La battaglia per i diritti degli imputati assolti

Al Senato prosegue la lotta di Gabriele Albertini per il diritto al risarcimento delle spese d'avvocato per gli imputati innocenti, 90.000 ogni anno

Gabriele Albertini

Gabriele Albertini,ex sindaco di Milano – Credits: ANSA /Paolo Salmoirago

Gli innocenti devono aspettare. La commissione Giustizia del Senato ha rinviato alla prossima settimana la discussione sulla proposta di legge che, per la prima volta nella storia d’Italia, istituisce il diritto al risarcimento delle spese d’avvocato per l’imputato che sia stato assolto con formula piena da un processo penale.

Si tratta di quella che i tecnici chiamano "ingiusta imputazione", ed è un istituto giuridico già riconosciuto in altri 32 Paesi europei: in Gran Bretagna, Russia, Francia, Spagna, Germania e in altri 27 Stati, sia pure con modalità diverse, l’imputato pienamente assolto ha diritto a vedersi risarcito dalle casse pubbliche quello che ha dovuto spendere per la sua difesa in tribunale. La proposta nasce da una copertina di Panorama, pubblicata nel gennaio 2016. 

Presentata da Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano e oggi senatore di Alternativa popolare, la proposta è stata sottoscritta da 194 senatori: un’inusitata maggioranza trasversale del 60,6% degli eletti, che va da Fratelli d’Italia a Sinistra, ecologia e libertà.

Il dibattito in commissione, però, ha ridotto di molto le speranze di questa ampia maggioranza. La lunga discussione sulla proposta di legge è riuscita ad abbassare a 10.500 euro il tetto massimo della somma effettivamente risarcibile, per di più sotto forma di una cifra deducibile dalle dichiarazioni fiscali. Albertini, che con la proposta iniziale puntava invece al risarcimento totale delle parcelle da parte dello Stato, con un emendamento finale sta ora cercando di ottenere che quel tetto salga almeno a 100.000 euro. Di questo si discuterà la prossima settimana.

Il problema che viene stato opposto ai sostenitori della riforma è il suo costo, che secondo la maggioranza di centrosinistra sarebbe troppo elevato per i conti pubblici. Lo stanziamento ipotizzato dalla commissione Giustizia del Senato, allo stato attuale, è di 25 milioni di euro l’anno a partire dal 2017. Ma è stato basato su calcoli formulati a spanne. "Eppure" dichiara Albertini "per mesi abbiamo cercato inutilmente di sapere dal ministero della Giustizia quanti siano effettivamente gli italiani assolti ogni anno con formula piena".

È soltanto su quel numero, in effetti, che si potrebbero azzardare stime concrete. Giacomo Caliendo, senatore di Forza Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, rivela che "un dato ci è stato comunicato dal ministero, anche se in modo informale: gli assolti con formula piena sono stati 180 mila negli ultimi due anni. E ci è stato riferito anche che la cifra ha subìto un incremento rispetto al biennio precedente".

Si tratta di una cifra sorprendentemente elevata: ogni anno circa 90 mila italiani, per capirci l’equivalente del totale degli attuali abitanti del Comune della Spezia (incidentalmente: la città natale del ministro della Giustizia, Andrea Orlando), escono da un processo penale con la piena formula assolutoria, e cioè "perché il fatto non sussiste" o "perché l’imputato non ha commesso il fatto", o ancora "perché il fatto non costituisce reato".

Il problema è che chi viene processato da innocente non soltanto ha la vita irrimediabilmente segnata dall’accusa ingiustamente subita, ma spesso finisce anche in gravi difficoltà economiche. Non è raro, infatti, che la spesa per la parcella del difensore, alla fine dei tre gradi di giudizio, possa arrivare a svariate centinaia di migliaia di euro.

Una banale operazione matematica rivela invece che, se si dovessero dividere i 25 milioni di euro annui di risarcimento ipotizzati dalla norma in discussione fra tutti i 90 mila potenziali aventi diritto, questi otterrebbero meno di 278 euro a testa.

In commissione, tra chi si schiera con Albertini, c’è chi ricorda che per altre voci di bilancio della giustizia non si fanno certo parsimonie: per le sole intercettazioni, per esempio, si spendono circa 250 milioni di euro l’anno.

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