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Ora Bersani ha paura

L'appello al voto utile che ha fatto il segretario a Ballarò suona come strumentale e tardivo. Utille, per il Pd, sarebbe stato votare Renzi alle primarie

Pierluigi Bersani nello studio di Ballarò (Credits: ANSA/ GUIDO MONTANI)

Il vero “voto utile”, per il Pd, sarebbe stato votare Renzi alle primarie. Ma ha vinto Bersani, che non solo si è alleato con Vendola, si definisce pure di sinistra e alternativo al centro (lo ha fatto ieri sera a Ballarò). E così, errore dopo errore, si ritrova sull’orlo di una crisi di nervi.

Lo si vede dal sorriso che sta ancora lì, a galleggiare ostinato in un volto sempre più terreo. Ma come fa il vincitore delle prossime elezioni e sicuro successore di Monti alla guida del governo (così almeno crede o credeva lui stesso), dopo anni di opposizione, il naufragio del centro-destra e mille dibattiti sui giornali e in tv per decretare la fine del berlusconismo, a usare ancora il trito argomento del “voto utile”, a lanciare a più di un mese dalle elezioni l’appello a “votare Pd per non regalare il governo a Berlusconi”! I primi a inorridire sono proprio gli elettori di sinistra che s’illudevano di essersi emancipati dall’ossessione del Cavaliere ed essere proiettati verso la Terza Repubblica. E che invece si risvegliano, leggendo il labiale e la mimica di Bersani prima ancora delle sue parole, in preda a una fifa blu.

Quando infatti Floris a Ballarò chiede a Bersani se non tema la rimonta del centrodestra, il segretario del Pd ha una scossa, abbassa lo sguardo e si tira un po’ su. La mimica smentisce le parole. “Ma noooo…!”. Poi abbandona la mozione dei sentimenti, la politica, e parla di numeri. La matematica non è un’opinione (politica). Prima invoca la desistenza addirittura con Ingroia, il magistrato delle arringhe nei convegni comunisti, del conflitto sulle intercettazioni al capo dello Stato, del tradimento (per un seggio al Senato) del compito che l’Onu gli aveva affidato in Guatemala nella lotta al narcotraffico, l’alfiere del giustizialismo al quale sono attaccati in una catena di manettari altri ex pm militanti da Di Pietro a De Magistris. La zavorra di una sinistra che ha già fatto perdere Veltroni contro il Cavaliere nel 2008… Poi, a mani giunte, Bersani prega il popolo di sinistra di non disperdersi e di votare lui (Renzi, che Bersani ha sconfitto e poi umiliato col suo listino di candidati “di sinistra” di prima classe, non ne avrebbe avuto bisogno).

Ancora Floris incalza Bersani su Monti. Il futuro presidente del Consiglio risponde che Monti ha dimostrato “qualche attitudine per la politica, ma una politica di centro”. E pronuncia la parola “centro” quasi con disgusto, con sufficienza. “E io…”, aggiunge. Ma non ha il coraggio di concludere la frase. “E lei – lo soccorre Floris - è di sinistra”. Ma neppure così Bersani ha la forza di ammetterlo, lo fa capire in questa maniera sorniona che sa di menzogna, paura e vergogna. “Be’, vagamente…”. Be’, sì, intende, certo che sono di sinistra, si sa. E di sinistra, ovvio, è “l’Italia giusta”. L’ultimo slogan divisivo della sua campagna al ribasso.

Il punto è che mentre Bersani chiede il voto utile contro Berlusconi e dice che bisogna votare Pd se non si vuole il Cavaliere di nuovo al governo (“dimostrazione di debolezza”, obietta Casini a ragione), al tempo stesso fornisce al Berlusconi l’argomento più forte per vincere, il “voto utile” di tutti coloro che non vogliono “la sinistra” al potere è quello per il Pdl.

E Monti, a sua volta, può ritagliare ulteriore spazio mediatico affermando: “Il voto utile è quello per me”. Evviva.

Renzi starà inorridendo. Ma si starà anche rincuorando. Bersani o perde, o se vince non potrà durare.

Ps: A proposito, avete più sentito Renzi? Chi aveva detto (e creduto) che avrebbe fatto la campagna per Bersani?

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