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Il bello della dialettica

La tua opinione è un fatto Leggo ogni giorno le notizie che riguardano la Procura di Palermo e devo confessare di trovarle contraddittorie. A volte mi sembra un fortino di giusti assediato dal potere, altre volte un caravanserraglio dove ognuno brandisce le inchieste per alzare polveroni. Alvaro Cosentino

Elenco di 10 episodi avvenuti di recente nel Palazzo di giustizia di Palermo rubricati dai magistrati come «normale dialettica» all’interno dell’ufficio.

È normale dialettica che un procuratore aggiunto denunci al suo capo di avere avallato la scelta avventata di un altro procuratore aggiunto e di avere quindi bruciato, di fatto, la caccia al ricercato numero uno di Cosa nostra, nientemeno quel Matteo Messina Denaro diventato ormai il capo dei capi;

è normale dialettica se, a causa di questa scelta, il comandante dei carabinieri del Ros comunica al capo della procura la decisione di «ritirare» da Palermo i suoi migliori cacciatori;

è normale dialettica che un pubblico ministero decida di non firmare, in disaccordo con gli altri colleghi, l’avviso di conclusione delle indagini sulla trattativa Stato-mafia;

è normale dialettica che due pubblici ministeri lamentino con lettera aperta a tutti i colleghi che il suddetto pm «dissenziente» sia stato sostituito con un magistrato non adatto, per la sua poca esperienza, a ricoprire quel ruolo;

è normale dialettica protestare perché a interrogare Silvio Berlusconi a Roma siano andati «solo» tre magistrati e non tutti e sei gli assegnatari dell’indagine;

è normale dialettica se un pubblico ministero denuncia al suo capo la mancanza di unità dell’ufficio per non essere stato messo al corrente (lui come tutti gli altri colleghi) delle indagini sulla trattativa Stato-mafia;

è normale dialettica che il ministro della Giustizia denunci una scandalosa trattativa in un carcere speciale tra due parlamentari e i boss di Cosa nostra e la Procura di Palermo li scagioni subito con una alzata di spalle senza nemmeno aprire uno straccio di inchiesta;

è normale dialettica se, nello stesso palazzo di giustizia, il presidente dei gip invia una circolare in cui invita i colleghi a usare in modo opportuno Facebook e a non avere contatti con la stampa per evitare «il sorgere di conflitti all’interno dell’ufficio, possibili dubbi sulla terzietà del giudice o contrasti con la procura della Repubblica». Scrive ancora il giudice: «Appare assolutamente inopportuno interloquire su Facebook o altri social network su tematiche non di carattere privato o comunque riconducibili a questioni d’ufficio. Invito pertanto tutti a modelli di comportamento improntati al massimo riserbo e a evitare esternazioni in rete comunque riferibili a questioni di ufficio»;

ed è, ovviamente, normale dialettica se il presidente dell’Associazione nazionale magistrati dice a brutto muso a due suoi colleghi palermitani titolari dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia di tenere a freno la lingua e «astenersi da comportamenti che possono offuscare la loro immagine di imparzialità, cioè da comportamenti politici»;

è normale dialettica se al presidente del Consiglio Mario Monti che dichiara «è evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si
sono verificati e si verificano abusi» replica a stretto giro il solito procuratore aggiunto di Palermo accusando la politica di avere «sconfinato».

Non meravigliatevi, è il bello della normale dialettica.

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