Ruby: Cassazione con il trucco (giornalistico)

Oggi la sentenza definitiva, ma molti ipotizzano che la corte debba decidere alla luce dell'inchiesta sulla corruzione dei testimoni. Nulla di più falso

Karima El Mahroug, Ruby, durante un'udienza – Credits: Ansa

Mentre aspettano la sentenza definitiva della Cassazione sul processo del "Rubygate", che oggi si pronuncerà sull'assoluzione decisa dalla Corte d'appello nello scorso luglio, i maggiori quotidiani hanno fatto illazioni e collegamenti indebiti sulla contemporanea inchiesta del cosiddetto "Ruby-ter": l'inchiesta milanese sulla presunta corruzione giudiziaria di una quarantina di testimoni coinvolti nel processo Ruby.

L'idea che si è cercato d'instillare è che questa seconda inchiesta, che peraltro è ancora ferma alle indagini preliminari (il 6 marzo la Procura di Milano ha chiesto al giudice una proroga dei termini), debba inevitabilmente avere un riverbero processuale sulla sentenza della Cassazione.

Ma è un falso. Il processo sul "Rubygate" è relativo all'ipotesi di reato della prostituzione minorile e della concussione, attribuito a Silvio Berlusconi e smontato in secondo grado. E soltanto di questo, in punto di diritto, dovrà dibattere oggi la camera di consiglio, iniziata intorno alle 15,30 dopo le arringhe difensive degli avvocati di Berlusconi: Franco Coppi, Filippo Dinacci e Niccolò Ghedini.

Al contrario, tutto il resto è fuori dall'aula e dalle carte processuali.

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La difesa ha fatto breccia segnalando un'illogicità: perché Berlusconi chiamò in questura il 26 maggio 2010 e non lo fece il 5 giugno, quando Ruby fu nuovamente fermata?

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