Ustica, la battaglia di Giovanardi e i risarcimenti

Da anni il senatore conduce una campagna controcorrente, contro l'ipotesi del missile. Intanto i risarcimenti aumentano. E perfino i familiari delle vittime

 

Decisamente ci vuole carattere, per intestarsi una battaglia sulla verità per Ustica. Carattere, una buona dose di sprezzo del pericolo, e il culto del “politically incorrect”. Ma non si può certo dire che Carlo Giovanardi, 65 anni, senatore modenese del Nuovo centrodestra, non abbia qualche serissima ragione per contestare quel che da tempo ritiene «uno scandalo italiano».

È evidente che gli 81 poveri morti della strage di Ustica non c’entrano, e che nessuno intende in nessun modo ferire i familiari delle vittime. Quel che Giovanardi con la sua battaglia vuole far capire è che il Paese continua a restare aggrovigliato a una doppia verità, che in realtà non ha senso d’esistere: perché una sentenza penale diventata definitiva del 2006, frutto di una minuziosa istruttoria, di 272 udienze e di mille approfondimenti, ha stabilito che il 27 giugno 1980 il Dc9 dell’Itavia non cadde per colpa di un missile.

 Ed è vero che, su un binario diverso, processi in sede civile hanno invece avvalorato questa tesi nel 2013. Ma il peso analitico-scientifico di questi procedimenti, che originano dalla decisione di un giudice onorario aggiunto, non è minimamente paragonabile a quello dell’ipotesi della bomba, avvalorata da formidabili perizie tecniche.

 “Se poi fosse vero che un missile ha abbattuto l’aereo” dice a Panorama.it Giovanardi, che da ministro riferì su Ustica al Parlamento “questo vorrebbe dire che o la Francia o gli Stati Uniti, e cioè i nostri migliori alleati, coprono da 35 anni un’orribile verità. E io sarò sicuramente ingenuo, ma non credo che la ragione di Stato possa arrivare a tanto, che ci siano complicità così ramificate”.

Quel che deriva dal ragionamento di Giovanardi ha poi un importante risvolto economico. Poiché in sede civile, grazie alla tesi del missile, i ministeri sono stati condannati finora a pagare risarcimenti che per la sola Itavia ammontano a 108 milioni di euro. I 141 familiari dal 2004 godono già per legge, a titolo d’indennità, di un vitalizio mensile che attualmente vale 1.864 euro netti: in totale oltre 31 milioni di euro negli ultimi dieci anni.

Ora, ed è questa l’ultima notizia, hanno fatto causa allo Stato anche due signore palermitane e una loro seconda cugina, tutte nate tra 1982 e 1983: sono le figlie di secondo letto del vedovo e della sorella di una delle 81 vittime, a loro volta deceduti. In tribunale le tre signore avevano chiesto un milione di euro, in primo grado hanno ottenuto 100 mila euro a testa. Eppure nessun legame di sangue le lega alla vittima, che perlatro non hanno mai conosciuto.

 

 

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