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Chi vincerà le prossime elezioni in Europa

Francia, Inghilterra, Germania, Spagna: la crisi dei partiti tradizionali e l'avanzata delle formazioni euroscettiche e radicali nel vecchio continente secondo gli ultimi sondaggi. Lo speciale elezioni

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Chi vincerà le elezioni europee? Prevarranno i socialisti o i popolari? Ma soprattutto come andranno, secondo i sondaggi, le elezioni in Germania, Inghilterra, Austria, Spagna? Per rispondere a queste domande vengono in soccorso gli ultimi sondaggi, resi noti nella prima settimana di maggio 2014 da una serie di istituti demoscopici nazionali e internazionali.

POPOLARI, SOCIALISTI E I TERZI INCOMODI
Secondo Pollwatch2014 , istituto demoscopico europeo che fa una media di tutti i sondaggi nei Paesi dell'Unione, è un vero e proprio testa a testa all'ultimo seggio quello che opporrà Popolari e Socialisti nel parlamento europeo, con i primi accreditati di 213 seggi e i secondi di 208 seggi. Con la sinistra radicale (Gue-Ngl), i liberali (Alde) e AECR (cui sono iscritti i conservatori inglesi)  che si contendono il podio come terzo gruppo più grande. Efd, il gruppo di destra cui sono iscritti Lega Nord e il Front National, è ancora fuori dai giochi a causa delle spaccature del fronte euroscettico, come dimostra il caso del M5S, ancora incerto sulla propria autocollocazione.

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GERMANIA: MERKEL ANCORA AVANTI
Secondo l'istituto Fgw/Zdf, la coalizione Cdu/Csu di Angela Merkel dovrebbe uscire vittoriosa con il 38% dei voti, 11% in più dei socialisti dell'Spd, con cui i popolari condividono l'esperienza della Grosse Koalition. Debacle per i liberali (3%) e buoni risultati per Verdi (12%) e la sinistra radicale, molto forte nell'est del Paese, della Linke di Oskar Lafontaine. Tutto sommato bassi i risultati di Alternative für Deutschland, formazione euroscettica che vorrebbe introdurre monete parallele per i Paesi deboli dell'area, e per i Pirati, sorpresa degli ultimi anni.

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SPAGNA: TESTA A TESTA PPE-PSE
Sarà una battaglia all'ultimo voto quella che oppone i socialisti all'opposizione e i popolari del premier Mariano Rajoy, formazioni entrambe europeiste, accreditate rispettivamente del 33,7% e del 31%. Buona performance, secondo i sondaggi, anche per la sinistra radicale catalana accreditata del 3,7% e di Izquierda Unida, la formazione neocomunista cui i sondaggi assegnano quasi il 10% dei voti.

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INGHILTERRA: IL BOOM EUROSCETTICO
Sono forse, con l'Italia, le elezioni più attese, proprio per il prevedibile successo degli euroscettici di estrema destra dell'Ukp, cui i sondaggi assegnano un punto in più del Labour (27%) e ben cinque in più del partito conservatore di David Cameron, fermo al 33%.

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GRECIA: IL BOOM DELLA SINISTRA RADICALE
Con i sondaggi che assegnano alla formazione neocomunista e alternativa di Alexis Tsipras il 25% dei voti, la Grecia -  Paese-laboratorio che per primo ha dovuto sperimentare le ricette dell'austerity europea per aggiustare i conti - potrebbe essere la sopresa di queste elezioni europee, anche per il 10% dei voti assegnato secondo i sondaggi ai neonazisti di Alba Dorata. La formazione di centrodestra Nuova Democrazia - che espresse il premier che per anni falsificò i conti e che oggi condivide col centrosinistra il governo - è invece accreditata del 23%, contro il misero 8% dell'Ulivo, la coalizione progressista considerata erede del Pasok, il partito-Stato uscito con le ossa rotta dalla crisi.

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AUSTRIA: STABILITA'
Con socialisti e popolari - che condividono da anni le responsabilità di governo - fermi al 26% e 25% dei voti, l'Austria ha altri due partiti medi  cui le rilevazioni assegnano circa il 10-13%% dei voti: i liberali di Neos in ascesa (11%) e i Grunen (13%) che raccolgono il voto in uscita da una sinistra fiaccata da troppi anni di coabitazione. Ma la vera sorpresa potrebbero essere i nazionalisti di Fpo, ancora al 20% anche dopo la scomparsa del leader storico Jorge Haider.

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FRANCIA: CRISI SOCIALISTA
Col Psf del presidente Hollande cui i sondaggi assegnano il 18% e i gollisti all'opposizione al 22%, la vera sorpresa di queste elezioni europee potrebbe essere Marine Le Pen, leader di una formazione neopopulista e euroscettica che ha saputo ripulirsi dalle sue origini nostalgiche e neofasciste. Non è escluso che il Front possa diventare il primo partito, mentre la sinistra più radicale si deve accontentare dell'8% dei voti e avanzano anche i Verdi, cui le le rilevazioni assegnano il 9%. Buon 10% per i centristi di Movimento democratico.

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