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Casini vs Montezemolo, grandi manovre al centro

Dopo aver fagocitato Fini, il leader Udc vorrebbe togliere di mezzo anche un altro temibile rivale. Ma il leader di ItaliaFutura non si farà mettere da parte tanto facilmente

montezemolo

Piccole manovre al centro. Non c’è dubbio: Casini e Montezemolo (o Montezemolo e Casini) sono abili navigatori, piloti di lungo corso, in politica o nell’imprenditoria, che nelle acque strette di un bacino centrista sempre più piccolo e affollato possono dare il meglio (o il peggio, secondo i punti di vista) di sé. Casini è riuscito a mantenere una percentuale di consenso che gli ha permesso di sopravvivere al “catenaccio” Berlusconi-Fini nel 2006, anche se ha dovuto rinunciare all’eredità del PDL e di quel “popolo dei moderati” al quale idealmente appartiene (o apparteneva). Il colpo subìto allora non gli ha impedito di accogliere a braccia aperte Fini quando il presidente della Camera, ingannato dall’impazienza e dalla paura di invecchiare all’ombra di Berlusconi, si è sganciato dalla maggioranza inventando un partito, Futuro e Libertà, che il futuro se lo è giocato e la libertà anche.

Casini lo ha subito accolto, per succhiarne quanto poteva e assistere al suo logoramento. Niente male come vendetta. Intanto, ha assistito all’emergere di nuovi potenziali sfidanti di centro non berlusconiani. Primo fra tutti, Luca Cordero di Montezemolo. Con il presidente della Ferrari, di NTV (concorrente di Ferrovie dello Stato) ed ex presidente della Fiat, della Maserati e di Confindustria, Casini ha intavolato un dialogo sotterraneo con l’idea, forse, di fagocitare anche lui come ha fatto con Fini (e Rutelli). Ma Montezemolo è un’altra pasta rispetto all’ex leader di AN. Intanto, si è circondato di uno staff di eccellenti collaboratori. Poi, ha messo in piedi un prototipo di macchina da corsa che aspetta soltanto il semaforo verde delle elezioni per partire. Nessuno sa che cosa potrà combinare Montezemolo. Dove potrà arrivare. Certo, oggi i sondaggi gli attribuiscono un consenso potenziale superiore a quello di Casini. Che però negli ultimi giorni ha messo a segno due punti insidiosi, che suonano come un’apertura delle ostilità. Due colpi di timone nelle acque del “terzo polo”, che dimostrano come alla vigilia di una durissima regata elettorale il leader dell’Udc abbia rinunciato a considerare Montezemolo un sicuro compagno di cordata. Da questo momento, ItaliaFutura, la fondazione di Montezemolo, potrebbe diventare l’avversario più temibile della vecchia UDC. Anzitutto, perché pesca in un elettorato quasi coincidente. Poi, perché Luca Montezemolo minaccia da vicino il “primato” al centro di Casini. Ma quali sono stati i due colpi imperdonabili dell’UDC?

Il primo è l’avere inserito quella parolina, “Italia”, nel simbolo. Che non è solo un tentativo di anticipo su Berlusconi e sulla sua idea di ripartire da lì, dall’Italia, nel cambio di nome del PDL. È anche un’invasione di campo nell’ItaliaFutura di Montezemolo.

Il secondo, più importante, è l’arruolamento nell’Udc di Emma Marcegaglia, imprenditrice già presidente di Confindustria spesso in polemica con Berlusconi. Montezemolo è stato anche lui presidente di Confindustria, molto diverso e forse più efficace della Marcegaglia. Di qui la reazione di ItaliaFutura, che accusa Casini di fare pesca a strascico fra i “docili tonni della società civile”, e all’UDC di essere un partito vecchio, con in prima fila volti incartapecoriti, nessun vero programma e messaggi confusi, “montiana a Roma e lombardiana in Sicilia”. Replica ironica di Casini, che in un tweet si fa ritrarre con Lorenzo Cesa davanti a Italo, il treno-ammiraglia di NTV (“È la concorrenza, bellezza”), mentre una risposta politica interlocutoria viene da Rocco Buttiglione: “Aspettiamo ItaliaFutura”. Il guaio è che nessuno sa chi sia più forte (o meno debole) tra Pier e Luca. Il primo naviga da una vita, amministrando un potere politico reale ma senza riuscire a sfondare. Il secondo ha ottenuto successi in molti i campi, tranne che in politica. E scalda i motori da anni.  

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