Piero Grasso, magistrato super partes (fino ad oggi)

Commentare la discesa nell’agone politico di Piero Grasso non è esercizio da potersi fare a cuor leggero. O, peggio, lasciandosi trascinare nell’inevitabile gioco della parti per il quale se scegli a destra sei bravo se viri a manca assurgi a …Leggi tutto

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Piero Grasso annuncia la sua candidatura con il PD (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

Commentare la discesa nell’agone politico di Piero Grasso non è esercizio da potersi fare a cuor leggero. O, peggio, lasciandosi trascinare nell’inevitabile gioco della parti per il quale se scegli a destra sei bravo se viri a manca assurgi a campione di ogni male. E viceversa naturalmente.

Quando parliamo di Piero Grasso dobbiamo, innanzitutto, guardare con rispetto alla storia dell’uomo e del magistrato. Una storia che marca una distanza abissale con soggetti alla Ingroia, partigiani ora della costituzione ora della corporazione a seconda delle impellenze contingenti. Grasso è stato magistrato di rari equilibrio e saggezza anche quando quella parte proterva e consociativa della magistratura lo strattonava senza riguardi per fargli assumere posizioni esplicite contro il nemico di sempre, al secolo Silvio Berlusconi.

Quella stessa parte di magistratura che non si è fatta scrupolo nell’infangare, senza pudore alcuno, giudici come Loris D’Ambrosio o Francesco Di Maggio, sempre e solo nel solco della guerra santa contro il male assoluto, da combattere con ogni mezzo sotto le insegne di una moderna crociata.

Piero Grasso mai è caduto, da questo punto di vista, in tentazione. Tanto che con Piero Luigi Vigna ha assicurato, per anni, un’immagine della magistratura alternativa a quella militante, ancorata a valori e una missione dettati solo dalle leggi e dalla loro applicazione, con poche concessioni ai personalismi e a quel irrefrenabile desiderio di esternare che ha contagiato come un virus molti dei suoi colleghi.

Da ultimo il suo atteggiamento “tiepido” nei confronti del processo alla c.d. “trattativa” stato-mafia gli ha, se possibile, ulteriormente inviso quei magistrati che, più che all’ordine giudiziario, esprimono da sempre un convinto asservimento alle logiche di quella sorta di CGIL togata che risponde al nome di magistratura democratica.

Ecco oggi la scelta di Grasso, assolutamente libera e rispettabile, ci si deve augurare abbia tenuto conto delle conseguenze che avrà nell’immaginario collettivo e nella considerazione della gente. L’avere voluto, seppur tardivamente, “targarsi” lo vedrà esposto alle critiche di coloro che in ogni sua pubblica presa di posizione leggeranno un “abuso” di informazioni privilegiate derivanti dal precedente ruolo o, in visioni ancor più manichee, di chi lo accuserà di aver esercitato la giurisdizione con lo scopo di accreditarsi in politica. E non sarà un caso se nella conferenza stampa di presentazione, attentamente “vigilato” da Enrico Letta e Pierluigi Bersani, Grasso si sia lasciato andare, forse per la prima volta in vita, al desiderio di attaccare Berlusconi pur senza nominarlo. Buona fortuna procuratore Grasso. Noi preferiamo ricordarla per quello che è stato. Di quello che sarà lasciamo ad altri il giudizio.

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