Ma un presunto mafioso può avere problemi di credito?

Il Tribunale del riesame di Firenze ha rotto il teorema accusatorio della Procura nei confronti di Andrea Bulgarella, imprenditore alberghiero. Anche usando la logica

Marco Moggio, Torre Unicredit

Marco Moggio, Torre Unicredit – Credits: Marco Moggio

Uno può immaginare di tutto su un imprenditore accusato di avere ottenuto “ingenti capitali” accumulandoli negli anni grazie ai “rapporti con l’associazione mafiosa trapanese facente capo al latitante Matteo Mesina Denaro”. Tutto, tranne che possa finire in qualche guaio in materia di disponibilità creditizia.

Eppure questa è l’accusa che la Procura di Firenze ha mosso ad Andrea Bulgarella, imprenditore alberghiero trapanese che dalla fine degli anni Ottanta è emigrato in Toscana. I Pm fiorentini sostengono che Bulgarella, in stretti rapporti "con la cosca trapanese", rapporti che gli avrebbero consentito di "effettuare acquisti e investimenti per svariate decine di milioni di euro in Toscana", sarebbe stato stato indebitamente favorito dal vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, nel tentativo di rientrare da un debito di 60 milioni di euro acceso con la banca.

Da ieri, annullando i sequestri disposti lo scorso 8 ottobre dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze nei confronti di Bulgarella, il Tribunale del riesame di Firenze ha riempito di contenuti giuridici l’obiezione logica. I giudici del riesame, in un’ordinanza di inusitata durezza nei confronti della Procura (cui attribuiscono “genericità” e “fattispecie di reato tutt’altro che ben delineate”), scrivono che “pare poco plausibile che chi possa disporre di ingenti capitali di illecita provenienza faccia ricorso al credito bancario e ai conseguenti rilevanti oneri”.

Testuale. Ma il Tribunale va oltre. Sottolinea che la Procura non sia riuscita a dimostrare praticamente nulla di concreto, limitandosi alla "mera enunciazione della tipologia dei reati". E nega anche che la Procura sia riuscita a prospettare “raggiri posti in essere, che possano avere indotto in errore gli organi deliberanti della banca, che appaiono invece avere valutato di volta in volta le condizioni ritenute opportune per gestire il debito maturato dalle imprese del gruppo Bulgarella”. Insomma, tutto è stato corretto. E quindi l’ordinanza propende per l’insussistenza non solo del reato di autoriciclaggio, ma anche di quello di truffa e di associazione per delinquere.

Quanto alla presunta mafiosità di Bulgarella, i giudici negano l'esistenza di legami, e sembrano dare molto peso alle parole intercettate di alcuni dirigenti Unicredit, che parlando dell’imprenditore ne dicono: “È il più pulito dei costruttori siciliani, l’immobiliarista di fiducia di (Giovanni, ndr) Falcone e della Procura di Palermo”.

Al contrario, i giudici criticano con severità le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno coinvolto Bulgarella, definendole "generiche e scarsamente precise", e foriere di "dati apparentemente contraddittori". Il Tribunale segnala invece che Bulgarella si è rifiutato di pagare una percentuale al "sodalizio" mafioso: un comportamento "non propriamente indicativo di una condivisione delle finalità illecite dell'associazione criminosa" scrivono i giudici "ma piuttosto di una contrapposizione rispetto a essa".

L'unica ipotesi di reato che sopravvive alla devastazione del Tribunale del riesame, insomma, è quella di appropriazione indebita nei confronti di Bulgarella, anche se è evidente che l'ordinanza la rende infinitamente più debole: i giudici scrivono infatti che anche in questo caso "manca la precisa individuazione dell'potizzata condotta illecita.

Bulgarella, che dall'inizio di questa brutta storia si protesta innocente con toni più che intensi, ha sempre dichiarato di essere andato via dalla Sicilia proprio per sottrarsi al sistema affaristico degli appalti. Da ieri, grazie al Tribunale del riesame, la sua voce è diventata decisamente più forte.

 

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