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Restituiteci presto un Paese normale

La tua opinione è un fatto: Ho seguito la querelle tra Giorgio Squinzi e Mario Monti e devo confessarle di essere rimasta un po’ interdetta. Non mi riferisco ai giudizi del numero uno della Confindustria, quanto alla strana convergenza con quelli di Susanna Camusso della Cgil. Per carità, può succedere che il lupo e l’agnello siano d’accordo, ma in questa maniera inizio a rimanere disorientata.Silvia Ferrini, Roma

C’è stato (e c’è ancora) il fuoco dell’antipolitica, della crisi della rappresentatività: viviamo non a caso il tempo in cui chi governa non è espressione degli eletti (meglio sarebbe dire dei nominati) proprio a causa di una crisi profonda che mina alla radice il rapporto di fiducia tra il cittadino e il parlamentare. Il Movimento 5 Stelle è la spia di questo malessere e non ha speranze di evolvere in espressione di governo perché nasce dalla negazione della politica intesa come confronto e, pur negandolo, rappresenta una forma a suo dire moderna – e in verità strampalata – di deriva autoritaria.

Ma il fenomeno nuovo, ancora sottotraccia però assai pericoloso in prospettiva, è quello legato alla crisi della società della rappresentanza e riguarda il livello immediatamente inferiore a quello della politica e quindi del Parlamento. In breve: chi rappresenta chi oggi? Chi sono gli interlocutori di industriali, imprenditori, lavoratori? Per capirci: davvero la Confindustria e i grandi sindacati (ma l’esempio vale per tutte le associazioni di categoria) rappresentano chi sostengono di rappresentare? I blocchi sociali e le élite produttive che fino a 5-10 anni fa si presupponeva convergessero su precise istituzioni di appartenenza oggi probabilmente seguono altre coordinate. La cartina di tornasole potrebbe essere facilmente trovata nei numeri: il tasso di sindacalizzazione in Italia è di poco superiore al 30 per cento e la Confindustria conta su 150 mila imprese iscritte rispetto alle oltre 6 milioni presenti nei registri delle camere di commercio. Ma i numeri si prestano a letture diverse e quindi lasciamoli da parte. L’unica cosa certa è che, con l’acuirsi della crisi economica, sono venuti alla luce problemi e istanze che nessuno, appena un anno fa, avrebbe potuto facilmente immaginare. E le amare sorprese riguardano sia il mondo produttivo sia il mondo del lavoro, cioè tutti noi, a lungo convinti nei momenti di prosperità che non fosse importante avere interlocutori di mezzo tra noi e il Palazzo.

Un esempio per tutti: la stretta del credito e l’erogazione dei prestiti colpisce indistintamente le imprese con meno di 20 dipendenti (sono il 98 per cento) e le famiglie. Ma nella lista delle priorità, magari, non occupa il primo posto di chi rappresenta le diverse categorie ai tavoli della politica. E a quel tavolo della politica siedono soggetti che, in questo momento, non hanno alcun mandato del popolo. Ed eccoci al corto circuito del 2012.

Le due crisi, della rappresentatività e della rappresentanza, si risolvono solo in un modo: con la partecipazione e con la politica. C’è in teoria una terza strada: il grillismo. Fatevi un giretto sui loro siti, o all’interno del Comune di Parma, e poi ne riparliamo.

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