Economia

La Cina fa spesa in Grecia e Portogallo

Vie d'accesso e infrastrutture nei paesi in difficoltà: ecco lo shopping cinese in Europa

Il porto commerciale greco del Pireo, comprato dalla società cinese Cosco (credits: AP Photo/Thanassis Stavrakis)

La crisi, si sa, è un'opportunità per chi ha denaro liquido in abbondanza, un'opportunità di ampliare il proprio mercato e la propria sfera di interessi, un'opportunità che la Cina sta cogliendo al volo. Quello che forse qualche volta si dimentica parlando della crisi economico-finanziaria è che ci sono tante partite in atto. E tra queste una importantissima, ovvero quella di geopolitica e di influenze sugli stati che sono maggiormente colpiti dalle misure di austerità e dalla disoccupazione.

È così che negli ultimi tempi la Cina è scesa in campo con un meccanismo ben rodato anche in altri contesti, come quello africano. Qual è la strada del neo-colonialismo in salsa pechinese? Semplicissimo, impadronirsi con quattro soldi di infrastrutture e servizi. Facendo un giro in Africa nera sono sempre di più i cartelli in cinese e i menù fatti di involtini primavera: strade, ferrovie, porti, reti elettriche, operatori telefonici sono sempre più di marca cinese.

All'ultima tornata elettorale in Congo, addirittura le schede elettorali erano “made in china”. Una strategia che ora la Cina sta applicando anche all'Europa, con il sempre più chiaro obiettivo di influenzare intere porzioni del continente. Il percorso è iniziato qualche anno fa. Nel 2010, per esempio, tramite il colosso del trasporto via mare Cosco , i cinesi si sono aggiudicati il pieno controllo del molo più grande del porto greco del Pireo per 35 anni al costo di 3,3 miliardi di euro, con un investimento di 700 milioni di dollari per la ristrutturazione.

L'obiettivo è quello di farlo diventare il primo porto commerciale, surclassando quello di Rotterdam, e soprattutto garantirsi l'importante accesso via mare. Ultimamente, invece, Grecia e Cina hanno anche siglato un accordo di cooperazione economica da 537 milioni di euro , finalizzato a nuovi acquisti di Pechino nel campo energetico, marittimo e delle infrastrutture e anche all'importanzione di olio d'oliva, vino e marmo. Le statistiche parlano di un aumento, nel 2010, degli scambi commerciali tra le due nazioni del 28,4% rispetto all'anno precedente, con una cifra di 4,35 miliardi di dollari. Ma i cinesi ora punterebbero anche a un centro commerciale ad Atene, hotel a cinque stelle e parco marittimo.

Stesso discorso per l'arte: non solo quella della Grecia antica, ma soprattutto quella dei contemporanei  come Yannis Moralis, Yannis Tsarouchis e Nikos Hadjikyriakos Ghikas. La Cina però non sta avanzando solo in Grecia. Anche il Portogallo sta vendendo i gioielli di famiglia: lo scorso dicembre, il gruppo China Three Gorges ha acquisito per 2,7 miliardi di euro il 21,35% della società energetica nazionale, Energias de Portugal.

Ora invece, nell'ambito del programma di dismissioni voluto da Fondo Monetario Internazionale e Unione europea, la State Grid International of China rileverà per 387 milioni di euro il 25% della rete elettrica portoghese, messa in vendita al 40% (il 15% è stato comprato dall'Oman). Vie d'accesso e infrastrutture: un modo per entrare a gamba tesa in Europa, con ben pochi arbitri a controllare le azioni in campo. Tutti troppo impegnati nelle riunioni della Troika o di Bruxelles per aprire gli occhi su una colonizzazione silenziosa a dir poco preoccupante. D'altra parte, in tempo di crisi, i saldi sono 365 giorni all'anno. E chi ha soldi compra tutto quello che vuole.

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