Dentro il “marcio” della Gdf

L’inchiesta giudiziara che sta travolgendo i vertici della Guardia di Finanza non stupisce affatto chi conosce meccanismi e sistemi nati intorno alla gestione di uno dei ruoli istituzionali piu’ delicati nel contrasto al crimine e all’illegalita’. Investire uomini stipendiati al …Leggi tutto

L’inchiesta giudiziara che sta travolgendo i vertici della Guardia di Finanza non stupisce affatto chi conosce meccanismi e sistemi nati intorno alla gestione di uno dei ruoli istituzionali piu’ delicati nel contrasto al crimine e all’illegalita’.

Investire uomini stipendiati al pari di un operaio specializzato di mettere le mani in patrimoni miliardari ed interloquire con chi quei patrimoni li ha costruiti sovente con metodi quantomeno dubbi, e’ come mettere un clochard di fronte ad una tavola imbandita e pretendere che si accontenti dell’acqua e dei grissini.

Il paragone forse e’ un po’ irriverente ma serve a spiegare perche’, ciclicamente e piu’ di altri corpi dello stato, la gdf vede nomi dei suoi uomini accostati a circuiti di corruttela e malaffare in piena sintonia con intrallazzatori di ogni specie. Intendiamoci, il basso salario tipicamente statale non e’ un esimente verso comportamenti contrari ai principi di trasparenza e correttezza ai quali tutti coloro che sono investiti di una pubblica funzione dovrebbero ispirare i propri costumi professionali e personali. Ma e’ un dato che in un paese dove il fenomeno corruttivo e’ endemico in ogni settore della macchina pubblica pretendere che esista un nucleo di probi insensibili ad ogni sirena arrampicata sugli scogli della bella vita sembra davvero irrealistico.

Detto questo quando, pero’, si legge dello stupore dei vertici del corpo verrebbe da dire: ma avete mai posto attenzione agli stili di vita dei vostri sottoposti?

Le cronache giornalistiche ma anche i piu’ banali discorsi di paese, sono pregne di esempi di ufficiali “brillanti” protagonisti di cene e vacanze pagate da altri. Prime teatrali, incontri calcistici di cartello, concerti di star mondiali e eventi di ogni tipo hanno sempre un cospicuo numero di posti a disposizione (gratuita) dei controllori, non solo finanzieri per essere onesti. Stipendi da poche migliaia di euro mal si conciliano con seconde case in sardegna, barche e fuoriserie.
Il Generale Bardi, comandante in seconda indagato e perquisito dai pubblici ministeri napoletani, in un video registrato qualche tempo fa diceva che il finanziere deve saper vivere dentro la realta’ sociale di riferimento. Ma questo accade per tutti magari senza la necessita’ di addentrarsi cosi’ bene nel consesso pubblico da promuovere intimita’ e circuiti relazionali che poco si addicono a chi dovrebbe assicurare terzieta’ e correttezza nell’esercizio dei propri poteri.
Questi ruoli sono per certi versi ingrati. Se esercitati nel solco dei principi appena citati non offrono ritorni di immagine, agiatezza, bella vita. Sono destinati a chi vive il proprio compito di uomo dello stato senza nessuna pretesa di onori e ricompense.
In questi casi torna sempre alla mente il “giudice ragazzino” interpretato da un giovane Giulio Scarpati e la scena del disagio che provava nel parlare del proprio ruolo al Rotary locale di fronte ad un pubblico di magiorenti che lo ascoltava con un finto rispetto commisto a sottile e perfida irrisione.
Ecco cio’ che piacerebbe vedere un giorno sono corpi dello stato composti da finanzieri e funzionari ragazzini piuttosto che da compiaciuti convitati alla greppia dei poteri.

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