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Cronaca

Mastella, cosa significa l'assoluzione nove anni (e otto mesi) dopo

L'ex ministro ha sempre parlato di manovre dei servizi segreti, ma forse ha pagato la sua idea di riforma della giustizia

Non è nemmeno la prima volta che Clemente Mastella, ex ministro della Giustizia, viene assolto.

Era già accaduto l’8 marzo 2008, nell’inchiesta “Why not” avviata dall’ex sostituto procuratore di Catanzaro (e oggi sindaco di Napoli) Luigi De Magistris: Mastella, all’epoca Guardasigilli del governo di Romano Prodi, era stato indagato nell’ottobre 2007 per abuso d’ufficio.

Il giudice lo aveva prosciolto scrivendo che "non vi erano neanche gli estremi per poter iscrivere Mastella nel registro degli indagati".

Certo, in quel caso erano bastati cinque mesi.

In questa seconda, grande assoluzione dall’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere, iniziata il 16 gennaio 2008 con l’arresto di sua moglie, invece, di mesi ne sono occorsi 116.

I giornali hanno tutti titolato stamattina sui 9 anni occorsi perché si arrivasse alla sentenza di primo grado, ma in realtà sono stati 9 anni e otto mesi.

Il reato contestato dai pubblici ministeri nel 2008 era grave: tentata concussione ai danni dell’allora governatore della Campania, Antonio Bassolino, per la nomina di un commissario di Asl.

Non era servito a nulla che Bassolino negasse il ricatto, parlando di “normali trattative politiche”.

Trasferito poi a Napoli, il procedimento è andato avanti. Ma con clamorosa lentezza: sono trascorsi oltre sei anni dal rinvio a giudizio all’assoluzione piena di ieri.

Non è un record, va detto anche questo, perché se è vero che la media nazionale dei processi di primo grado è di 6-700 giorni, ci sono comunque casi in cui le sentenze arrivano dopo sette, otto, nove anni.

Oggi Mastella, da sindaco di Benevento, protesta (giustamente) per la sua carriera politica (ingiustamente) ridimensionata a livello nazionale. Protesta per le sofferenze patite da lui e da sua moglie, che dopo aver patito gli arresti domiciliari fu sottoposta anche a un raro caso di divieto di dimora nella regione Campania.

L’ex ministro aggiunge di essere sempre convinto che dietro la vicenda “non ci siano i giudizi ma i servizi”, e questa è una vecchia storia: “Alcuni cronisti” racconta Mastella “ricevettero una chiavetta informatica con le mie intercettazioni da un emissario della prefettura di Napoli”.

Resta un altro sospetto, forse ancora più concreto: e cioè che Mastella abbia pagato per il suo tentativo d’imporre una riforma della giustizia molto poco gradita alla categoria dei magistrati: con importanti cambiamenti nel funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e una stretta alla divulgabilità delle intercettazioni.

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