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Esteri

Putin e la Crimea, gli Usa temono il ritorno dell'URSS

I quotidiani americani consigliano di prepararsi a una nuova epoca di "fredda rivalità" tra Washington e Mosca e credono che la Russia abbia fame di altri pezzi di Ucraina

San Pietroburgo. Obama e Putin si stringono la mano durante il G20 che si è tenuto in Russia a settembre del 2013 – Credits: Ramil Sitdikov/Host Photo Agency via Getty Images

Mentre i soldati russi prendono il controllo della base navale di Sebastopoli e le truppe ucraine abbandonano la loro postazione nel porto della penisola della Crimea, gli Usa si interrogano su quali saranno le prossime mosse di Vladimir Putin.

La stampa americana esprime un sentimento di generale preoccupazione per quello che accadrà, dopo che il presidente russo ha firmato con i leader della Crimea il trattato che di fatto segna un ritorno della penisola alla Russia, dopo la "cessione" all'Ucraina nel 1954. E in molti sostengono che il presidente Barack Obama avrebbe dovuto prevedere meglio il disegno del Cremlino e usare strumenti più forti e meno blandi per lanciare un messaggio a Mosca.

Il New York Times apre la sua edizione online con una corposa analisi firmata da Peter Baker , che sin dal titolo chiarisce il clima che si respira nella Grande Mela. "Se non è una Guerra fredda, allora è una fredda rivalità", sostiene l'opinionista del quotidiano americano, che scrive che solo "fino a qualche mese fa la maggior parte degli americani non sarebbero riusciti a trovare la Crimea su una mappa geografica", ma che oggi "le rapide mosse di Mosca hanno improvvisamente riscritto l'atlante geopolitico, ponendo decisamente fine a un lungo periodo di 25 anni di relazioni (Usa-Russia ndr) sia tumultuose sia costruttive". 

Insomma, per il New York Times, la firma apposta da Putin sul trattato che ingloba la Crimea alla Russia e la "sottrae all'Ucraina" segna l'inizio di una nuova era nei rapporti tra Washington e Mosca, un'era più pericolosa di quella seguita alla caduta del Muro. Se - da una parte - non è possibile parlare di una nuova Guerra fredda, dall'altra - scrive Baker - sembra che dovremmo prepararci a vivere "un periodo di duri confronti e di isolamento, che ci vorrà molto tempo per superare".  

A sostegno di questa teoria, le parole di Stephen J. Hadley, già consigliere di George W. Bush, che crede che sarà "molto difficile" superare questo momento dopo quello che Putin ha fatto, perché di fatto abbiamo assistito a un presidente che si è rifiutato di seguire le regole del diritto internazionale, stabilite subito dopo il crollo dell'Unione sovietica.

Due visioni del mondo, quella americana e quella russa, che ancora una volta si trovano contrapposte, esattamente come nel secolo scorso, ma il mondo di oggi è cambiato, è un mondo globale, difficile da tagliare in due come una mela. Da qui la difficoltà della situazione attuale. 

La crisi ucraina ha evidenziato anche nuove modalità di strategia militare. Il Washington Post pone l'accento su "Cosa abbiamo imparato dalla Crimea ", e su cosa la Nato dovrà riflettere se non vuole farsi trovare impreparata alla prossima mossa. La principale preoccupazione degli analisti americani è che Vladimir Putin, forte del successo in Crimea, si spinga oltre e invada le regioni orientali dell'Ucraina. Il presidente russo ha più volte dichiarato che Mosca non ha alcuna intenzione di bissare altrove quanto accaduto in Crimea, ma si può essere certi che non lo farà? 

Seondo David Ignatius del Wahington Post, le "operazioni speciali" della Russia in Crimea portano a fare delle considerazioni importanti: le truppe si sono mosse in modo segreto, senza bandiere o insegne del Cremlino e i soldati avevano il volto coperto, erano disciplinati e moto determinati. Una "lezione da imparare" per il Pentagono, sostiene il giornalista del WP, soprattutto per la rapidità e l'efficacia di mettere forze su un territorio per ottenere un obiettivo estremamente definito. Da ex papavero del KGB, Vladimir Putin ha messo in campo in Crimea non un "attacco massiccio", ma un'operazione morbida, che non rientra nella categoria delle manovre di guerra.

E questo ha garantito ai russi una serie di opzioni: hanno mantenuto una regolarità di facciata rispetto al diritto internazionale, non intervenendo a viso scoperto, cosa che ha dato alla Russia la possibilità (non ancora utilizzata) di una de-escalation. Inoltre, questa strategia ha permesso di fatto a Putin di prendere le distanze qualora fosse rimasti uccisi cittadini ucraini. La versione di Mosca è che non c'erano soldati russi occupanti in Crimea. Non ufficialmente, questo è sicuro.

