Politica

Presidente Mattarella, è tempo di voltare pagina

Il capo dello Stato può essere protagonista dell'unico atto di pacificazione possibile: restituire dignità politica a Berlusconi

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Giorgio Mulè

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Meno male che Sergio Mattarella ha giurato di martedì. Se il suo appuntamento con la storia fosse cascato di venerdì sarebbe stato un guaio. Il presidente avrebbe invitato Silvio Berlusconi al Quirinale dopo il giuramento solenne a Montecitorio, ma nessuno avrebbe potuto garantire di venerdì la presenza del leader di Forza Italia a Roma. Per l’ex premier il venerdì è giorno di espiazione, tutti gli altri sono giorni di riflessione: deve meditare sulle sue responsabilità, non pronunciare nulla di sconveniente nei confronti dei giudici, mondare la sua anima con il misericordioso servizio ai vecchietti malati di Alzheimer. Ahi, ahi: giurare di venerdì sarebbe stato un grosso problema. Già me li vedo i tartufoni: Berlusconi è un cittadino come gli altri, deve espiare la condanna e non può avere il permesso per andare a Roma. E ancora: la giustizia è un potere autonomo e non può essere sottomessa ai riti della politica. Bla, bla, bla e buone baggianate a tutti. La vogliamo finire? Possiamo finalmente sperare di mettere punto e a capo in questa guerra che sta per superare i vent’anni?

Silvio Berlusconi, il fantasioso rivoluzionario che indubitabilmente rappresenta la grande maggioranza dei moderati in Italia - i quali, non dimentichiamolo, lo hanno votato per tre volte presidente del Consiglio - viene trattato contemporaneamente da padre della patria e da padrino di ogni malefatta. Viene invitato a casa del Partito democratico dal segretario e presidente del Consiglio a sottoscrivere, Berlusconi e solo Berlusconi, un patto per disegnare l’architettura isituzionale e costituzionale dell’Italia. Perché, gli si dice, le riforme si fanno insieme: maggioranza e opposizione e tu, Berlusconi, sei indubitabilmente il leader dell’opposizione, l’unico con il quale il Pd può ragionare per il bene del Paese. È sotto gli occhi di tutti come il patto del Nazareno non abbia portato alcun giovamento elettorale a Forza Italia. Anzi. Eppure Berlusconi ha sempre tenuto il punto, ha consentito a Matteo Renzi di portare a casa il risultato perché - è bene che si dica la verità - senza i voti di Forza Italia, col piffero che la riforma sarebbe passata al Senato. E non staremo qui a elencare furbate e colpi sotto la cintura, che il Cavaliere ha incassato, manco fosse Primo Carnera, dal giovin mattatore fiorentino dopo la sottoscrizione del Patto.

Quel che a noi, inguaribili liberali importa, è la necessità di restituire Berlusconi alla sua storia. Di liberare l’Italia, lo ripetiamo, dall’ipocrisia che accetta Berlusconi padre della patria al mattino e lo trasforma in padrino di malefatte la sera. Che non muove ciglio se giovedì pomeriggio, nel pieno della partita del Quirinale, sia costretto a rientrare a Milano da Roma per ubbidire alla prescrizione dei giudici che lo vogliono in casa entro e non oltre le 23. Ancora una volta, così come accaduto per le recenti elezioni europee, la partita è stata falsata: il leader di Forza Italia è stato messo fuori gioco e gli è stato impedito di partecipare alle trattative mentre Renzi cambiava le carte in tavola quando si era arrivati alle mosse decisive. Eppure, nel teatro dell’assurdo, il presidente della Repubblica lo ha poi voluto nel salone dei corazzieri tra le autorità dello Stato dopo la cerimonia del giuramento.

Il presidente della conciliazione, l’"arbitro imparziale" come egli stesso si è definito, il capo dello Stato che vuol risanare le ferite di questa Italia può rendersi protagonista dell’unico atto di pacificazione possibile: restituire dignità politica a Berlusconi. Ci sarà un tempo in cui capiremo se quella scatenata dal ’94 nei confronti del leader di Forza Italia sia stata una furiosa caccia all’uomo intrisa di odio, un’incredibile e inarrivabile furia giustizialista che si è spinta fin dentro le lenzuola del suo letto, oppure il normale adempimento del servizio della giustizia. Ora serve il coraggio leonino di imboccare una strada nuova, di celebrare il primato della politica e del buon senso. Si abbia il coraggio di farlo, si rivedano i meccanismi antidemocratici della legge Severino senza attendere il pronunciamento di Strasburgo. Si abbia soprattutto il coraggio di liberare l’Italia dall’ipocrisia per lasciarsi alle spalle la natura morta di un lungo tempo in cui ci siamo sottomessi a politici dal fiato corto, a magistrati che hanno travisato la loro missione e a un popolo aizzato senza soluzione di continuità da giornalisti intrisi di disprezzo. È tempo di voltare pagina, presidente Mattarella. Lei, che ha vissuto sulla sua pelle le ferite della violenza mafiosa e dell’aggressione calunniosa, lei che da politico ha contrastato e criticato Berlusconi ed è dunque al di sopra di ogni sospetto, lei può farlo. Indubitabilmente.

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