Ancora non si intravede una via d'uscita alla profonda crisi politica in cui è sprofondato il Venezuela, dove dall'inizio di aprile è iniziata un'ondata di proteste contro il governo di Nicolás Maduro che ha imposto con il referendum del 30 luglio una nuova assemblea costituente autoritaria che porta dritta a una nuova forma di dittatura.

La dura reazione del regime chavista alle manifestazioni popolari ha spinto il Paese nel caos e la spirale di violenza in cui è precipitato sembra inarrestabile, tanto da far ipotizzare una degenerazione degli scontri in una vera e propria guerra civile. Finora sono 120 i morti.

Scaturite dalla sentenza del Tribunale Supremo di Giustizia (poi ritirata) che il 29 marzo ha di fatto esautorato, assumendone tutti i poteri, l'Assemblea nazionale - cioè l'unica istituzione del Paese controllata dall'opposizione - le proteste hanno coinvolto, a più riprese, centinaia di migliaia di cittadini, a Caracas e in diverse altre città del Paese.

I leader dell'opposizione, tra cui spicca il primo vicepresidente del Parlamento, Freddy Guevara, hanno ribadito ancora nelle ultime ore che "finché ci sarà dittatura ci saranno proteste".

 

Cosa chiedono i manifestanti

I manifestanti antigovernativi chiedono le dimissioni del presidente Nicolás Maduro, il cui mandato scadrà nel 2019, ed elezioni anticipate, la restituzione dei poteri al Parlamento, la liberazione dei prigionieri politici - tra cui il leader dell'opposizione Leopoldo López, in carcere dal 2014 - e corridoi umanitari per cibo e medicine. Il Paese sta infatti vivendo anche una gravissima crisi economica e molta parte della popolazione è ridotta alla fame

A Caracas i manifestanti hanno cercato a più riprese - ogni volta bloccati dalle unità antisommossa della Guardia nazionale bolivariana - di raggiungere la sede dell'Ombudsman, il Difensore del Popolo Tarek William Saab, per chiedere di sollevare dall'incarico "i magistrati della Corte Suprema che hanno violato la Costituzione".


L'Assemblea Nazionale - in mano all'opposizione - esige all'Ombudsman che riconosca in un parere ufficiale che la sentenza (poi ritirata) con la quale la Corte Suprema si è attribuita i poteri del Parlamento costituisce una violazione della Costituzione, e dunque un motivo lecito per destituire i magistrati che l'hanno sottoscritta. Tarek William Saab, da parte sua, ha sempre risposto che la richiesta del Parlamento non è ricevibile, perché le sentenze sono state ritirate.

Nel corso delle celebrazioni del 1° maggio, il contestato presidente ha annunciato "un'Assemblea nazionale costituente chavista", "popolare, dei cittadini, e operaia", "per sventare il colpo di Stato fascista e perché sia il popolo con la sua sovranità a imporre la pace, l'armonia e il dialogo nazionale autentico". Fermare la trasformazione anche formale del Paese in una dittatura è diventato obiettivo prioritario della Tavola dell'Unità Democratica (Mud) che riunisce le forze di opposizione, secondo cui quello messo in atto dal successore di Chavez è il "golpe di Stato più grave della storia del Venezuela".

Le tappe principali della rivolta

> La mobilitazione, cominciata a inizio aprile, ha assunto dimensioni di massa dal 19 aprile, con la manifestazione chiamata Madre di tutte le marce. Anche i sostenitori dello chavismo sono scesi in piazza a Caracas lo stesso giorno, convocati a manifestare a favore del governo, nel giorno di festa che commemorava i 207 anni dall'evento popolare che segnò il primo passo per l'indipendenza del Venezuela dalla Spagna.

Sabato 22 aprile si è svolta una "marcia del silenzio" in omaggio alle vittime della repressione, convocata per voce del primo vicepresidente del Parlamento di Caracas, Freddy Guevara, che ha chiesto agli oppositori di "sfilare in silenzio e vestiti di bianco verso le sedi della conferenza episcopale a Caracas e in tutto il Paese", per onorare le persone uccise durante le manifestazioni dei giorni precedenti.

Lunedì 24 aprile c’è stato un blocco delle autostrade, che ha cercato di fermare il traffico per l'intera giornata su tutte le principali arterie del Paese.

Una nuova marcia convocata per il 26 aprile ha cercato di raggiungere la sede dell'ufficio dell'Ombudsman, nella zona ovest di Caracas, ma si è vista impedire il passaggio - per la  sesta volta consecutiva - da unità antisommossa della polizia e della Guardia nazionale bolivariana. 

Il 28 aprile, da diversi punti della capitale venezuelana, si sono mossi cortei dell'opposizione per raggiungere alcune delle carceri della città dove sono rinchiusi i prigionieri politici "antichavisti". Obiettivo principale dei manifesatnti, il Ramo Verde, il carcere di massima sicurezza in uno dei quartieri periferici della città, dove è rinchiuso il leader dell'opposizione Leopoldo Lopez, tra i leader più noti dell'opposizione, che sconta una pena di 13 anni di carcere, accusato di aver commesso di atti violenti durante le proteste del 2014. Gli uomini della Guardia nazionale bolivariana hanno chiuso gli ingressi alla zona di Ramo Verde e dispiegato nell'area unità anti-sommossa. 

