27 settembre - Era il primo dibattito ed è stato duro e senza pause quello fra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton e Donald Trump, alla Hofstra University a Hempstead, New York.

I due si sono scontrati su temi forti come il regolamento del commercio, la guerra in Iraq, l'uso del server email privato da parte di Clinton, e il rifiuto di Trump di fornire informazioni sulla dichiarazione dei redditi.

Il New York Times, sottolinea come Trump abbia però mostrato in vari momenti tutta la sua impazienza e l'inesperienza politica. In particolare quando Clinton gli ha messo pressione ricordando quanto spesso avesse denigrato le donne e per il presidente Obama.

L'impressione di un prevalere di Hillary Clinton è confermata dai primi sondaggi. Secondo il poll di Cnn/Orc, diffuso subito dopo il il dibattito, ha vinto la candidata democratica per il 62% degli intervistati contro il 27% di coloro che si sono espressi a favore di Trump. 

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Impressione confermata poi da parecchi commentatori negli Stati Uniti, anche se quasi tutti si sono espressi in modo cauto

EFFETTO SUI SONDAGGI, ADESSO - La domanda vera da farsi a questo punto è che effetto questa impressione di "vittoria" da parte di Hillary Clinton avrà sui sondaggi, che come noto, l'hanno vista perdere parecchio del proprio vantaggio, negli ultimi giorni.

Secondo Nate Silver di FiveFortyEight, Clinton dovrebbe incassare da questo dibattito un miglioramento di 2-4 punti percentuali nei sondaggi; il che potrebbe tradursi in un margine, nel peggiore dei casi - più rassicurante - di almeno 3-4 punti nel voto popolare, con un consolidamento del voto nel collegio elettorale.
Diverso e meno prevedibile è se l'eventuale vantaggio di Clinton verrà mantenuto nelle prossime settimane.

Anche Upshot/New York Times invita alla cautela, sia nella misurazione sui poll della "vittoria" di Clinton nel dibattito, sia, soprattutto, nella previsione della durata di questo effetto sui sondaggi. In particolare in un momento della campagna elettorale nel quale le cause dello spostamento relativo delle preferenze verso Trump (che comunque secondo Upshot continua ad avere "solo" il 31% di probabilità di diventare presidente, contro il 69% di Clinton) potrebbe avere motivi e cause solo parzialmente e temporaneamente rovesciate dal dibattito.
Upshot ricorda anche come nel 2012 Romney vinse bene il primo dibattito contro Obama, annullando lo svantaggio di ben 4 punti. Pareggiando il conto dunque, in un equilibrio che durò per qualche settimana.


Lo scontro si è giocato fra economia, terrorismo e razzismo.

Il miliardario, senza la consueta cravatta rossa a favore di una blu, tirando spesso su con il naso e con il piglio forzatamente serioso, ha tentato di demolire l'operato della rivale, soprattutto come Segretario di stato, dallo scandalo delle email al disastro "creato in Medio Oriente", fino "al vuoto" dell'amministrazione di Barack Obama che ha steso un tappeto rosso all'Isis.

L'ex first lady, sfoggiando una mise pantalone "total red", lo ha accusato di avere un rapporto piuttosto "tenue" con la verità e di relazioni pericolose con personaggi come il presidente russo Vladimir Putin, "scandalosamente" invitato a scatenare i suo hacker contro di lei.

Lo ha poi deriso per aver addebitato i cambiamenti climatici a uno "scherzo dei cinesi" e stigmatizzato per il fatto di essere pronto a dire le cose "più folli" pur di esser eletto, a partire dalla "bugia razzista" sul fatto che Obama non fosse cittadino americano.

TASSE. Clinton ha attaccato a più riprese il magnate del 'real estate' per non aver pubblicato la sua dichiarazione dei redditi: "Lo hanno fatto tutti gli aspiranti presidenti negli ultimi 40 anni", ha fatto notare l'ex segretario di Stato. "E perché tu non lo fai? Io credo che ci siano almeno un paio di ragioni. Primo, forse Trump non è cosi ricco come dice di essere. Secondo forse non è cosi' caritatevole come sostiene. Terzo, non sappiamo tutto dei suoi affari. Oppure non vuole far sapere agli americani, che lo stanno guardando stasera, che non ha pagato nulla di tasse federali". 

"E questo da furbi", ha replicato Trump. (Esattamente ha detto: "That makes me smart".)

CLIMA. "Trump pensa che il cambiamento del clima sia una bufala inventata dai cinesi", ha detto Clinton. Lui ha ribattuto: "Non lo dico, non lo dico". Ma il 6 novembre 2012 Trump aveva scritto su Twitter che "il concetto del surriscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi per rendere l'industria americana non competitiva". Il 'tweet', ripescato su Twitter, è diventato rapidamente il più ri-twittato durante il dibattito.

