Io sto con Massimo Coco

Ho letto una polemica che e’ passata quasi sotto silenzio, compressa tra gli inni alla gioia e i moti di sdegno seguiti alla condanna di Silvio Berlusconi da parte del tribunale di Milano. La contesa dialettica innescata da Massimo Coco, …Leggi tutto

Ho letto una polemica che e’ passata quasi sotto silenzio, compressa tra gli inni alla gioia e i moti di sdegno seguiti alla condanna di Silvio Berlusconi da parte del tribunale di Milano. La contesa dialettica innescata da Massimo Coco, figlio del giudice ucciso dai brigatisti rossi nel 1980 nei confronti di altri figli di vittime dell’odio brigatista definite provocatoriamente viPtime, e’ di quelle che ti lasciano il segno.
E’ certamente innegabile che taluni familiari beneficiati con importanti ruoli pubblici per conto della sinistra, abbiano espresso posizioni ai limiti della sindrome di stoccolma. Sabina Rossa, Olga D’Antona, Benedetta Tobagi dovrebbero forse chiedersi se, prive della medaglia di vittime del terrorismo, sarebbero comunque approdate in parlamento o nel consiglio di amministrazione della rai per meriti propri. Io credo di no.
E penso anche che bene avrebbero fatto a declinare le offerte di una sinistra che, dovendo spesso fare a botte con la sua storia “rossa” brigatista o partigiana che fosse, tende a cavalcare vicende personali che dovrebbero restare patrimonio condiviso ma, soprattutto, racchiuse in una cornice unica con quelle di un insegnante di musica o del figlio di un macellaio che oggi stanchi dell’oblio a cui sono stati condannati proprio dalle viPtime di serie A, cercano di far sentire la loro voce. Io la voglio sentire la voce di Massimo. Le signore di cui sopra rispondono piccate dalle colonne…..di Vanity Fair. E ho detto tutto.

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