vacanze_famiglia
Cronaca

Ed arrivò l'egocentrismo

L'Italia sta adeguando all'Europa le norme in fatto di coppia, figli, divorzi. Una svolta epocale

Dopo le ‘batoste’ sferzate dalla Cassazione su temi quali l’identità di genere o i vincoli matrimoniali fra persone dello stesso sesso, dopo i moniti dell’Unione Europea ad adeguare la normativa interna promulgando leggi sulle unioni civili e omosessuali, in dottrina si affaccia una riforma copernicana dell’intero sistema normativo della famiglia, discussa da eminenti magistrati delle sezioni specializzate.

Qualora si realizzassero tali propositi, si passerebbe in un sol colpo, dalla teoria “famigliocentrica”, che pone la solidarietà, la collaborazione, la fedeltà al centro di quella che è considerata la cellula primigenia della società, a quella “egocentrica”, che privilegia invece l’autonomia della persona con sacrificio delle esigenze solidaristiche della famiglia. Assisteremmo, insomma, al ribaltamento delle logiche motivazionali e culturali fino ad oggi pacificamente riconosciute.

Di fatto il pensiero base è “state attenti, perché se il matrimonio finirà, tornerete ad essere ciò che eravate. Per cui: investite su voi stessi; inseritevi nel mercato del lavoro, createvi una professione”.

Cuore e obiettivo della futuribile riforma in discussione è, dunque, far sparire in un sol colpo l’addebito, le differenze di genere, gli assegni di mantenimento (eccetto casi eccezionali) e trasformare l’affidamento dei figli da  condiviso a paritetico, eliminando  il più possibile ogni rapporto economico tra i genitori.

Vi sembra una riforma da poco?

Non credo. Quanto proposto stride, infatti, con il progetto familiare classico che ha come fine la cura e la crescita dei figli, dove uno dei due genitori tende a sacrificarsi per potersi dedicare a loro, compromettendo carriera e guadagni.

Stride anche con il principio di complementarietà che deve necessariamente caratterizzare la vita di due genitori se non ci si vuole poi trovare con adolescenti disadattati nel vuoto esistenziale, che anziché apprezzare il calore della famiglia e degli affetti si riversano in massa nello sballo notturno ed incontrollato per trovare una qualche ragione di vita.

E sia mai che non si finisca per concepire come normale la reazione di uno sbiadito ragazzo dell’hinterland milanese che, di fronte allo scempio dei black bloc, riescesolo a balbettare “Ci sta”.

Stride con l’etica e la giustizia pensare che dopo decenni di matrimonio, se il coniuge ti lascia perché ha trovato un’altra persona più allettante (magari più giovane o più ricca di te), possa non avere alcuna responsabilità e si ritorni tutti ad essere “quelli di prima”.

Quelli di prima che cosa? Come si fa a pensare di poter tornare ad essere quello che si era a vent’anni?

Vai a dirlo tu ad una persona che ha dedicato l’intera vita alla famiglia che, d’ora in poi, non riceverà un bel niente.

Nessun assegno, nessuna pensione, nessuna forma di compensazione patrimoniale: tutti a casa propria, ovviamente se una casa la si possiede, altrimenti si rientra da mamma e papà.

Se ci sono ancora e se hanno la possibilità di ospitarti.

Si torna indietro nel tempo, insomma, ma con gli acciacchi dell’età e nessunaprospettiva di lavoro, a parte forse qualche occupazione saltuaria come badante o dog sitter.

E non mi si venga a dire che tale riforma sia stata pensata a beneficio della famiglia perché solo chi ha conosciuto i sacrifici, i dolori e la perseveranza nello sforzo per tenere unita una famiglia è consapevole della necessità, alla sua disgregazione, di ricevere una tutela dall’ordinamento giuridico.

Rafforzare la famiglia significa rafforzarne i vincoli, responsabilizzare i genitori, evitare di coinvolgere i figli nel conflitto e non il contrario.

La verità è che ormai, in un modo o nell’altro, non c’è più certezza di ciò che verrà deciso in una vicenda familiare e se anche in Italia per una sola donna che è riuscita ad ottenere il pieno diritto ad avere assegni milionari mensili, vi sono pletore di altre che si sentono dire dal loro Giudice di andare a lavorare e di non assumere atteggiamenti parassitari.

La famiglia  è un’isola che è solo lambita dalle onde del mare del diritto”. Qusta frase di Jemolo l’ho citata anch’io nei miei libri ma oggi voglio attribuirvi una interpretazione diversa, traendovi un segno di speranza: nessun Giudice potrà mai sommergerla, se non annegando tutti gli abitanti.

© Riproduzione Riservata

Commenti