Durante le manifestazioni del 1° maggio a Caracas, represse dalla polizia con gas, proiettili di gomma e getti d'acqua, sono rimaste ferite almeno 37 persone. Manifestazioni dell'opposizione si sono svolte anche in altre città.

Il 2 maggio, cinque militari della Guardia nazionale Bolivariana, un agente di polizia e due civili, tra cui un ragazzo di 14 anni, sono rimasti feriti durante scontri avvenuti nei pressi del ponte 5 Luglio a Petare, un quartiere di Caracas, tra le più grandi favelas dell'America Latina. I militari, secondo testimoni, sarebbero stati colpiti da colpi di arma da fuoco sparati da uomini a bordo di una moto che hanno aperto il fuoco e sono scappati. 

L'ennesima marcia di protesta del 3 maggio, che puntava a raggiungere la sede dell'Assemblea Nazionale per contrastare il progetto di Assemblea Costituente "del popolo" varato da Maduro, ha portato a nuovi scontri particolarmente violenti. Oltre 90 persone sono rimaste ferite nelle cariche della Guardia Nazionale impegnata con lacrimogeni e idranti a impedire il passaggio ai diversi cortei. Tra i feriti, un deputato e il vicepresidente del parlamento. Tre i morti nel corso della giornata.

 

> In quella che è stata chiamata la "marcia delle donne in bianco", migliaia di mujeres sono scese in piazza il 6 maggio a Caracas e in altre città del Venezuela contro la repressione delle proteste popolari messa in atto dal governo. Tutte vestite con abiti chiari, armate solo dei loro corpi, di fiori e di cartelli e striscioni contro la violenza, hanno cercato di raggiungere il ministero degli Interni, nel centro della capitale. Solo qualche isolato più in là, sono state fermate però fermate da centinaia di agenti della polizia e della Guardia nazionale bolivariana, schierati in assetto antisommossa. A bloccare la marcia nonviolente delle oppositrici, le autorità hanno scelto di dispiegare delle agenti donne nelle prime file delle forze dell'ordine. 

Nello stesso giorno, un gruppo di manifestanti abbatte una statua di Hugo Chavez in località Villa del Rosario, nello Stato di Zulia. Un gruppo di persone, in gran parte giovani, hanno rimosso e dato alle fiamme la statua di cemento fino a farla cadere dal piedistallo, nel centro della piazza. Due uomini l'hanno poi trascinata e scuotuta più volte, cercando di romperla, dinanzi agli occhi di decine di passanti. Nel monumento, Chavez faceva il saluto militare, con la fascia del presidente.

L'8 maggio la Tavola dell'Unità Democratica (Mud) che riunisce le opposizioni, torna in piazza contro il progetto di riforma costituzionale annunciato da Maduro, respinta incostituzionale e antidemocratica, non prevedendo né il suffragio universale per eleggere i membri dell'eventuale costituente, né referendum nazionali per validarne le conclusioni.

Con l'obiettivo di consegnare alle autorità gli argomenti legali a Caracas due cortei sono partiti dall'est e dall'ovest della città in direzione del Ministero dell'educazione, il cui titolare, Elias Jaua, è anche responsabile della commissione creata da Maduro per dar vita a una Assemblea Costituente. Come sempre, la marcia dei manifestanti è stata bloccata dalle unità antisommossa di polizia e Guardia nazionale bolivariana, con cariche e spari di lacrimogeni. 

> Nelle manifestazioni anti Maduro del 12 maggio sono protagonisti i "nonni" del Venezuela, chiamati dalla Federazione nazionale dei pensionati a scendere in piazza "per i nostri nipoti". La marcia, partita dalla piazza Brion del quartiere Chicaito, ha nuovamente cercato di dirigersi fino alla sede dell'Ombudsman nazionale. Gli esponenti del fronte di opposizione della "terza età" hanno invitato la polizia a non intervenire durante la manifestazione, ricordando agli agenti: "potreste essere i nostri figli o nipoti". 

Le vittime della repressione 

Al 30 luglio è salito ad almeno 120 morti il lugubre bilancio provvisorio delle vittime degli scontri tra l'opposizione anti Maduro e le forze di sicurezza.

Secondo l'Observatorio Venezolano de Conflictividad Social, alla stessa data il bilancio delle persone decedute nel corso delle proteste conta 55 vittime.

Diverse centinaia di persone sono rimaste ferite e oltre un migliaio sono state vittime di arresti irregolari, in violazione delle procedure e con un ampio ricorso alla custodia cautelare, come denunciato ufficialmente dalla Procuratrice generale del Venezuela, Luisa Ortega Diaz.

(Pubblicato il 20 aprile 2017. Ultimo aggiornamento del 31 maggio, ore 12:00)

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