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Italia al voto: il pasticcio Mario Monti

Il Professore della Bocconi si appresta a rottamare vent'anni di bipolarismo. Alleandosi con Bersani e tagliando fuori Vendola e Berlusconi

Alle 19 incontro Monti-Bersani

Ha detto tanti di quei no che anche un piccolo sì fa notizia” commentava Le Monde pochi giorni fa riferendosi alla salita in politica o discesa a bordo campo di Mario Monti. Il più paludato e chic giornale della sinistra francese e forse mondiale, sfotte il presidente del Consiglio italiano chiamandolo “amante della litote e della doppia negazione”, le figure retoriche più adoperate dal premier su cui costruisce i suoi origami di ironia. La litote è quella figura retorica che si usa smorzando un’affermazione ovvia: gli abitanti dell’Africa non sono pallidi o un cavallo da corsa non è lento. La doppia negazione, talvolta capriata e tripla, è la sua specialità.

Il fatto che Le Monde prenda garbatamente in giro Monti è una notizia, perché il punto centrale della critica non sta nel tipo di linguaggio che il primo ministro tecnico usa, ma nella sua nuova anomalia politica, se dobbiamo stare a quel che si è finora capito che cosa esattamente abbia in mente, benché tutti ammettano che ancora non si può capire tutto. Il che è molto “montiano”: enigmatico, ironico, sarcastico, involuto benché accurato. Alcune sue argomentazioni hanno la forma di un’equazione, o disequazione, di secondo grado. Altre somigliano a un  teorema di geometria non euclidea, logico ma non evidente.

Ciò che balza comunque agli occhi è che questo professore sta entrando in politica scegliendo un sentiero formalmente vietato.

Come si sa, l’attuale legge elettorale obbliga ogni lista a dichiarare sulla scheda elettorale il suo candidato premier. E le varie liste pro-Monti candideranno certamente il professore, che però, per quanto lo riguarda, non si candida personalmente. E questa è una anomalia. Poi, Monti si candida in modo diagonale, è vero, ma non si candida neppure troppo perché non corre contro tutti gli altri concorrenti, ma contro uno solo: l’odiato – a questo punto – Silvio Berlusconi al quale riserva raffiche di litoti e di doppie negazioni. Berlusconi da parte sua ironizza sulla “salita in campo” di Monti sostenendo che lui era invece “sceso in campo” perché si trovava in alto e non in basso come Monti.

Queste sono schermaglie, ma il fatto politico che impressiona è che Monti non intende correre da primo ministro contro tutti i concorrenti e dunque anche “contro” Bersani, il candidato favorito per ora nei sondaggi, e meno che mai contro Casini, suo alleato e promoter. Formalmente non corre neanche contro Grillo, il quale – lui – non può candidarsi e non si sa ancora chi candida. Un pasticcio.

Nei famosi “paesi normali”, quando uno mette la sua faccia sui manifesti e sulle liste, è per vincere. Contro tutti. E se i candidati sono dieci, ognuno combatte contro nove, e così via. Monti invece combatte soltanto contro il suo predecessore, che sta rosicchiando giorno dopo giorno punti e mezzi punti nei sondaggi e gli recapita lettere esplosive. Ma non intende, a quanto pare, tentare di sottrarre formalmente voti a Bersani, anche se il segretario del PD si vede abbandonato da alcuni dei suoi, come il giuslavorista Ichino.

Apparentemente non c’è scontro, non c’è competizione, la corsa insomma sembra truccata perché se un cavallo non corre per vincere, non si capisce perché stia in pista e non lo capiscono neanche gli scommettitori, che nel nostro caso sono gli elettori.

Nostra osservazione: che si forzi la Costituzione per fare un governo tecnico in presenza di un governo legittimo dimissionario ma non sfiduciato, passi per la solita storia della casa che brucia e che bisogna affidare ai pompieri. Ma ora che la casa è ridotta in buona parte in cenere e che il primo ministro tecnico aspira a diventare un primo ministro politico, il minimo che ci si possa aspettare da lui è la prova della ricerca del consenso popolare per vincere la poltrona di Palazzo Chigi. Ma Monti non sembra davvero interessato a quella poltrona dal momento che non manifesta alcuna intenzione di battersi “contro” Bersani e non “a lato” di Bersani. La verità sembra questa: Monti si è vestito da pugile, ha indossato i guantoni, ma non vuole combattere contro lo sfidante del Pd.

Questo atteggiamento, oltre ad essere anomalo da un punto di vista politico, mira anche a distruggere il bipolarismo che la legge “porcellum” si proponeva di garantire. Monti, se non vedremo ulteriori sviluppi della sua linea, non intende vincere contro la sinistra, ma creare un centro che in Parlamento si allei con la sinistra.

Gli osservatori stranieri, che hanno seguito l’Italia con apprensione temperata da qualche sollievo, fiutano poi le complicazioni successive dell’anomalia e prevedono una legislatura di breve durata.

Anch’io, pallottoliere alla mano, e senza avere alcuna capacità divinatoria, prevedo una legislatura breve e tormentata. Monti e i suoi si attesterebbero un po’ al di sotto del venti per cento, Grillo un po’ sopra, la Lega sotto il dieci e il PDL è un’incognita che può arrivare a valere fra il 20 e il 35 per cento, perché Berlusconi è uno specialista in miracoli e ce la sta mettendo tutta a tappe forzate. Troppe variabili, troppi punti interrogativi.

E’ vero, c’è comunque il premio di maggioranza che darebbe al PD (se vincesse) la forza per governare, ma c’è anche Vendola che non può sottoscrivere altri provvedimenti lacrime e sangue previsti dalla famosa “agenda Monti”. Prevedo una scissione a sinistra e anche uno smottamento a destra dei seguaci di Matteo Renzi. E’, sarà, un grosso pasticcio che il Presidente del Consiglio non sta affatto semplificando, ma complicando con una selva di litoti, doppie negazioni, funambolismi ironici e professorali, ma nessuna voglia di scendere nel vicolo della politica e sporcarsi le mani.

Lui è salito in politica e dunque sta alla finestra del quinto piano e fa calcoli, esamina ipotesi, aspetta di vedere le liste che i suoi stanno preparando. Peccato. In molti hanno sperato in una sua vera discesa, e non salita, in campo, per fare la conta e lasciar stabilire agli italiani da chi vogliono essere governati, in modo chiaro e netto, tutti contro tutti. Ma, come diceva Mao Zedong, per fortuna le acque sono limacciose, il cielo è scuro e carico di pioggia, dunque tutto può accadere.

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