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Esteri

Venezuela: il referendum sulla costituente tra morti, verità e bugie

14 vittime negli scontri. Affluenza al 13% per le opposizioni, al 41,5% per il Governo. Usa contro gli "architetti dell'autoritarismo"

Morti, dati incerti e un nuovo passo avanti verso la dittatura. È andato così il referendum del 30 luglio per l'Assemblea Costituente in Venezuela voluta da Nicolas Maduro nonostante il parere contrario espresso dalla popolazione nel referendum (non riconosciuto) del 16 luglio e gli scontri che da mesi stanno riempiendo le strade del paese in segno di protesta.

Il bilancio dei morti nel solo giorno del voto è salito a 14 (sono più di 120 da aprile) ed è aperta la battaglia sui numeri dell'affluenza. I dati ufficiali parlano del 41,5%, mentre l'opposizione di una astensione dell'87%.

 

La reazione dell'America

Il leader dell'opposizione Leopoldo Lopez ha chiesto alla comunità internazionale di non riconoscere il voto, appello accolto da Messico, Colombia, Perù e Argentina; il Cile parla di voto "illegittimo" mentre gli Usa condannano le violenze e, secondo il Wall Street Journal, stanno valutando l'imposizione di sanzioni contro l'industria petrolifera del Venezuela che potrebbero avere un impatto devastante sull'economia del paese. In una nota il portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert ha avvertito che l'America prenderà misure ferme contro i membri del Governo venezuelano e il resto "degli architetti dell'autoritarismo" nel Paese "inclusi i partecipanti all'Assemblea Costituente come risultato dell'elezione di ieri. Esortiamo - continua la nota - i governi di tutto il mondo a prendere misure energiche per fermare coloro che minano la democrazia, negano i diritti umani e sono responsabili della violenza e della repressione o partecipano a pratiche corrotte".

Le proteste

E infatti la violenza non è mancata neanche nel giorno del voto. È a Merida che si è registrato il maggior numero di vittime: cinque manifestanti sono morti mentre protestavano nei pressi di seggi elettorali. Tutti sono stati uccisi da spari di arma da fuoco, e in almeno due casi è stata segnalata la presenza di gruppi di "colectivos", i temuti gruppi armati del chavismo. Anche un candidato alla Costituente è morto la notte scorsa: Josè Feliz Pineda, noto militante chavista, ucciso da un gruppo di persone entrate nella sua casa di Ciudad Bolivar, capitale dello stato di Bolivar. A Caracas e in varie altre città del paese, il clima è stato quello di vera e propria guerriglia urbana, con scontri costanti fra forze dell'ordine e manifestanti che tentavano di concentrarsi per i cortei di protesta.

Il governo continua a sostenere che la situazione è stata "normale".

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