Ignazio Marino, sono con te

Prendere le difese di Ignazio Marino non era nei miei programmi piu’ immediati ne’, tantomeno, nelle mie ambizioni sfrenate. Troppo insopportabile la spocchia dell’ex cervello in fuga ritornato in patria piu’ per ammorbarci con il suo sinistrismo elitario (o grillismo …Leggi tutto

Prendere le difese di Ignazio Marino non era nei miei programmi piu’ immediati ne’, tantomeno, nelle mie ambizioni sfrenate. Troppo insopportabile la spocchia dell’ex cervello in fuga ritornato in patria piu’ per ammorbarci con il suo sinistrismo elitario (o grillismo di complemento) che per contribuire alla ricerca scientifica. Ma il suo legittimo tentativo di dare una sterzata al corpo della polizia locale romana “piallato” dalle resistenze corporative e da perverse logiche sindacali un quid di solidale comprensione lo merita.
Il povero Marino, annusata da subito l’aria fetida che da tempo immemore connota l’ambiente dei suoi vigili ha cercato altrove la soluzione di tutti i mali. E, pensando di averla trovata nel colonnello dei carabinieri Liporace, l’ha annunciata in pompa magna con tanto di presentazione formale.
Si da pero’ il caso che il cavillo e’ sempre in agguato. Ed e’ cosi’ che si scopre che il pur bravo colonnello trilaureato e overloaded di titoli ed onorificenze difetta di cinque anni di esperienza come dirigente dello Stato. Eh si’ perche’ l’Arma, bonta’ sua, alleva i suoi ufficiali fin da piccoli ad essere rappresentanti della miglior classe dirigente, li incarica a poco piu’ di vent’anni del comando di centinaia di uomini, di investigazioni e rapporti di altissimo profilo. Peccato che poi riconosca il grado formale di dirigente solo a tarda eta’, dal grado di colonnello appunto che l’ottimo Liporace aveva conseguito solo ad inizio anno. E a nulla sono valsi i tentativi, anche condivisibili nella sostanza, di trovare un escamotage a tanto burocratico impedimento.
Liporace ritorna nei ranghi e Marino resta ostaggio di una potente organizzazione interna che di fronte alla prospettiva di un cambiamento assume la piu’ classica delle posture: ostruzionismo ad oltranza.
E’ una vicenda specchio del paese ossidato dal suo immobilismo e costretto continuamente a piegarsi alle logiche del particulare. Un luogo dove la rendita di posizione e’ una specie protetta e la meritocrazia un optional di lusso. Una latitudine dove uno come me riesce addirittura a trovare una convergenza con Marino. E ho detto tutto.

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