Esteri

Ak-12, esce il nuovo Kalashnikov

Più ergonomico, in grado di colpire in tre differenti modalità (colpo singolo, tre colpi e raffica), l'Ak-47 tornerà dal 2014 nelle mani dei soldati russi 

Kalashnikov compie novant'anni

 (AP Photo/Misha Japaridze)

«È mille volte più difficile fare bene le cose semplici che quelle complicate.Un soldato non deve avere la laurea. Deve essere sicuro  di avere in mano un'arma affidabile e semplice nell'utilizzo, che non tradisce mai. Non ha il tempo, quando si trova faccia a faccia con il nemico, di premere bottoni o ricordarsi al volo il meccanismo di fuzionamento di un'arma troppo tecnologica».

Mikhail Tymofeyevic Kalashnikov, l'inventore del fucile mitragliatore più diffuso al mondo   che dal 2014 - per volere di Putin - tornerà con un nuovo modello (Ak-12) più ergonomico nelle mani dei soldati russi, è un vecchio generale dell'Armata rossa, insignito della massima onoreficienza dello Stato, quella di Eroe della Russia. La sua vicenda biografica si intreccia indissolubilmente con la storia della Russia sovietica.

Nel 1942, in un improvvisato ospedale da campo dove era stato ricoverato durante la seconda guerra mondiale, disegnò quasi per caso il prototipo di unfucile d'assalto (perfezionato e commercializzato nel 1947)  destinato, proprio per la sua semplicità  e il suo costo relativamente basso, a un successo senza precedenti.  A diffondersi a macchia d'olio in ogni angolo del pianeta. A cambiare definitivamente non solo la sua vita, ma anche il modo in cui si combattono le guerre dimenticate, quelle in cui decisiva non è la tecnologia, ma il fattore umano. Un successo tale, quello dell'Ak-47,  da sbaragliare tutti i rivali, come il più tecnologico, più costoso,  ma anche meno affidabile,  M-16 americano.  «Non si rompe mai», dicono i suoi estimatori, quasi fosse una vecchia Buicko una Cadillac paragonate alle ipertecnologiche auto di oggi.

Arma dei rivoltosi, dalle narcomafie,  degli eserciti popolari delle Nazioni povere nate sulle ceneri delle guerre antricoloniali, non c'è capo militare, da Bin Ladena Fidel Castro, che non si sia fatto immortalare, per vezzo,  con un Ak-47 (o un AKM) sullo sfondo o a tracolla, preso a simbolo delle rivolte contro i «potenti della terra». Due Nazioni africane come ilMozambicoe loZimbabwelo hanno persino disegnato sulla loro bandiera nazionale, in ricordo della guerra di liberazione.

Con almeno 100 milioni gli esemplari circolanti in tutto il mondo, di cui la metà contraffatti, il Kalashnikov  è stato definito da Vladimir Putin, in una ampollosa cerimonia al Cremlino per il 90esimo compleanno del vecchio generale nel 2009, come «una delle migliori invenzioni del ventesimo secolo».  Impossibile dagli torto.

Poi, che l'Ak-47 abbia reso  il mondo un posto migliore , è tutto da dimostrare. Ma a questa obiezione, il vecchio generale originario dei Monti Urali, cresciuto in una modesta   casa in un vecchio distretto militare della repubblica russa di Udmurtia,  ha sempre risposto allo stesso modo. Nessuna giustificazione. Solo orgoglio di aver contribuito a difendere i confini della Russia: «Ho inventato quest'arma solo per difendere la patria dalle aggressioni esterne». Che la sua creatura sia finita in mani sbagliate non è, insomma, affare di un  commerciante d'armi votato alla causa. «L'ho disegnato per difendere la patria», ripete a tutti i giornalisti che incontra.

Di certo Mikhail Tymofeyevic Kalashnikov,  a differenza di Eugene Stoner, il suo collega americano che ha inventato l'M-16,  non ha vissuto tra gli agi, né è diventato miliardario,almeno fino al crollo dell'Urss. Ha vissuto del magro stipendio e della pensione che gli passava il governo, a Izhevesk, in mezzo a un deserto di neve e fabbriche militari. Eppure, nel mondo,  la sua creatura la tiene stretta al petto un adulto su dieci: una media tra il numero dei Kalashnikov (originali o copiati) circolanti e la popolazione mondiale maggiorenne. La cifra fa venire i brividi. Quasi fosse la Coca cola.

© Riproduzione Riservata

Commenti