Mucchetti e la ‘questione morale’

Massimo Mucchetti, oramai ex videdirettore ad personam del Corriere della Sera, dalle pagine di quello che per nove anni e’ stato il suo giornale ha sentito il bisogno di spiegare le ragioni di una scelta; quella scelta che da (apparentemente) …Leggi tutto

Massimo Mucchetti, oramai ex videdirettore ad personam del Corriere della Sera, dalle pagine di quello che per nove anni e’ stato il suo giornale ha sentito il bisogno di spiegare le ragioni di una scelta; quella scelta che da (apparentemente) imparziale censore di cose economiche lo ha portato a candidarsi nelle file del PD alle prossime elezioni politiche. Basterebbe citare le due righe di risposta di Ferruccio de Bortoli “devo dirti che stai commettendo un grosso errore”, per liquidare agilmente la faccenda. Se non fosse per alcune considerazioni svolte nella lettera aperta di Mucchetti che danno, invece, la misura di quanto consapevole sia stata la decisione e di quanto la stessa trasudi di quella pretesa superiorita’ morale ed intellettuale, da sempre cifra di una sinistra a perenne vocazione minoritaria. “l’area del centro sinistra e’ oggi quella a maggior tasso di democrazia reale” sentenzia il Mucchetti per il quale, ovviamente, esiste un paese democratico, liberale, progressista, riformista e valoriale (il suo) da contrapporre ad un paese oscurantista, grettamente conservatore, monotonale e sostanzialmente privo di idee e dialettica (quello degli altri). E prosegue il suo personale manifesto programmatico inoltrandosi in un’analisi storico politica che, se non provenisse da un personaggio di tale caratura, si potrebbe incorniciare in una chiacchera da bar o poco piu’. “il centralismo dell’antico pci non caratterizza piu’ da anni il regime interno del pd, crogiuolo di diverse culture politiche. Mi pare, invece di trovarlo spesso in forma caricaturale in altri partiti dove il leader pensa a tutti”. A parte il lapsus freudiano che lo ha indotto ad utilizzare il termine “regime” riferito agli assetti interni del PD, sfugge forse al Mucchetti che nessuna formazione politica puo’ ancora oggi vantare, per storia e tradizione un centralismo “reale” come quello del PD, lo stesso che ha impedito attraverso un sapiente utilizzo dell’apparato, l’affermazione di Renzi, destinatario di un ostracismo interno compatto e solidale degno del vecchio pcus piuttosto che del pci. Se nella virtuosa giostra delle primarie un qualche rilievo puo’ averlo davvero avuto la base questo si e’ verificato nelle consultazioni per la scelta dei parlamentari piuttosto che in quelle per la consacrazione del candidato premier. Ma alle prime Mucchetti non ha inteso sottoporsi prediligendo il posto sicuro assegnato dalla nomenklatura piddina. L’elitarismo e’ e rimane patologico in certi personaggi. Figli di calzolaio o di prefetto poco importa.

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