Il Washington Post dedica un ampio spazio del suo dossier ucraino alle questioni militari, sostenendo in un altro articolo che "Gli Stati Uniti stanno valutando come muoversi in Crimea", e "Gli esperti ripensano al ruolo della Nato" in questo nuovo contesto. 

"La sfida per l'amministrazione Obama" - scrive il quotidiano - "è preparare misure adeguate che possano fermare la Russia dal muoversi oltre la Crimea nel resto dell'Ucraina". L'espansionismo di Putin è avvertito dai media americani come un pericolo concreto, al quale prepararsi a rispondere da subito". L'amministrazione Obama è stata silenziosa fino a questo momento, pur avendo promesso sanzioni economiche più severe contro Mosca. Ma sceglierà questa strada? E, in più, il ruolo stesso dell'Alleanza Nordatlantica va ripensato, alla luce della "facilità" con cui Putin si è preso la Crimea. Così, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ormai alla fine del suo mandato, ha dichiarato che "Senza alcun dubbio l'Europa deve investire di più in Difesa e sicurezza", con un nuovo patto, più forte, con gli Stati Uniti.

Ma, sempre secondo il Washington Post, alcuni esperti credono che l'immagine di un Occidente invincibile e la sua capacità di sostenere gli amici è stata duramente danneggiata. "Non si può dire 'Non fare qualcosa' e poi non dare seguito a delle conseguenze quando qualcuno quella cosa la fa", è l'idea di molte teste di Washington, che accusano il presidente americano di essere stato troppo cauto e troppo morbido con Putin.

Fortemente critico dell'operato di Barack Obama è il Wall Street Journal, che in un articolo dal titolo "Come Putin ha chiuso la porta alle aperture di Obama in Crimea", sottolinea il fatto che il presidente USA ha inanellato una serie di sconfitte in campo diplomatico-internazionale, a causa del suo atteggiamento troppo "accondiscendente" con la Russia di Putin. "L'amministrazione Obama - si legge sul WSJ - ha dimostrato incapacità nel penetrare il Cremlino e nel comprendere gli obiettivi di Putin, cinque anni dopo l'inaugurazione del 'reset' sulla Russia voluto da Obama".

Così, scrive il quotidiano finanziario americano, Obama ha permesso a Putin di gestire diversi tavoli di negoziazione, dalla Siria all'Iran e alla Corea del Nord, con il risultato che oggi in Siria ancora si combatte e che Mosca sta aprendo alla possibilità di aiutare Teheran a costruire una nuova centrale nucleare, come base di un accordo politico-commerciale tra i due Paesi.

E anche il settimanale Time è sulla stessa scia, e scrive che lo scontro Mosca-Occidente è arrivato a una svolta dopo il referendum in Crimea. "La situazione potrebbe iniziare a calmarsi - si legge sul Time - ma parimenti potrebbe esserci una nuova escalation di violenza e quello che accadrà dipende da come rispondiamo a tre domande cruciali".

Le tre domande che pone sul tavolo il Time sono: La Russia assorbirà la Crimea? De facto lo ha già fatto, ma de iure non è ancora ben chiaro cosa succederà. La Crimea diventerà una regione della Federazione russa, oppure sarà una regione autonoma e indipendente all'interno dello spazio russo?. Ancora non lo sappiamo.

La seconda domanda che l'Occidente deve porsi è se Putin avrà fame di altri pezzi di Ucraina. E questo solo Putin lo sa, ma è anche vero che è necessario prepararsi a un'opzione del genere, senza fidarsi troppo di quanto affermato dal presidente russo.

Infine, la domanda più importante secondo il Time è: Quanto realmente importa dell'Ucraina e della Crimea sia agli Stati Uniti che all'Europa? Poco, almeno a leggere la prima pagina di The Politico, interamente dedicata alle questioni interne che affliggono Barack Obama, e che dedica uno spazio "storico" alla Crimea, sostenendo in un'analisi a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento che la guerra di Crimea per la Russia fu "un fiasco totale", e che Putin adesso vuole riscrivere quella storia, puntando sul rinnovato nazionalismo che circola a Mosca.

Mentre un'altra rivista, The Atlantic, lancia l'allarme: "Attenzione, ci troviamo di fronte a uno specchietto per le allodole", titola online il magazine americano, perché l'annessione della Crimea rappresenta un "terribile precedente" per tutta la comunità internazionale. Secondo The Atlantic, Stati Uniti ed Europa adesso dovrebbero modificare i termini del dibattito e non continuare a battere sulla illegittimità del referendum in Crimea, bensì sull'illegittimità dell'annessione russa della Penisola e "sulle evidenti aspirazioni di Mosca di espandere il suo territorio". 

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