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Cronaca

I troppi misteri su Alessandro, il bimbo invisibile

Una coppia adotta un bimbo nel 2009, che tre anni dopo viene loro portato via. In base a una perizia psichiatrica contestata. E un esposto spiega perché

Ci sono davvero molte, troppe cose che non tornano nella terribile, orribile vicenda di Alessandro, il bimbo invisibile: nato a Brescia il 17 aprile 2009 da un'immigrata romena nell'impossibilità di allevarlo, a soli due mesi di vita Alessandro viene affidato ai coniugi Ilario ed Evelina Butti, che lo tengono con loro per tre anni e mezzo, dal 19 giugno 2009 al 20 settembre 2012.

Ilario, che oggi ha 47 anni, è operaio; Evelina ne ha 46 ed è casalinga. Vivono a Castrezzato, un centro di 7 mila anime in provincia di Brescia. I responsabili della Cooperativa Fraternità, prima affidataria del minore, li convincono. La coppia accoglie Alessandro con qualche timore: i due non hanno figli, si rendono conto che l'impegno è importante. Poi tutti insieme vanno ai servizi sociali del Comune di Castrezzato, qui viene stilato un verbale e parte l'avventura.

Alessandro entra così a casa dei Butti. Il bimbo viene nutrito, rivestito, accudito, curato. Alessandro è dolce, allegro, sereno. L'affetto della coppia ovviamente cresce, diventa amore. Ilario ed Evelina si trasformano velocemente in un padre e una madre più che attenti. Il tempo intanto passa: un anno, due, tre. Alessandro cresce, li chiama papà e mamma.

Tutto pare volgere al bene. Ilario ed Evelina, da parte loro, sono convinti che ogni aspetto della vicenda sia in regola e malgrado qualche evidente stranezza (non hanno in mano alcuna carta ufficiale e gli assistenti sociali quasi mai si fanno vivi con loro) continueranno a crederlo per molto tempo.

Invece, come dovranno scoprire loro malgrado, Alessandro non risulta affatto regolarmente affidato. Anzi. È un fantasma: è come se la giustizia minorile non si fosse accorto di lui.

L'assurda follia di questa storia è che le istituzioni, l'ente locale, il Tribunale dei minori, per quasi due anni e mezzo non si occupano di Alessandro. Poi lo fanno, d'improvviso, ma nella più irrazionale delle maniere: nel settembre 2012 il Tribunale dei minori di Brescia strappa il bambino alle due persone che lo hanno allevato per tanto tempo e lo colloca altrove.

I Butti ricordano tra le lacrime la scena straziante di quello che hanno patito come un rapimento: si presentò la polizia locale con gli assistenti sociali, varie auto con i lampeggianti accesi. "Alessandro piangeva" dice Ilario "gridava papà, tremava, aveva paura".

Di lui, oggi, non è dato sapere più nulla: il bimbo che per tre anni è stato invisibile per la giustizia scompare. Suo malgrado, come se non avesse ottenuto abbastanza sfortuna dalla vita, Alessandro diventa invisibile per le sole persone che nella sua breve esistenza hanno avuto il bene di amarlo.

E tutto questo avviene in maniera più che strana. Perché quando i coniugi Butti capiscono di essere in una situazione di illegittimità, a metà del 2010, corrono ai ripari e presentano regolare richiesta di affido: ma il 7 dicembre 2010 il Tribunale la respinge, sostenendo che "il nucleo familiare appare ancora debole sotto il profilo delle competenze".

Eppure nulla accade, e ancora per 19 mesi Alessandro resta con loro. Le domande sono inevitabili. Possibile che i giudici minorili, i quali in quel momento erano già arrivati alla conclusione che la famiglia Butti non fosse una scelta adeguata per Alessandro, abbiano dovuto aspettare fino al settembre 2012 per trovare una nuova collocazione per il bimbo? E perché si sono determinati ad allontanarlo?

Per questo, mentre su un altro fronte iniziavano e continuavano a lottare contro le decisioni del Tribunale dei minori (in dicembre sono arrivati in Cassazione, e ora la suprema corte deve decidere), un anno fa Ilario ed Evelina hanno presentato anche un esposto alla Procura di Brescia.

La loro denuncia, che elenca una serie di notevoli anomalie, avrebbe dovuto spingere all'apertura di un'inchiesta approfondita; invece nulla si è saputo, almeno finora.

Ilario ed Evelina, due persone semplici, ma più che normali per chiunque abbia avuto modo di parlare con loro, hanno infatti scoperto che in base a una visita psichiatrica disposta dal Tribunale dei minori era stata diagnosticata loro una situazione disastrosa: lei viene descritta, addirittura, come "affetta da disturbo schiziode di personalità", lui invece manifesterebbe "meccanismi di difesa" e "percezioni di persecutorietà". Quanto ad Alessandro, il bimbo avrebbe "un disturbo dell'attaccamento di tipo indifferenziato".

Ma questa diagnosi cozza con altre analisi svolte da altri specialisti, convocati dalla coppia.

Tre diverse relazioni psichiatriche di parte, infatti, parlano di personalità senza disturbo alcuno, contestano alla radice le conclusioni dei consulenti dei giudici minorili. Come se queste perizie non fossero nemmeno state depositate, però, il Tribunale dei minori di Brescia prima e la Corte d'appello poi hanno respinto tutte le richieste dei Butti.

Ilario ed Evelina oggi insistono: vorrebbero proprio sapere dalla Procura di Brescia se siano corrette le perizie del Tribunale dei minori o quelle che, in serie, hanno diagnosticato e confermato la loro piena normalità.

Non è questione da poco, agli occhi dei Butti: dalle analisi dei periti del Tribunale, che ritengono non veritiere, è derivato l'anomalo, brutale e disperante allontanamento del bambino che dopo tre anni di convivenza era per loro ormai divenuto un figlio vero.

La coppia insiste con forza. Chiede alla Procura di Brescia di verificare anche se sia corretto il comportamento degli assistenti sociali coinvolti nella vicenda. Perché nessuno ha comunicato loro la vera situazione di Alessandro?

Domandano aiuto soprattutto per il loro bambino, Ilario ed Evelina: agli inquirenti bresciani chiedono disperatamente di verificare quale sia oggi lo stato di Alessandro. "Perché" aggiungono "l'obiettivo degli scriventi non è quello della loro tutela personale, ma quello di responsabilità, di difesa e di tutela di Alessandro, a sola garanzia del suo futuro".

La loro speranza, e la nostra, è che a Brescia ci sia un magistrato che abbia voglia di indagare sulla assurda storia di Alessandro, il bambino fantasma. Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, commenta così la vicenda: "Un bambino che ha trovato affetto e la coppia che gliel’ha dato pagano ingiustamente per il mal funzionamento del Moloch burocratico: se Alessandro non poteva essere dato in affido temporaneo ai coniugi Butti, perché è stato loro affidato? Perché si “sana” la vicenda senza tener in alcun conto il legame nato nel frattempo tra la coppia e il bambino? Sono domande che richiamano alla memoria un vecchio detto: davvero il massimo del diritto può essere il massimo dell’ingiustizia".



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