Sanità lombarda, fermate la gogna

Carla Dotti, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Legnano, non è indagata. Ma le cronache giudiziarie l'hanno coinvolta ingiustamente

mantovani

Carla Dotti, vestita di rosso, con Mantovani, ex vicepresidente lombardo – Credits: FACEBOOK

Per certi giornali è tra i manager regionali indagati o vicini a esserlo: quelli che comunque "tremano per l’inchiesta sulla sanità lombarda", il terremoto giudizario che il 13 ottobre ha portato all’arresto di Mario Mantovani, vicepresidente della Regione Lombardia.

Per altri giornali è addirittura tra quanti avrebbero ricevuto «favori» dallo stesso Mantovani; per altri ancora è tra i dirigenti sanitari "sottomessi al Faraone", sgradevole soprannome affibbiato dalle cronache allo stesso Mantovani; altri ancora hanno accennato a scambi di sms estremamente “confidenziali”.

Nulla di tutto questo. Carla Dotti, dal gennaio 2008 direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Legnano e per nulla indagata, si è ritrovata nelle cronache giudiziarie suo malgrado.

È stato così per alcune righe incluse nella monumentale ordinanza di custodia cautelare che ha colpito Mantovani e altri otto indagati, tra i quali Gianluca Parotti, che di Mantovani i magistrati descrivono come architetto di fiducia, uno che in cambio degli incarichi professionali ottenuti negli appalti pubblici avrebbe diretto gratuitamente i lavori di ristrutturazione negli immobili della famiglia Mantovani.

In quella pagine si legge di un incontro promosso da Mantovani tra Parotti e la manager. Lo scopo è fargli affidare la progettazione del pronto soccorso di Magenta.

“L’unica cosa vera” dice però Carla Dotti a Panorama “è che ho incontraro l’architetto Protti il 14 gennaio 2014. Però l’Azienda ospedaliera di Legnano non gli ha mai affidato né ha mai avuto l’intenzione di affidargli alcun incarico professionale, né a titolo gratuito né a titolo oneroso”.

Dotti segnala infatti che dalle stesse intercettazioni emerge l’evidente delusione dell’architetto Parotti, il quale parlando con la compagna all’uscita dall’incontro le dice al telefono: “Una cagata, come al solito; come pensavo, niente di che…”.

La manager aggiunge che dopo quel giorno non ci sono stati altri incontri né con lei, né con dipendenti della sua Azienda ospedaliera. In effetti, a pagina 112 dell’ordinanza di custodia cautelare si legge che il 21 gennaio 2014, a seguito dell’incontro con Dotti, l’architetto Parotti avrebbe chiamato un geometra dell’Asl di Magenta. “Il punto è che quel geometra non è affatto un mio dipendente” protesta Dotti. “Quindi cade il teorema del mio presunto asservimento. Per di più a Legnano abbiamo un ottimo ufficio tecnico, e non c’è alcun bisogno di affidarsi a consulenti esterni”.

E infatti, aggiunge la manager, “la progettazione del pronto soccorso di Magenta è stata curata integralmente ed esclusivamente dall’Ufficio tecnico interno dell’Azienda ospedaliera di Legnano, che non ha mai avuto contatti con l’architetto Parotti”.

E gli sms confidenziali con il vicepresidente arrestato? “Nell’ordinanza di custodia non ce n’è uno” risponde Dotti. “Tengo a dire comunque che con Mantovani ho un ottimo rapporto, ma che da lui non ho mai ricevuto pressioni di alcun genere. Ho sempre agito in piena autonomia”.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti