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Politica

Onore ad Angela. Lei sì che sa governare

La cancelliera tedesca ha dimostrato di avere quello che manca dalle nostre parti: la capacità di decidere, e quindi di guidare il Paese

Nel corso degli ultimi anni abbiamo spesso polemizzato, anche in maniera ruvida, con la Germania e con il suo cancelliere Angela Merkel. Ne abbiamo criticato la linea politica, specie sul fronte economico denunciando quell’egemonia tedesca che molto spesso è apparsa come il trionfo dell’egoismo e del particulare rispetto a una visione realmente europea, inclusiva e rispettosa delle esigenze dei singoli Stati. Né ci siamo dimenticati - e con noi soprattutto la storia - di quanto avvenne nel 2011 con il complotto eterodiretto proprio da Berlino che culminò con la sottrazione di sovranità all’Italia, la caduta del governo Berlusconi e il conseguente commissariamento politico con l’imposizione dell’esecutivo Monti.
Epperò adesso è il tempo di togliersi il cappello di fronte alla Kanzlerin. Perché con la decisione di spalancare senza condizioni le porte ai profughi siriani (ipotizzando perfino di prenderne 500 mila l’anno) ha dimostrato ciò che più difetta dalle nostre parti: l’arte di decidere e quindi di governare. Forte di un mandato elettorale, confermato nel tempo seppur con difficoltà, ha preso una strada con coraggio e senza tentennamenti. Ha quindi agito con autorevolezza e dato una lezione all’Europa, la stessa Europa che continua a muoversi in ordine sparso e contraddittorio. Polverizzare i muri nel Paese che per quasi mezzo secolo fu diviso a metà equivale a un riscatto storico e morale, a un nuovo inizio che seppellisce definitivamente l’idea tutta tragica ed endogena del Reich per aprirsi alla contaminazione dall’esterno.
Nella patria che nei secoli bui stabilì l’insuperabile principio del gefolgschaft, il seguito ristretto di cavalieri-amici al signorotto feudale che umiliava il popolo, si impone oggi definitivamente il concetto aperto di genossenschaft, nel senso di comunità solidale e cooperativa.
Non era affatto scontato che la mossa della Cancelliera venisse salutata dal plauso dei suoi connazionali, dai ricchi «signori» dei Länder che dovranno accogliere il maggior numero di profughi. Ed è proprio in questa consapevolezza che sta la grandezza della sua decisione. Non ha balbettato o cercato situazioni di compromesso: ha deciso. Per questo l’auspicio è che anche in Italia si sappia finalmente decidere e uscire da una tenaglia ideologica che ha alle due estremità il pietismo populista di Laura Boldrini e il populismo poco temperato di Salvini. Si parta da una banalissima considerazione: si accoglie chi fugge da una guerra. Gli altri migranti non siamo in grado di ospitarli se non per quote definite: perché il lavoro non c’è e il nostro sistema di welfare non è in grado di reggere, tanto per cominciare. Ma per l’Italia continuare a stare «sulle generali», come suggerivano i professori agli studenti poco preparati per evitargli un brutto voto, è certamente la peggiore strada. Matteo Renzi smetta quindi di inseguire la rissa verbale, a lui non viene chiesto di replicare a sciocchezze con sconcezze. Provi a governare e a dare, finalmente, risposte precise. E non solo agli italiani ma al mondo che con tanta attenzione ci guarda.

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