Politica

Cuperlo, Renzi e i giamaicani del Bob

Gianni Cuperlo: l'anti-Renzi nella corsa alla segreteria del Pd

Gianni Cuperlo (Credits: Luca Zennaro/Ansa)

Ospite della Festa dei Giovani Democratici di Roma Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, lo ammette candidamente appena prende la parola: “Non ero abituato a questi ritmi”.

Mica come Matteo Renzi che vive in campagna elettoral-congressuale praticamente da un anno e conta su uno staff organizzatissimo, l'appoggio di Repubblica (ma Cuperlo, scherzando dice di contare molto su quello di Youdem) e ormai anche di tre quarti del gruppo dirigente del partito.

55 anni, triestino, colto e vagamente naif, dotato di un'ironia sottilissima ma sempre garbata, la versione “buona” di Massimo D'Alema, il contrario esatto del sindaco di Firenze, Gianni Cuperlo ancora fatica a mettere ordine nella sua agenda. E non lo nasconde. Un sito ce l'ha, un comitato vero e proprio no, anche se la sede dovrebbe essere stata individuata in via del Vicario, a due passi da Montecitorio.

Al Circolo degli Artisti si ritrova in territorio amico. Qui tutti lo applaudono, gli sorridono e vogliono scattarsi una foto con lui che ne resta, confessa, “quasi commosso”. I Giovani Democratici, paradossalmente, non hanno mai amato troppo il giovane Renzi. Quando si trattò delle scorse primarie sostennero Pier Luigi Bersani, oggi fanno il tifo per Cuperlo. I più social per Pippo Civati. Ma per quanto giuri di non sentirsi “nei panni della nazionale giamaicana di Bob alle Olimpiadi invernali”, sa benissimo che per lui la strada non solo è in salita, ma è anche accidentata.

I sondaggi lo piazzano, al momento, addirittura alle spalle dell'europarlamentare Gianni Pittella che può contare sullo zoccolo duro del meridione, soprattutto lucano. Ma la corsa vera è appena iniziata e tutto può ancora succedere. Tra una settimana l'Assemblea del partito fisserà la data del congresso, regole ed eventuali deroghe allo Statuto. Renzi spinge perché si voti già il 7 novembre, il segretario Guglielmo Epifani aveva ipotizzato il 24, probabile che si finisca al 1 dicembre se non all'8. A meno che Silvio Berlusconi non decida di tradurre le minacce in fatti e di mandare all'aria la "strana maggioranza" se a metà ottobre l'aula del Senato dovesse proclamare la sua decadenza.

Un'eventualità che costringerebbe Enrico Letta a rimettere il suo mandato nelle mani di Giorgio Napolitano il quale, fatte le consultazioni, potrebbe dare vita a un nuovo governo di scopo per mettere in sicurezza i conti del Paese e superare il Porcellum prima di rispedire gli italiani alle urne. A quel punto Matteo Renzi si candiderebbe alla premiership e per Cuperlo - nonostante giuri di non essere interessato a calcoli del genere e che una crisi al buio sarebbe in questo momento la cosa peggiore che ci potrebbe capitare - si aprirebbe sul serio la strada per la segreteria.

E se fosse vero, nonostante le smentite, quanto riportato nel numero di Panorama in edicola questa settimana, la tentazione di un accordo con il sindaco fin da ora non sarebbe, tutto sommato, nemmeno così folle.

A meno che non spunti il terzo incomodo. Non è per niente escluso, anzi è più che probabile, che a Palazzo Chigi decida di puntare anche Enrico Letta. A quel punto, tutti i calcoli salterebbero perché anche se oggi autorevoli esponenti dell'area degli ex Ds, a cominciare da Massimo D'Alema, giurano che se Renzi rinunciasse alla segreteria tutti sarebbero pronti a sostenerlo come candidato del centrosinistra alle prossime elezioni, in un'eventuale sfida con l'attuale premier quasi certamente sosterrebbero quest'ultimo.

Perché pur di liberarsi di quella che Goffredo Bettini considera "l'unica carta che la sinistra ha per vincere", il cosiddetto apparato democratico sarebbe anche disposto a perdere ancora una volta.

Certo, oggi può fare impressione la corsa a salire sul carro del rottamatore anche da parte di quei dirigenti locali che fino a un anno fa si "dimenticavano" addirittura di invitarlo alle feste dell'Unità del loro paese, ma tant'è. "Intanto non sono tutti - si illude Cuperlo fingendo di non sapere quanto poco valga la coerenza in politica - c'è un racconto da parte dei media che non sempre corrisponde alla realtà". 

Dalla sua resta Bersani, che con il suo appoggio - almeno a quanto avrebbe sibilato ignorando di essere ascoltato dal giornalista di Panorama - lo costringerebbe, "con la sua acidità", a condurre "una battaglia di retroguardia".

"Ma scherziamo? - insorge - Non ho mai detto niente del genere. Bersani è stato il segretario del Partito democratico negli ultimi 4 anni ed è una personalità di prim'ordine! Non è assolutamente possibile addossare solo sulle sue spalle la responsabilità della sconfitta elettorale. Bersani ha avuto grandi meriti e ha un ruolo ancora importante da svolgere". 

Nel frattempo, però, Matteo Renzi è già diventato di sinistra ("Mi auguro che, in quanto dirigente di primo piano di questo partito, lo sia sempre stato) e ovunque vada viene accolto come una star provocando sussulti tra le signore di mezza età che gli hanno già perdonato di aver tentato di rottamare Rosi Bindi sulla base della sua carta identità.  

"Per carità, Matteo è forte - ammette Cuperlo - ha un grande consenso, una grande popolarità, le sue iniziative sono partecipatissime, ma ci sono tante persone all'interno di questo partito che la pensano diversamente e che sosterranno altre candidature. E credo che questo congresso non sia concluso ancora prima di cominciare".

Già, ma perché gli iscritti o i sostenitori in genere del Pd (a seconda delle famose regole che dovranno essere stabilite in Assemblea) dovrebbero preferire lui a uno che promette loro: “Con me si vince” avendone, tra l'altro, buone possibilità?

"Perché io non penso che il futuro di questo partito e della sinistra italiana possa essere affidato alle mani di un uomo solo al comando".

E quante chance si dà?

"Sicuramente più di quelle della nazionale giamaicana di Bob alle olimpiadi invernali".

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