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Napolitano confida in Berlusconi (e viceversa?)

Il Quirinale, con un messaggio, chiede aiuto al Cavaliere, che potrebbe fare altrettanto

Giorgio Napolitano durante un discorso al Quirinale (Credits: Ansa/Paolo Giandotti/Ufficio stampa presidenza della Repubblica)

Napolitano confida in Berlusconi, dice un comunicato ispirato dal Quirinale. La crisi non ci sarà perché così il Cavaliere ha promesso, indipendentemente dal fatto che gli si sta preparando il “pacco”: la decadenza dal Senato, l’inagibilità politica, forse l’arresto, comunque l’esecuzione della pena comminata dalla Cassazione nella vicenda dei diritti tv, e fra poco anche l’interdizione dai pubblici uffici.

Napolitano interviene perché sente, stavolta, vicina la possibilità che il Cavaliere, spazientito, stacchi davvero la spina al governo del Presidente, ossia al governo Letta. Ma anche Berlusconi potrebbe dettare alle stampe (e alle agenzie) un comunicato dello stesso tenore.

Perché se Napolitano confida in Berlusconi, anche Berlusconi confida in Napolitano. Confida in un atto di clemenza, un coniglio legale estratto dal cilindro dei consiglieri del Presidente. Il comunicato che Berlusconi “non” detterà alle agenzie è il seguente:

“L’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sta studiando o meditando il da farsi nel caso venga aperta la crisi di governo dal voto compatto del Pd in Giunta delle elezioni per la decadenza di Berlusconi stesso da senatore, né dal fatto che il presidente Napolitano abbia le mani legate pur volendo blindare l’esecutivo con una soluzione accettabile del problema giustizia. Perché avendo già messo nella massima evidenza che l’insorgere della decadenza del leader di un partito cardine del governo e della maggioranza per effetto delle decisioni del suo principale alleato precipiterebbe il Paese in gravissimi rischi, Berlusconi conserva fiducia nelle ripetute dichiarazioni del presidente Napolitano in base alle quali va rispettata la legittima aspettativa di dieci milioni di elettori a essere rappresentati (e intanto va pure riformata la giustizia)”.

No, questo non è il comunicato che Berlusconi ispirerà o divulgherà dopo aver letto quello, in tutto simile seppure con autore e destinatario invertiti, attribuito dai cronisti a “ambienti del Quirinale”.

Guglielmo Epifani, segretario del Pd, va dritto come un treno. Come una macina. Il principale candidato alla segreteria del Pd, Matteo Renzi, che la base sospetta essere “un berlusconiano”, va pure lui dritto come un laser e dice che Berlusconi va fatto decadere. E il viceministro Fassina, esponente di governo del Pd, annuncia che il Pd voterà compatto in Giunta delle Elezioni per applicare la Legge Severino al caso Berlusconi, a dispetto dei sospetti di incostituzionalità sugli effetti retroattivi.

Sullo sfondo, lo spettacolo di una magistratura surreale che commenta le sentenze prima di depositare le motivazioni e in dialetto discetta, seppure a livello di Cassazione, sul merito delle vicende processuali. Solo Berlusconi dovrebbe avere la pazienza di incassare il danno e la beffa. E 10 milioni di elettori rassegnarsi a non essere rappresentati in Parlamento dal capo della coalizione che hanno votato.

Intanto, il paese va a picco. Il governo rinvia le decisioni. Si parla di fuffa a destra come a sinistra. E il disastro incombe. Ma Napolitano confida in Berlusconi. E Berlusconi confida in Napolitano.
La domanda è: in chi dobbiamo confidare noi?

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