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Se Barack Obama parlasse il tedesco...

Ci vorrebbe un Mister President in grado di spazzare via gli speculatori  dal tempio corrotto delle borse, dotato di un grande coraggio e di  iniziativa

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Più leggo i giornali e meno capisco. Se poi provo a ricordare che cosa dicevano un mese fa o sei mesi fa, non parliamone. Tutti indicano ricette per uscire dalla crisi, ma ognuno ha la sua. E la crisi è sempre lì. Adesso sono in vacanza nella mia casa al mare e mi chiedo: davvero nulla sarà come prima?
Francesco F., Latina

L’Italia è in stallo. Come un motore che è ingolfato e che, se non riparte al più presto, può spegnersi. Succede per vari motivi. Proviamo a metterli rapidamente in fila.

La politica italiana, tecnici in primis, balbetta: non c’è manovra che tenga né spending review che basti a placare l’ingordigia di Lady spread. I partiti che formano la «strana maggioranza» e quelli d’opposizione, poi, devono risolvere ancora i roblemi d’identità e di leadership prima di presentarsi credibilmente agli elettori. La Germania vacilla: è bastato avvertire in lontananza gli scricchiolii sinistri che possono causare alle coronarie economiche le agenzie di rating per fare incartare gli algidi teutonici. Di fronte alle prospettive di Moody’s, i tedeschi avrebbero dovuto essere come l’elefante alle prese con una fastidiosa mosca, un colpo di proboscide e via. Invece si sono agitati manco fossero minacciati da una pantegana. L’Europa… boh. Non sa più che fare: i summit, le teleconferenze e gli eurogruppi non incantano più nessuno. Si entra uniti e si esce ognuno per i fatti propri. Si guarda alla Banca centrale europea con speranza, ma poi si scopre che il suo straordinario presidente Mario Draghi, anche volendo, non può agire, bloccato com’è dai trattati e dai veti delle banche centrali dei paesi membri che siedono nel board.

Dunque, che fare? Ci restano poche cartucce. Una di queste potrebbe essere risolutiva e guarda alla (ritrovata) capacità di guida degli Stati Uniti d’America. Ci vorrebbe un Mister President in grado di spazzare via gli speculatori dal tempio corrotto delle borse, dotato di un grande coraggio e di iniziativa. In grado di fare sentire la sua moral suasion sugli europei affinché applichino le ricette che si sono dimostrate virtuose oltreoceano (lo scrivemmo a gennaio e lo ripetiamo oggi: si inondi l’Europa di liquidità, sul modello Bernanke, per spegnere il falò dello spread). Parliamoci chiaro: Barack Obama – basta guardare alle gravissime indecisioni in politica estera e alle grandi questioni irrisolte negli Usa – non è Bill Clinton e neppure George W. Bush. Ha carisma, ma gli difettano spregiudicatezza e coraggio. Tra quattro mesi, poi, si gioca la permanenza alla Casa Bianca. Noi, che siamo certi di non morire disperati perché da questa crisi ne usciremo, preferiamo sperare nel colpo di reni.

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