Politica

Un voto per l'Europa e anche per il Sud

Perché - secondo cinque parlamentari - il Meridione, grande assente nel dibattito della infuocata campagna elettorale, è strategico per il futuro dell’Unione

Raffaele Fitto – Credits: Ansa

Raffaele Fitto: più connessione. E ad alta velocita

Occorre riconnettere il Sud al resto d’Europa, sia "fisicamente", sia dal punto di vista economico– sociale. Prima priorità è, quindi, quella infrastrutturale: con il governo Berlusconi avevamo dato nuovo impulso, e nuovi finanziamenti, al progetto di Alta velocità Bari–Napoli che purtroppo ora procede molto a rilento. Ma occorre anche puntare sulla dorsale Adriatica per favorire il traffico ferroviario e di merci da e verso la Calabria. Le regioni del Mezzogiorno devono entrare in una visione comune di grande area territoriale e infrastrutturale, finalizzando le scelte, anche sulla nuova programmazione comunitaria, a grandi realizzazioni, senza dispersione di risorse.
Dal punto di vista economico e sociale il Sud, non solo d’Italia, ma d’Europa, è purtroppo alla deriva, con una disoccupazione giovanile in continua crescita. La nostra ricetta per restituire ai giovani meridionali le stesse speranze che hanno i loro coetanei nel resto d’Europa, è quella che avevamo cominciato ad applicare: investire nel potenziamento del sistema della formazione e dell’università. Noi lo avevamo fatto destinando oltre 300 milioni di euro alle università meridionali. Ma quei soldi, con gli ultimi due governi, sembrano purtroppo essere svaniti nel nulla. Anche in questo senso intendo lo slogan che ho scelto: "Andare oltre". Bisogna andare oltre un’Europa che ci impedisce di fatto politiche virtuose senza fare distinzione tra spesa corrente e spesa per investimento. Questa politica di austerity danneggia molti stati membri e l’Europa stessa nel suo complesso, rendendola debole nel confronto con le altre aree mondiali a vantaggio quasi esclusivo della Germania. Anche per favorire la crescita del Sud bisogna modificare il fiscal compact perché sono cambiate le condizioni e se per non sforare il famigerato 3% siamo costretti a misure forti di inasprimento fiscale oltre a tagli della spesa pubblica rischiamo di perpetuare la recessione. Un altro concetto forte che vogliamo portare in Europa è la semplificazione, sia nell’utilizzo delle risorse, sia nella troppa burocrazia. Più Italia e più Sud in Europa significa per noi andare "oltre" l’attuale impostazione germanocentrica e adeguare, piuttosto, le politiche di coesione alle specifiche condizioni del Mezzogiorno d’Europa: solo con uno sviluppo armonico e con una crescita equilibrata tutta l’Europa può farcela.

Pina Picerno: la Ue non deve comprimere ma liberare le energie

Europa. Ecco di che cosa ha bisogno il Sud, detto in una parola. Più Sud in Europa e più Europa nel Sud. La notizia della Campania che restituisce 2 miliardi all’Unione europea è il simbolo di quello che vuol dire più Sud in Europa. Spendere e spendere bene i fondi Ue significa non solo creare sviluppo nella nostra terra ma soprattutto avere credibilità nelle istituzioni di Bruxelles. "Reputation", "accountability" sono le parole chiave, in Europa.
Io le traduco così: autorevolezza. Per chiedere di esserci ancora, nella programmazione comunitaria, dobbiamo avere l’autorevolezza di chi a quella programmazione dà riscontro, con puntualità. Con efficienza. Con un piccolo numero di progetti importanti su lavoro, energia e infrastrutture che cambino il Mezzogiorno. Progetti e idee che sappiano convincere l’Europa a stare più nel Sud Italia, che è innanzitutto Sud Europa. E a starci non solo quando si tratta di cacciare soldi, ma anche quando si decide sul futuro degli stabilimenti balneari, sull’agricoltura, sulla pesca: bellezze del Sud che l’Europa non deve comprimere con norme sempre più cavillose e restrittive ma esaltare. Liberare. Ecco, accanto a Europa voglio aggiungere la parola liberazione. Se saremo forti politicamente, l’Europa per il Sud sarà "fidanzata" con la libertà: libertà di crescere e vivere nella terra in cui siamo nati, di fare esperienze all’estero per poi riportare a casa esperienze e conoscenze. Liberi dalla criminalità che si rifornisce nella disperazione, liberi per costruire da soli un pezzo importante di futuro che unisce, e non divide, Teano e Londra, Reggio Calabria e Parigi, L’Aquila e Valencia, Bari e Praga, Francoforte e Matera.

Gianni Alemanno: un’Agenzia per lo sviluppo dei progetti

Il Sud è una "colonia interna" dell’Italia: nel processo unitario abbiamo subito il modello di sviluppo imposto dal Nord industrializzato. Oggi il Mezzogiorno si trova a pagare due volte questa situazione perché anche l’Italia sta diventando una "colonia interna" nell’Unione europea, per gli effetti perversi dell’Eurozona e dell’egemonia tedesca. Questo spiega il crescente divario tra il Nord e Sud Italia e il baratro descritto nel libro di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo Se il Sud muore. Per un "nuovo Rinascimento meridionale" bisogna far saltare i vincoli dei trattati europei, a cominciare dal Patto di stabilità, che blocca 17,5 miliardi di euro nelle casse dei comuni, per finire con i fondi strutturali, i cui bandi astrusi, insieme alla nostra incapacità di applicarli, ci hanno impedito di spendere 11,5 miliardi. Queste risorse devono essere investite sul modello di sviluppo fondato sui pilastri dell’identità meridionale: agroalimentare, turismo, beni culturali e Università del Sud. Ma bisogna anche ottenere da Bruxelles l’autorizzazione ad applicare una fiscalità di vantaggio nelle regioni meridionali: le imprese del Sud hanno meno opportunità e meno servizi di quelle del Nord e quindi devono pagare meno tasse. Per utilizzare i fondi strutturali bisogna subito dar vita a un’Agenzia per lo sviluppo che coordini le regioni meridionali e che funzioni da "banca progetti", facendo rivivere gli aspetti positivi della vecchia Cassa del Mezzogiorno.
La precondizione di questo Rinascimento deve essere un grande impegno per la sicurezza e la legalità del Mezzogiorno, dando nuove risorse alle forze dell’ordine. Combattere la criminalità organizzata e la corruzione, contrastare i flussi d’immigrazione clandestina, fermare l’importazione di merci contraffatte che fanno concorrenza sleale al Made in Italy, sono i diversi aspetti di questa battaglia per la legalità. Il Sud ce la può fare, ma deve essere visto non come un problema locale ma come una questione nazionale da imporre in Europa.

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