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Berlusconi e il rinnovamento del centrodestra: se non ora, quando?

Nel PdL il problema non è più tra ex FI e ex AN ma tra politicanti corrotti e persone per bene

Renata Polverini

– Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse

Se non ora, quando? È (dovrebbe essere) il momento della svolta per il Popolo della Libertà, che potrebbe (dovrebbe) non chiamarsi più così. Che potrebbe (dovrebbe) non essere più quello che è stato fino a oggi, cioè un marchio legato a troppe battaglie perse, a troppi personaggi incompetenti e screditati, a troppe vicende che contraddicono i valori sui quali era nato il movimento di Berlusconi come Forza Italia nel 1994, poi diventato Popolo della Libertà attraverso la coabitazione intermedia nella Casa delle Libertà: fusione mai perfettamente amalgamata di ex forzisti ed ex AN, naufragata col “tradimento” di Gianfranco Fini, il delfino impaziente, e affondata con il Lazio-gate e le dimissioni di Renata Polverini. Un’evoluzione o, meglio, involuzione, devastante.

La misura era già colma, ma la plastica scenografia del fallimento è nelle foto goliardiche della festa a tema del giovane consigliere regionale Carlo De Romanis, un toga party con giovanotti in maschera, tuniche imperiali e teste di maiale. Una messinscena da satiri. Un Satyricon immondo non per le allusioni sessuali o le pose sconce, ma per la drammatica distanza dalla realtà. E la chiamavano attività politica.

Si è acceso finalmente un riflettore sul dietro le quinte di una politica priva di sostanza. Che è una festa mobile per gli “eletti”, in realtà nominati, e un pugno nello stomaco degli elettori. Ma non bastava. I consiglieri del PdL si sono denunciati a vicenda in un crescendo di idiozia, e si sono condannati a morte. Un sistema è crollato.

Tocca ora a Silvio Berlusconi decidere quale direzione imprimere alla sua creatura. Non tutti nel PdL sono così ingenui e così superficiali come quei giovani del Lazio, trenta-quarantenni bruciati da un successo troppo facile, fondato su conoscenze familiari, fortuna e millanteria. Ma, certo, il futuro del centrodestra è appeso a un filo, a una decisione che Berlusconi può ora (deve, subito) prendere. Oggi incontrerà gli esponenti locali del partito, da tutte le regioni. Oggi vedrà in faccia i suoi amministratori sul territorio. Ci sono giovani completamente diversi dai Battistoni, De Romanis, Nobili e via dimenticandoci di loro. E se una cosa la vicenda del Lazio la insegna, è che l’anagrafe purtroppo non è una garanzia. I giovani non sono sempre i migliori (ma gli anziani abbarbicati alle loro posizioni sono anche peggio). C’è un solo discrimine possibile, che non è l’età o la longevità politica, ma il merito. Franco Fiorito detto "er Batman", l’ex capogruppo del PdL nel Lazio che ha gestito disinvoltamente decine di milioni, è (era) un quarantunenne di famiglia benestante, con 27.700 preferenze. Ma la gioventù, il non aver bisogno di soldi, e il radicamento sul territorio, non sono bastati a far di lui un buon politico. Anzi.

Non è più una questione di armonia o disarmonia tra le “diverse anime” del partito. La distinzione tra forzisti e AN dev’essere ancora superata, ma il problema è la comune zavorra di incapacità e malaffare. Berlusconi sarà in grado di porsi alla guida del rinnovamento? Saprà rimettersi in gioco dicendo addio alle troppe incrostazioni che hanno fatto crollare la fiducia nel PdL? C’è ancora spazio per un centrodestra decente in Italia? È lecito dubitarne.

Ma non si sa mai.      

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