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Il "gufo" Napolitano al Quirinale

Il Presidente della Repubblica pare sempre più intoccabile e resistente anche all'avanzata di Renzi (e la magistratura gode)

Il presidente della Repubblica, Napolitano con quello del consiglio, Renzi, il giorno del giuramento del nuovo governo – Credits: Giorgio Cosulich/Getty Images

Cari lettori, diamo il benvenuto a Sua Eccellenza il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel club «Gufi e rosiconi». Il riverito nome si aggiunge a quello di tanti illustri economisti, di funzionari e tecnici della Banca d’Italia, del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, di una sparuta minoranza di giornalisti e di altre numerose figure che per brevità taccio.

All’inquilino del Colle, però, Matteo Renzi non consegnerà la tessera con la baldanza e l’arroganza che gli è propria. No, non leggerete tweet sarcastici del presidente del Consiglio all’indirizzo del capo dello Stato, nessun corifeo renziano s’azzarderà ad aprire bocca nei telegiornali della sera. Ingoieranno il rospo, essendo questa nuova Italia che avanza assai debole coi poteri forti. Taceranno pur avendo le nocche spellate dopo le bacchettate ricevute dal Quirinale che ha smontato l’abbozzo di riforma della pubblica amministrazione che Renzi e il suo governo avevano approvato in gran parte per decreto. Un disastro. Rimangono le briciole, altro che fretta: si deve fare tutto con molta calma mandano a dire dal Colle. Sarà interessante se adesso Renzi ripeterà il refrain: «Non mi rassegno a che vinca la palude».

Nel frattempo i magistrati hanno già vinto il loro mondiale: hanno rifilato alla politica un 3 a 0 così netto e smaccato che noi ce lo sogniamo la notte. Nel breve volgere di qualche alba, la casta bramina ha incassato nell’ordine: la marcia indietro del governo dopo l’approvazione alla Camera della norma sulla responsabilità civile dei magistrati (una vergogna assoluta); l’atto imperiale del presidente Napolitano al Consiglio «inferiore» della magistratura, sul conflitto alla Procura di Milano tra il capo Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo, che ha salvato capra e cavoli (e infatti i due hanno ricominciato a scannarsi prima ancora di disfare le valigie, complimenti vivissimi!); l’ibernazione grazie all’intervento del nuovo affiliato al club dei gufi e rosiconi della norma sul pensionamento obbligatorio a 70 anni inserita nella riforma sulla pubblica amministrazione. C’è poi anche il clamoroso autogol sull’immunità dei parlamentari, che avrà come effetto quello di continuare a perpetuare il potere di interdizione delle toghe. Un trionfo, ve l’avevo detto. Senza contare l’ennesimo schiaffo a Silvio Berlusconi per avere osato criticare il superpotere della magistratura.

Nel frattempo sappiate che le seguenti riforme date per approvate e operative dal governo Renzi attendono ancora di vedere la luce: riforma del lavoro; legge elettorale; riforma del Senato; riforma del Titolo V della Costituzione; riforma della pubblica amministrazione.

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