Caro Renzi, non basta la parola

La tattica del morto a galla non è un investimento sicuro per il futuro. C’è sempre un’onda, magari inattesa, che prima o poi arriva

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Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la trasmissione televisiva 'In mezz'ora' in onda su Rai Tre, Roma 22 febbraio 2015 – Credits: ANSA/FABIO FRUSTACI

Durante una delle sue ultime "annunciazioni", Matteo Renzi (a volte il nostro premier è la replica tale e quale di Lello Arena che veste i panni dell’arcangelo Gabriele nel memorabile sketch con Massimo Troisi) ha informato l’umanità che entro cinque anni la "sua" riforma elettorale che ancora non c’è "sarà copiata da mezza Europa". Ora, a meno che il premier non sia in possesso di sconosciute quanto improbabili doti sovrannaturali di premonizione, si tratta di un’affermazione apodittica senza alcun aggancio alla realtà. Nulla di nuovo, intendiamoci. Lo stile della casa è quello. Volendo ricorrere a una metafora, gli atti e i comportamenti di Renzi sono la perfetta applicazione alla politica della tecnica del morto a galla. Pensateci: si sta beati a pancia all’aria in mezzo al mare e ci si fa trasportare dalla corrente senza fare alcuno sforzo.

E dunque: la corrente spinge verso il giustizialismo? Zac! Via il ministro Maurizio Lupi che non ha ricevuto uno straccio di avviso di garanzia. L’opportunismo richiede un’accelerazione garantista? Oplà! Si stabilisce il giorno dopo che nessun sottosegretario si debba dimettere, anche se ha un avviso di garanzia, e si accetta la candidatura a presidente della Regione Campania di un compagno di partito condannato in primo grado. Altra corrente, altro cambio di verso: la scuola. Si desidera cavalcare l’onda della meritocrazia? Non c’è problema: si notifica una rivoluzione e si giura in un video (3 settembre 2014) che "bisogna avere il coraggio di dire che si devono giudicare gli insegnanti: gli scatti di stipendio devono essere sulla base del merito e non sull’anzianità" al 70 per cento. I sindacati insorgono? Il 12 marzo di quest’anno si innesta la retromarcia, si cancella il merito e si torna al vecchio. C’è da raccattare voti? Il 23 maggio 2014, due giorni prima che si aprano le urne per le elezioni europee che regaleranno al Pd oltre il 40 per cento, Renzi dichiara di buon mattino su RaiTre: "Nel 2015 i pensionati saranno dentro questa misura".

Bugia, altra insopportabile bugia al pari dell’estensione del bonus ad altri esclusi senza motivo, come liberi professionisti e lavoratori autonomi. Potrei continuare senza sforzi a mettere in fila le date e le contraddizioni palesi su capitoli come welfare, spending review, giustizia, politica industriale, sicurezza interna, politica internazionale che inchiodano il premier alla sua innata capacità di prendere per i fondelli il Paese. Ma non si può pensare che la tattica del morto a galla sia un investimento sicuro per il futuro. Non basta la parola, caro Renzi. Non basta più. È questione di tempo: c’è sempre un’onda, magari inattesa, che prima o poi arriva. È il bello della democrazia, quella che il premier non eletto, ma nominato da un Parlamento dichiarato incostituzionale, non ha ancora provato.

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