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Cronache dal bunga bunga africano

Italia dietro allo Zambia: il governo si sbrighi a riformare la giustizia

Processo Ruby - Tribunale di Milano (Credits: Stefano Porta/Ansa)

Di emergenza in emergenza – in principio fu quella finanziaria alla quale seguì quella dei conti pubblici che spalancò le porte a quella sociale che dischiuse naturalmente quella occupazionale, la quale è anticamera di quella più pericolosa che è quella democratica – di emergenza in emergenza, si diceva, l’Italia è oggi con l’acqua alla gola. Oramai prossimi al punto di non ritorno, quello in cui i cittadini non riconoscono e rispettano lo Stato, c’è solo un antidoto per evitare il peggio: dare segnali concreti di fiducia e compiere atti in grado di garantire una boccata di ossigeno. Il governo guidato da Enrico Letta con l’appoggio responsabile e indispensabile del Pdl non deve e non può diventare il governo delle debolezze, perché nella situazione odierna è l’unico esecutivo possibile. Dopo la gita in abbazia in Toscana ha però l’obbligo, non più rinviabile, di non farsi logorare sulle questioni di metodo o sulle «regole di ingaggio» legate al comportamento dei suoi ministri. Faccia. Agisca. Si dia una mossa. Vari le misure necessarie per dare una sembianza di credibilità al contratto sociale che lega l’esecutivo al popolo, immetta nel circuito sano e produttivo del Paese dosi abbondanti di ricostituente. Osi, soprattutto.

A cominciare dai provvedimenti sull’Imu e sulla cassa integrazione, riesca poi a non farci più scrivere storie vergognose legate al mancato pagamento delle fatture da parte della pubblica amministrazione come quella che raccontiamo a pagina 84. Decida, il governo. Perché non è più tempo di elencare le priorità. Tutto è priorità. E lo è anche una coraggiosa riforma della giustizia che ci liberi finalmente dai fantasmi degli ultimi vent’anni, da quell’imperialismo giurisprudenziale che, come spiega Edward Luttwak a pagina 70, fa scappare le imprese straniere dall’Italia. Fin quando si vorrà far credere che la giustizia è un brutto affare personale tra Silvio Berlusconi e alcuni magistrati, questo Paese non farà un passo avanti verso la modernità. Fin quando non si vorrà capire che la favoletta dell’indipendenza della magistratura minacciata da Berlusconi è stato l’alibi perfetto per non toccare nulla, per conservare i privilegi antistorici delle toghe e consentire nel frattempo che si compissero diversi attentati al diritto, l’Italia non ha davanti a sé molta strada. Se è per questo non rischia nemmeno di farne molta indietro, per la verità. L’efficienza della nostra fantasmagorica macchina giudiziaria si pone infatti – a dar retta alle classifiche stilate da organi internazionali indipendenti – già dietro a quella dello Zambia e se la gioca col Burundi. Non sorprendetevi del testa a testa con lo stato africano, d’altronde siamo o no il Paese dove si processa il bunga bunga? 

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