Politica

Assemblea Pd: come fregarsi a vicenda in vista del congresso

Oggi e domani assemblea nazionale del Pd. Congresso ancora senza data e regole certe

Gianni Cuperlo, Rosy Bindi e Massimo D'Alema (Credits: Luca Zennaro/Ansa)

A pochi minuti dal via ai lavori, all'Auditorium della Conciliazione, dove oggi e domani si riunisce l'assemblea nazionale del Pd, si respira un clima da sfida all'Ok Corral.

Nonostante le riunioni eterne, la Commissione congresso non ha ancora partorito una data né regole certe per eleggere il nuovo segretario mentre il tesseramento è fermo al palo. Peggio: rispetto allo scorso anno le tessere rinnovate risultano, infatti, ancora solo la metà.

Al punto che oggi verrà diffuso un appello a iscriversi al Pd nonostante il Pd.

I sei promotori - Laura Puppato, Fabrizio Barca, Pippo Civati, Deborah Serracchiani, Goffredo Bettini, Felice Casson – hanno fatto capire di nutrire un sospetto che più o meno potremmo sintetizzare così: non è che dal Nazareno non è stata ancora lanciata una vera campagna per le iscrizioni proprio per chiudere le porte del partito in vista del Congresso e controllare meglio chi va a votare?

Se così fosse – sembra essere il senso dell'iniziativa – simpatizzanti del Pd unitevi e tesseratevi lo stesso, "così saremo noi a fregare chi ci voleva fregare”.

Non a caso c'è stato chi, negli ultimi giorni, ha avanzato anche la geniale idea di risolvere, sottilmente (si fa per dire), la faccenda su chi potrà recarsi ai gazebo, chiedendo ai non tesserati di sborsare ben 15 euro (!). Così nessuno potrà dirci - deve essere stato il ragionamento - che vogliamo limitare la partecipazione visto che, al massimo, ci assicuriamo che gli elettori del nostro segretario siano tutti dei sinceri democratici. E nel frattempo li freghiamo.

Pare, infatti, questa fase precongressuale, tutto un volersi fregare a vicenda.

Tra renziani, cuperliani, franceschiniani, lettiani, civatiani, bersaniani e così via, parenti serpenti col coltello tra i denti.

In ballo c'è, ovviamente, il controllo e la direzione del partito a livello sia nazionale che locale.

Enrico Letta, che quasi sicuramente si candiderà alla premiership, fiutata l'aria ha pensato bene di tenersi fuori dalla contesa disertando l'assemblea e limitandosi a inviare una lettera per rivendicare la sua neutralità.

Dario Franceschini pare essersi già pentito del suo slancio, inconsulto per alcuni, quantomeno imprevisto per altri, verso Matteo Renzi. Ha capito che con il sindaco di Firenze rischia di rimanere nelle retrovie, ma sa anche che se adesso tentasse una spericolata manovra di avvicinamento a Cuperlo, quando si tratterà di spartirsi i ruoli all'interno di una minoranza comunque composta da pezzi da novanta del partito, lui sarebbe probabilmente il primo a rimanere a bocca asciutta.

Nel frattempo, Panorama.it ha raccolto indiscrezioni e commenti tra i delegati che dietro la richiesta d'anonimato spiegano, sia che si tratti di renziani che di cuperliano-dalemiani, esattamente la stessa cosa: visto che, ad oggi, Renzi appare imbattibile a livello nazionale, si cerca di giocarsi la partita a livello locale.

Se infatti si svolgessero i congressi cittadini, provinciali e regionali separatamente (prima o dopo) da quello nazionale, il rottamatore-asfaltatore cool si ritroverebbe ad essere il segretario di un partito che non può controllare. 









Perché se si votasse prima a livello locale, il voto nazionale rischierebbe di slittare – come vorrebbero Bersani e i governativi lettiani per logorare il sindaco – addirittura alla prossima primavera danneggiando Renzi.

Se invece le elezioni regionali (quelle che poi contano davvero per stabilire i rapporti di forza interni al partito) fossero posticipate, per esempio a gennaio, è praticamente certo che parteciperebbero solo gli iscritti (e nemmeno tutti), ossia gli stessi che l'anno scorso scelsero l'ex segretario come candidato premier. Che interesse avrebbe infatti un non iscritto a votare, tra l'altro dovendo pure pagare, per un segretario regionale?

Intanto il primo ad arrivare all'Auditorium tra i futuri candidati alla segreteria nazionale è stato Pippo Civati.

“Futuri” sì, perché nessuno è ancora candidato ufficialmente. Mancano infatti ancora le regole della competizione. Comprese quelle più pacifiche su come candidarsi e dove presentare la candidatura.

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