Perché è difficile che funzioni un matrimonio "misto"

Le regole dell'Islam sulla famiglia e sull'educazione dei figli sono molto rigide e spesso incompatibili con quelle occidentali

chris kyle12

20080707 - MILANO - ACE - PREGHIERA ALLA MOSCHEA DI VIALE JENNER: LA PREGHIERA . Musulmani in preghiera alla moschea di viale Jenner a Milano. PH : ANSA/JENNIFER LORENZINI

Il vile attentato  di Parigi, figurazione del fondamentalismo islamico, infanga  i principi di libertà che abbiamo costruito in secoli di storia ed evoluzione culturale, trasfondendoli ed affermandoli in tutti i testi nomativi primigeni dei nostri ordinamenti costituzionali  – e ha riacceso il dibattito sulla compatibilità fra l’Islam e la cultura occidentale laica .

Confronti astratti che prendono le mosse da analisi teologiche ed ermeneutiche del Corano, passano attraverso l'esame del rapporto fra precetti di fede islamici e principi universali condivisi (libertà, eguaglianza, tutela della vita), dibattiti sull’Islam moderato e così discorrendo. Pragmaticamente inviterei i buonisti che insistono a non prendere sul serio la minaccia fondamentalista globale che ci sta assalendo ad ascoltare le testimonianze di chi, più o meno ingenuamente, ha sperimentato sulla propria pelle il tentativo di unificare le due culture attraverso un progetto matrimoniale o familiare.

L’alchimia incontrollabile dei sentimenti ha introdotto da anni, nel mondo occidentale, il fenomeno dei matrimoni misti con persone di cultura e provenienza del mondo islamico e, benché non esistano statistiche affidabili in merito, l’esito è spesso più che disastroso, soprattutto quando l’occidentale è donna e quando dall’unione sono nati figli.

Questo perché la donna, secondo l’Islam, assume uno status inferiore all’uomo ("Gli uomini sono superiori alle donne", Sura 4:34)., ne è più un compendio (“Fu reso adorno agli occhi degli uomini l’amor dei piaceri, come le donne, i figli, e le misure ben piene d’oro e d’argento, e i cavalli…", Sura 3:14), peraltro portatore di sventura (“Dopo di me non lascio alcuna afflizione che sia più nociva agli uomini delle donne.", Al Bukhari vol. 7:33).

L’inferiorità della donna si salda con l’ineluttabile destino dei figli: questi seguiranno l’Islam a prescindere dal genitore.

La Sharia (Legge Islamica) stabilisce infatti che nei matrimoni misti i bambini seguiranno la migliore tra le due religioni dei genitori, la quale, ovviamente, è l’Islam. Il Corano afferma che l’Islam è l’unica vera religione: "La religione presso Dio è l’Islam." (Sura 3:19). I non-musulmani non possono essere tutori di musulmani: "O voi che credete! Non preferite prender per patroni gli infedeli piuttosto che i credenti." (Sura 4:144).

Dalle premesse ne discende l’assenza di rimedi esperibili nei casi di crisi familiare.

Dunque, l’alternativa è stringente: o si affronta un’unione matrimoniale “mista” consci che non esiste eguaglianza e che le regole sono ben diverse dalle nostre  o si soccombe nel dolore dell’ingiustizia quando si apriranno le porte della separazione.

Io stessa mi sono imbattuta professionalmente in storie drammatiche che hanno irrimediabilmente manifestato la traccia di un’inconciliabile distanza fra cultura islamica ed occidentale, distanza che ha reso impossibile la composizione della crisi secondo i canoni giusfamiliaristici scanditi dalle normative nazionali ed internazionali.

Difficile infatti parlare di ‘bi-genitorialità’, di convenzioni ONU, di dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo, di modalità regolamentative dei rapporti genitori-figli a definizione di separazione e divorzi, di equa distribuzione della responsabilità genitoriale quando uno degli interlocutori afferma il primato unicamente della propria legge confessionale.

Perché a tale stregua noi occidentali usciamo irrimediabilmente perdenti in tutte le nostre più virtuose affermazioni di principi di eguaglianza, diritto, libertà, parità, che confliggono con le regole di una religione che, interpretata alla lettera o semplicemente applicata nei testi base che la strutturano, travolge ognuno di questi valori.

E gli stessi Giudici si sono trovati spaesati di fronte a soggetti che ne contestavano l’autorità, violando ogni precetto contrario alla loro religione.

 Senza citare l’assenza   di rimedi per la chiusura delle Autorità del paese d’origine di uno dei nubendi, anche nel caso di sequestro internazionale di minore.

E’ inutile ragionare su canoni di logica e principi universalmente riconosciuti laddove si è in contrapposizione con precetti coranici che affermano  l’ indiscussa superiorità dell’uomo e il suo pieno diritto di disporre della donna e dei figli frutto del matrimonio.

Il rifiuto verso la nostra  cultura e le nostre regole di vita innescano, nel momento della crisi coniugale di un matrimonio “misto”, la miccia di una violenza difficilmente governabile e che sfugge a qualsivoglia briglia normativa.

Ed è inutile nascondersi dietro un dito: si dice che l’amore sia “cieco” ma l’incompatibilità culturale e religiosa, una volta spenta la passione, è fonte di lacrime amare e struggenti.

L’ultima vicenda in cui mi sono personalmente imbattuta è quello di un padre che mi si è rivolto disperato dopo aver sposato una donna islamica e generato con lei un bellissimo bambino, oggi di sette anni cui, dopo la separazione, sono stati impediti i sacramenti, è stato circonciso contro il volere del padre, è costretto a parlar arabo e non mangiare maiale, gli viene fatto credere che un algerino sia suo padre, gli vengono impedite le visite del padre, nemico perché cristiano ed occidentale.

Ma contro queste violazioni morali e giuridiche,  le Autorità e la Magistratura hanno il dovere di proteggerci e di abbattere senza remore queste barriere  contro il nostro sentire civile , garantendo l’eguaglianza di tutti davanti alla Legge, anche di chi non vi si vuole sottomettere perché riconosce solo quella coranica.

A questi figuri la nostra legge deve rispondere con rigore ed al minimo accenno di pericolo di sottrazione del minore o di violazione delle norme sull’affidamento, bisogna procedere al sequestro dei documenti validi per l’espatrio, propri e del minore, all’inversione  immediata del collocamento, al controllo rigoroso delle visite, in Spazio Neutro e protetto, tra bambino e genitore fedele alla Sharia.

Non serve indignarsi, bisogna reagire: non voglio più sentire storie come questa che ho citato o come quella del piccolo Ismail, tre anni appena, figlio di una cubana ed un bosniaco residenti in Veneto, sottratto dal padre e ricomparso, in foto, con la mimetica e le effigi dell’Isis, in sella ad una moto guidata da un barbuto combattente del ‘califfato’.

Quel solerte padre, di fronte ad un approccio più tempestivo e stringente delle Autorità non avrebbe mai varcato il confine, e tantomeno lo avrebbe fatto con il figlio.

 

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