I genitori e l'incubo di vedersi sottrarre i figli

La notte di Natale Debora Calamai ha massacrato il figlio tredicenne, dopo un diverbio con il marito per la questione dell’affidamento

– Credits: Getty Images

"L’ho ucciso perché me lo volevano portare via", avrebbe detto ai carabinieri con il coltello sanguinante ancora stretto tra le mani.
La notte di Natale una mamma, Debora Calamai, ha massacrato il proprio figlio tredicenne infierendo su di lui con nove coltellate. Una, dritta al cuore di Simone, quel figlio tanto amato, è stata letale.
Simone era un bambino conteso e proprio la mattina dell’omicidio, i genitori avevano avuto un diverbio per la questione dell’affidamento.
La disperazione di questa donna sta nelle parole che avrebbe proferito agli investigatori: “sono contenta di averlo fatto”.
C’è dunque un nuovo pugnale che arma le mani delle moderne Medee: non la vendetta contro gli ex mariti fedifraghi o violenti, non l’attanagliante depressione post partum che obnubila la ragione, ma la paura che un Giudice possa sottrarre loro i figli.
Il Tribunale l’aveva affidato congiuntamente a entrambi i genitori e collocato presso la madre, ma il padre non ci stava e aveva richiesto l’affidamento esclusivo in virtù dei problemi psichici della moglie – da tempo in cura presso il Servizio Igiene Mentale dell’Ospedale di Macerata.
Lo scenario in cui questa tragedia si è consumata è di quelli già visti e che si ripetono all’infinito nelle aule dei Tribunali: una separazione conflittuale, figli contesi, un genitore che accusa l’altro di non essere un buon padre o una buona madre, servizi sociali, psicologi, mediatori.
Ed ecco, allora, anche in questo caso, l’iter giudiziario avviarsi troppo lentamente: come da prassi il Giudice, forse insensibile alla peculiarità del caso, aveva disposto una perizia psicologica per valutare le capacità genitoriali e decidere presso quale dei due genitori collocare il figlio; nonostante l’allarme dato dal padre, non è stata colta un’urgenza, un segnale, un pericolo, nessuna misura cautelare è stata presa per mettere Simone al sicuro.
Nell’attesa dell’udienza, prevista per il 30 gennaio 2015, nella testa della madre ha lavorato, la paura: quella di perdere il proprio figlio per mano di un Giudice e, conseguentemente, il rifiuto che fosse qualcun altro a decidere le sorti di una relazione vista come indissolubile.
Sensazione che, al di là del risvolto tragico di questa vicenda, molti vivono nelle cause di separazione e divorzio; da Avvocato vorrei che i genitori che affidano a un Tribunale le domande riguardanti i propri figli, potessero farlo con fiducia e non con angoscia o terrore. Ma è altrettanto chiaro che i tempi pachidermici dei procedimenti non sono d’aiuto alla risoluzione tempestiva di problemi familiari che sono sempre, per natura, urgenti.
Penso anche che, in alcun casi di palmare evidenza, un Giudice debba assumere immediatamente e con responsabilità ogni provvedimento adeguato a protezione dei minori, rinviando ad un momento successivo l’approfondimento della vicenda con l’ausilio di un Consulente psicologico.
Troppe vicende di cronaca nera hanno come sfondo comune un conflitto giudiziario aperto e irrisolto, e questo altro non è che il segnale di una giustizia che non rassicura, ma fa perdere le speranze, che non offre sostegni ma ostacoli, che congela e frustra i diritti nelle lunghe attese tra un’udienza e l’altra.
È d’obbligo, dunque, interrogarsi sulle responsabilità di questa vicenda: quella degli specialisti che da tempo avevano in cura la donna senza aver colto o segnalato la gravità della situazione, o quella del magistrato che ha fissato, forse, un’udienza troppo lontana, non assumendo i provvedimenti urgenti in presenza di emergenze significative?
Difficile dare una risposta ma un fatto è certo. Simone con i suoi bellissimi e grandi occhi verdi non c’è più.
Non ci resta che interrogarci sulla responsabilità di una Giustizia sorda ai problemi della famiglia ma, soprattutto, sempre più lenta, perché, come insegna un brocardo di origine anglosassone Justice delayed is Justice denied.

© Riproduzione Riservata

Commenti