Sono stati 7.186.170 i venezuelani che hanno partecipato il 16 luglio alla consultazione popolare non ufficiale, organizzata dagli oppositori di Nicolás Maduro, per pronunciarsi sul suo annunciato progetto di dare vita a un'Assembla Costituente che riscriva la Costituzione riformata dall'ex presidente Hugo Chavez nel 1999.

Un'ennesima prova di forza da parte della Mud (Mesa de unidad democratica) nel tentativo di contrastare le mire del contestato presidente, contro cui da mesi si svolgono quotidianamente manifestazioni di protesta. 


Tra i votanti, il 98,4% si è dunque espresso contro il programma politico di Maduro: lo hanno reso noto i rettori universitari membri  della Commissione di garanti sul referendum. Secondo il rettore della Universidad Central de Venezuela (UCV), Cecilia García Arocha, il Paese ha mandato "un messaggio chiaro all'esecutivo nazionale e al mondo".

Nel corso della consultazione popolare, dei gruppi di paramilitari hanno sparato sulla folla in coda per esprimere il voto, causando la morte di almeno una donna e il ferimento di almeno tre altre persone.

 

Cosa chiedeva il referendum

Sono stati tre i quesiti, con valore puramente simbolico, sottoposti al vaglio dei cittadini. Ai venezuelani è stato chiesto: se rifiutassero il progetto di Assemblea Costituente - sulla cui istituzione è prevista una votazione per il prossimo 30 luglio - voluta dall'esecutivo, che mira a ottenere di fatto pieni poteri nel Paese, azzerando definitivamente, dopo il tentativo della Corte Suprema, il Parlamento; se volessero che le Forze armate obbediscano al Parlamento, unico organo costituzionale controllato dall'opposizione; e se volessero

Per la consultazione popolare contro Maduro 2.030 centri di votazione sono stati allestiti nell'intero Venezuela, tutti con successo tranne 4 per i quali è stato necessario cercare una ricollocazione in "zone vicine”, per ragioni non meglio chiarite. In diversi quartieri della capitale ci sono state lunghe file di cittadini pronti a rispondere ai tre quesiti. 

In almeno 350 città del mondo sono stati allestiti dei seggi per i residenti all’estero, nei quali hanno votato in quasi 700 mila. Anche nella capitale italiana, la comunità venezuelana ha votato, con 1.468 Sì, per la bocciatura del progetto costituente di Maduro.

Un plebiscito contro il presidente. Maduro: “Referendum illegale"

Come preannunciato dall’opposizione, il referendum informale si è rivelato "un plebiscito" contro Maduro, il cui governo ha da par suo definito "illegale" la consultazione. 

Un risultato che, nelle parole dell'oppositore Julio Borges, presidente dell'Assemblea nazionale del Venezuela e leader della formazione Primero justizia, rende di fatto "revocato" il presidente. "Con i voti espressi dal popolo venezuelano, Maduro è matematicamente revocato oggi stesso: era per questo che temeva il referendum, per questo che il governo non vuole più fare elezioni". Nel corso della giornata, parlando di "un processo messo in moto solo dai cittadini, senza l'intervento del governo", Borges ha affermato : "Stiamo scrivendo la storia".

Borges ha definito la consultazione non un atto dell'opposizione, ma un momento per celebrare "il giorno della libertà di coscienza del popolo venezuelano". La cosa più importante, ha aggiunto, è che "si tratta dell'inizio di una nuova tappa, di un nuovo capitolo, che segna un prima e un dopo".

Il risultato finale raggiunto dagli oppositori è tuttavia inferiore ai 7.585.579 voti accumulati da Maduro nel 2013 quando fu eletto capo dello Stato e riuscì a battere l'oppositore, Henrique Capriles, per meno di due punti percentuali. 

Sangue sul voto popolare

La giornata del referendum informale su Nicolás Maduro si è macchiata di sangue: sarebbero almeno due le persone uccise nella zona occidentale di Caracas, colpite da "gruppi paramilitari" che hanno aperto il fuoco su una fila di persone in attesa di votare.

È accaduto dopo che centinaia di persone avevano contestato al grido di "assassini" la presenza a bordo di un veicolo di un gruppo di militari della Guardia Nacional, in prima fila da tempo nel reprimere le manifestazioni antichaviste. In una situazione di panico e caos, che ha reso difficile operare immediati riscontri, un consistente gruppo di elettori ha quindi cercato rifugio nella vicina chiesa di El Carmen. 

"È successo a Catia (quartiere popolare nel nord-ovest della capitale, ndr) dove dei paramilitari hanno sparato ferendo gravemente 4 persone, di cui 2 sono poi morte", ha reso noto su Twitter Carlos Ocariz, dirigente dell'opposizione e responsabile locale della consultazione. "Esigiamo dal pm l'apertura di un'inchiesta per trovare i responsabili", ha sottolineato Ocariz alla stampa. Poco prima, anche il Parlamento di Caracas aveva denunciato sui social network una situazione di irregolarità proprio a Catia.

La Procura dell'area metropolitana di Caracas ha poi rivisto al ribasso il bilancio dell'agguato: i morti non sarebbero due ma uno solo e i feriti 3 e non 4. Si indaga "sulla morte di Xiomara Escot e sul ferimento di tre persone avvenuto in un incidente a Catia": lo ha scritto l'autorità gidiziaria su Twitter. La donna era un'infermiera di 61 anni. 

Diversi momenti di tensione sono stati registrati in altri punti del Paese. Dal primo aprile, quando Maduro ha annunciato la nascita della Costituente, oltre 100 persone sono morte negli scontri tra l'opposizione da un lato e la polizia e le forze paramilitari dall'altro.

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