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Euro

La Grecia ha scelto l'euro. Tutto risolto? Macché, adesso viene il difficile

La situazione cambierà solo se lo farà anche la Germania

Antonis Samaris, leader di Nea Dimokratia (Credits: Epa/ Orestis Panagiotou)

Il notte più lungo la Grecia deve ancora viverla. Sulle sponde dell’Egeo ha vinto la ragione. Nella seconda tornata elettorale l’ha spuntata il partito di Nea Dimokratia , raccogliendo il 30% dei consensi. E con il premio di maggioranza, che accorda un bonus di 50 deputati, conservatori e socialisti insieme possono contare su 163 seggi. Abbastanza per diradare i timori antieuropeisti e conquistare una maggioranza assoluta in Parlamento.

Non ancora sufficienti però a fugare i dubbi degli economisti di mercato, convinti che l’incubo di una Lehman Brothers europea non si sia dissolto all’alba. Perché come avverte Donatella Principe, responsabile dell'Institutional Business di Schroders Italia, poco importa chi ha vinto il destino di Atene è segnato.

“I greci hanno scelto di restare legati all’Europa”, ha commentato a caldo il leader del centrodestra, Antonis Samaras. Ha usato poche parole, quelle giuste, per rincuorare il mondo che ha guardato al Partenone con il fiato sospeso. E sulle Borse oggi si recita a soggetto. Quelle asiatiche hanno chiuso in positivo. Quelle continentali hanno replicato con gli spread dei titoli di Stato europei in calo in apertura ma poi hanno invertito la rotta. Atene fa un po’ meno paura.

Eppure dietro le quinte, è un trambusto di dubbi e incertezze. E’ adesso che per la Grecia viene il difficile. “Deve formare un'ampia coalizione che affidi il suo placet ai piani economici fissati dai creditori internazionali per risanare i conti del Paese”, segnala Luca Mezzomo, economista responsabile della ricerca macroeconomica di Intesa-Sanpaolo. “A fine luglio dovrà ricevere fondi”. Altrimenti la spina sarà staccata.

Punto numero due: la Grecia dovrà rinegoziare l’ultima cura da cavallo imposta dalla Troika. Anche in questo caso è una partita che non si gioca sul velluto. “Nonostante alcuni esponenti tedeschi abbiano lanciato nelle ultime ore segnali di apertura, parlando di concedere una proroga ad Atene, da convincere resta il nocciolo duro dell’Unione europea: Finlandia e Olanda”, chiosa Mezzomo. Sul piatto ci sono 240 miliardi di aiuti. In realtà la posta in gioco è un’altra, altissima: euro o dracma.

Lo ribadisce Donatella Principe di Schroders quando dice: “L'Europa oggi é non molto dissimile da quella della scorsa settimana”. “E’ stato rimosso un ostacolo di breve, ma tutti i problemi restano sul tavolo e non vi é un fronte comune compatto per identificare una via d'uscita”. A suo avviso quindi niente illusioni. “Solo una maggiore integrazione europea sul fronte del rigore porterà la Germania a cedere sul piano delle politiche di crescita e di mutualizzazione del debito”.

Vedi alla voce Eurobond, al via libera alla Bce sul quantitative easing all’americana, ossia una sorta di aiuti per sostenere economia e mercato fino alla garanzia europea sui conti correnti . Ecco spiegato perché per l’esperta anche se la Grecia formerà un governo solido, il vero ostacolo non è la sua politica economica interna, ma la Germania.

“Dato che oggi non sussistono i presupposti perché Atene riesca a rispettare gli impegni con la Troika non riuscirà a rispettare gli impegni internazionali e sarà forzata a lasciare l'euro”. Un ragionamento che non fa una piega, anche se c’è anche chi come Giulio Baresani Varini, responsabile Wealth Management di Millennium Sim, confida nell’effetto sorpresa.

“Il mercato ha attese così brutte che potrebbero uscirne spiazzate, se verrà definita una road map nelle prossime settimane”. Da Los Cabos, Messico, passando per Roma venerdì prossimo con il G4 tra Italia, Francia, Germania e Spagna, fino al vertice dell’Eurogruppo a Bruxelles di fine mese, le occasioni si moltiplicano. Forse non tutte andranno sprecate. O almeno se lo augurano loro, i greci, adesso che hanno deciso da che parte vogliono stare.

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