicinato.

Ovvio che i tempi sarebbero pur sempre dettati da Napolitano e dalle scadenze internazionali (non si potrà votare nel semestre di presidenza italiana della UE, seconda metà del 2014).

Il bing bang della politica italiana è dietro l’angolo. E nessuno può dire se sia un’evenienza salutare o no. E tutto grazie a un signore di nome Antonio Esposito, magistrato di Cassazione.
      

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