La triste fine dei radical chic

Adesso che il populismo gentile di Matteo Renzi li ha condannati all’irrilevanza a sinistra, il popolo raffinato del radicalchicchismo nostrano cerca nuovi spazi di visibilita’ in improbabili crociate per riaffermare la propria pretesa superiorita’ antropologica. E, in questo senso, sembra …Leggi tutto

Adesso che il populismo gentile di Matteo Renzi li ha condannati all’irrilevanza a sinistra, il popolo raffinato del radicalchicchismo nostrano cerca nuovi spazi di visibilita’ in improbabili crociate per riaffermare la propria pretesa superiorita’ antropologica.
E, in questo senso, sembra andare la quasi surreale battaglia ingaggiata da alcuni rappresentanti storici di questo puzzonismo intellettuale, contro il raduno degli scout a San Rossore.
Nonostante il rispetto della natura e dell’ambiente sia genetico nei pronipoti di Baden Powell, gli assidui dell’ultima spiaggia capalbiese e dei cenacoli giusti e liberi, hanno alzato le barricate prefigurando scenari apocalittici se il raduno dei 30mila ragazzi emuli del premier anche nell’ispirazione cattolica,dovesse avere luogo. Ovviamente ben chiudendo gli occhi su campi rom e discariche abusive che pure insistono permanenti nei pressi dell’oasi verde che, magari, in cuor loro, vedrebbero meglio sfruttata da un rave party, un gay pride o un raduno no tav.
Il mondo cambia, muri e steccati cadono ma loro non ci stanno a vedere violati i santuari delle loro convinzioni a senso unico. Ma, soprattutto, si agitano di fronte alla prospettiva non dettare piu’ la linea intellettuale ed ideologica della sinistra della cui efficacia negli ultimi quaranta anni, a vedere cio’ che e’ accaduto nelle urne, c’e’ forse buon motivo per dubitare.
E’, quindi, forse il caso di lasciare i giovani alle loro gioie ed alla loro voglia “normale” di comunita’. E rispedire il professor Settis, che pure rettore di una “normale” pare essere, a coltivare la sua di “normalita’” insieme all’elite di “ultimi giapponesi” con la quale e’ riuscito a superare di slancio la soglia del senso del ridicolo.

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