Simon Bolivar, Chavez, Maduro
Esteri

Venezuela, dove è finito Simón Bolívar

Con Maduro la polizia spara sul popolo esasperato e affamato ed è altissimo il rischio di guerra civile. Il bolivarismo è ormai solo un retaggio simbolico

Poteva capitare, e ci capitò, d’essere ospiti fugaci nei vellutati ritrovi diplomatici della Parigi dei primi anni Duemila, dove il nome di Hugo Chávez catalizzava la conversazione dei salotti più avanzati.
Era diventato un po’ una moda citarlo, e dava un tocco di esotismo chiedersi se fosse lecito sostantivare quest’avventura che affascinava molti, come a suo tempo avevano affascinato Castro e il castrismo. Nasceva così l’astro del chavismo e del credo bolivariano, reso ancora più eclatante dall’avvicendamento in corso a Washington: s’insediava George W. Bush e il liberismo yankee sembrava pronto a dar battaglia. Forse era questa trama ad essere seducente per gli intellettuali europei, sempre sensibili alle vicende della sinistra latinoamericana.

Chávez volava alto, ed in effetti è risultato il precursore di un progetto politico – il bolivarismo - capace di portare successivamente al potere Evo Morales in Bolivia, José Muijca in Uruguay e Rafael Correa in Ecuador.

Da Chávez a Maduro
La morte di Chávez e l’investitura al potere di Nicolás Maduro - prima tramite cooptazione, e poi tramite elezioni presidenziali (contestate dalle opposizioni) - ha segnato la fine della parabola dell’ideologia chavista, dal momento che il nuovo presidente sembra ormai aver optato per l’autoritarismo a oltranza. I recenti scontri di piazza, la morte dei manifestanti, la repressione sistematica del dissenso confermano come il regime abbia perduto la credibilità necessaria per gestire la transizione.

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Se il grande nemico storico, gli USA, è stato a lungo isolato nella condanna del governo venezuelano, oggi da più parti si auspica un passo indietro di Maduro e l’apertura di una nuova fase politica all’insegna del pluralismo e della democrazia rappresentativa. Lo stesso Obama, prima di lasciare l’incarico, ha rinnovato le sanzioni contro il Venezuela, peraltro partner energetico.

Rimane il paradosso di come un regime che ha sempre privilegiato l’assistenza sociale possa venire travolto da manifestazioni di piazza e di come il ruolo dell’élite possa essere ancora frainteso in termini leninisti, ossia di un’avanguardia che opera nell’interesse generale senza tuttavia ascoltare le voci che provengono dal basso. Queste voci ora sono divenuti cortei di massa all’arma bianca. Il rischio guerra civile non è mai stato così vicino.

 


La fine del progetto bolivariano
La crisi (irreversibile?) del progetto bolivariano potrà scaturire da dinamiche contingenti, nelle quali avranno un ruolo tanto la fedeltà delle forza armate quanto l’esasperazione popolare, ma di certo il retaggio simbolico di tutta la parabola rimarrà sempre e solo ideologico.

In altre parole il Venezuela è l’ultimo teatro di uno scontro che la fine del comunismo e il crollo del muro di Berlino sembravano aver relegato ai libri di storia. La stessa Cuba, da quando Castro ricevette Papa Wojtyla nel 1998, smise di essere un laboratorio politico marxista e divenne un luogo tollerato, patria dell’autunno del patriarca in luogo di fucina per altri focolai rivoluzionari.

L’eccezione fu il Venezuela e l’astro di Chávez che si affacciava allora sulla scena per ereditare il testimone della lotta anti-imperialista in America Latina, in breve: il bolivarismo. Ancora oggi, molta stampa di sinistra difende, anche fuori dal Paese, l’esperimento e lo fa con una dialettica che sembra assunta direttamente dalla letteratura degli anni Settanta.

La crisi economica
Certo la crisi economica ormai sembra inarrestabile: l’inflazione è senza freni, i beni di prima necessità – non solo alimentari – mancano, intaccando la base sociale del consenso di Maduro. Il presidente per correre ai ripari sinora non ha trovato di meglio che estromettere per 15 anni dalla politica il suo principale oppositore, Enrique Capriles, di rimandare sine die le prossime elezioni e di non ratificare le leggi emanate dal parlamento presieduto da Julio Borges, dove le forze di opposizione sono in maggioranza.

Insomma Maduro appare all’angolo e nonostante la verbosità della propaganda, le sue forze di polizia sparano sul popolo. Per un politico che s’ispira a Simon Bolivar, ed è l’erede designato del chavismo o del Socialismo del XXI secolo che dir si voglia, è un bivio storico drammatico.

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