PREPARAZIONE. "Penso che Donald mi abbia appena criticata per essermi preparata per questo dibattito. È vero, l'ho fatto. E sapete anche per cosa mi sono prepara? Per diventare presidente", ha affermato Hillary scatenando l'applauso del pubblico, sebbene vietato dal regolamento per i dibattiti presidenziali.

IL PAESE SOFFRE PER COLPA LORO. "Il nostro Paese sta soffrendo a causa di persone come il Segretario Clinton", ha rincarato il tycoon newyorchese. Politica di carriera, in sella per 30 anni, "perché tiri fuori soluzioni solo ora?", ha ironizzato Trump mentre lei gli faceva notare di aver costruito un impero con i soldi di papà e di aver guadagnato sulla pelle della piccola impresa durante tutta la sua carriera.

IL LOOK DA PRESIDENTE. Il candidato repubblicano é stato poi messo sotto pressione per i suoi commenti sulle donne, compresi quelli rivolti alla rivale democratica perché "non ha il look" da presidente.

STAMINA. Lui, invece di indietreggiare, ha rilanciato, accusandola di non avere neppure "l'energia" ("stamina", parola/concetto che piace molto agli americani che tendono a semplificare) per la Casa Bianca.
Clinton ha risposto: "Ebbene, non appena avrà viaggiato in 112 Paesi e negoziato accordi di pace... o anche passato 11 ore a testimoniare davanti a una commissione congressuale, allora potrà parlarmi di stamina", ha tuonato la Clinton.

IL TIFO PER LA CRISI IMMOBILIARE. "Penso che il mio principale asset sia di gran lunga il mio temperamento. Ho un temperamento vincente", ha affermato Trump suscitando l'ironico ghigno della rivale. "Donald è stato tra coloro che hanno tifato per la crisi immobiliare. Nel 2006 disse di auspicare il collasso perché gli avrebbe consentito di fare acquisti e guadagnare. Ebbene il collasso c'è stato", ha osservato Hillary.
"Si chiama fare business", è stata la difesa di Trump.

RIVELA LA STRATEGIA. Quanto alla lotta contro il terrorismo, l'aspirante presidente Gop ha biasimato la rivale perché pubblicizza su internet la sua strategia. "Fa sapere tutto ai nemici - ha rimarcayo - non credo che il generale Douglas MacArthur avrebbe gradito particolarmente".

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I MOMENTI MIGLIORI  DEL DIBATTITO, SELEZIONATI DA DIGG

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26 settembre 2016 - Il dibattito di oggi (Luogo: Hofstra University a Hempstead, New York. Alle 3 di notte ora italiana), il primo della campagna elettorale fra i due sfidanti, Hillary Clinton e Donald Trump, è già considerato "storico".

Si stima verrà seguito da almeno 100 milioni di americani, che useranno la tv, ma anche la rete: in streaming sui siti dei grandi media e sui social network.

Raramente due candidati sono stati così lontani, non solo come posizioni politiche, ma ancora prima come linguaggi, stile e soprattutto come quadro culturale di riferimento.

Per questo è anche un dibattito piuttosto imprevedibile.
È come se i due giocassero due partite differenti.

Intanto perché Clinton è chiamata - dai suoi, dagli indecisi, da coloro che pur criticandola tendono a votare comunque per lei piuttosto che rischiare Trump presidente - a essere seria, moderata, impeccabile, senza rancore, competente e a dare risposte molto pertinenti, specifiche.

Trump invece è chiamato a fare la sua parte: a essere aggressivo, "anti-sistema", a criticare soprattutto in modo generico e impreciso, a essere evasivo, a usare la sua fonte preferita: "molta gente dice", "recentemente parecchie persone mi hanno detto...".

Per Clinton quindi la sfida è non lasciare che l'agenda sia Trump a dettarla, magari modificando quella prevista dal moderatore - Lester Holt di Nbc - al quale peraltro sarà affidato il compito, per molti versi fondamentale, di mantenere i candidati su un terreno comune, per dar vita a un vero confronto.

Eppure moltissimo dipende proprio da Clinton. Lei è più preparata, più competente, più abile nel dibattito politico. Trump, come ha scritto John Cassidy sul New Yorker, è un animale da reality show.

Nel dibattito, Clinton deve mettersi nelle condizioni di esprimere questa superiorità. Se Trump le offre la possibilità di mostrare che sta mentendo lei lo dimostrerà; oppure potrà sottolineare che il temperamento del repubblicano è inadatto a un presidente: ma questo i potenziali elettori di Clinton già lo sanno.

Clinton dovrà invece cercare di spiegare i suoi argomenti, i suoi obiettivi politici. Trump in questi mesi ha dimostrato che vuole evitare discussioni nel merito politico. Si esprime con gli slogan, le battute, le allusioni. Trump attaccherà sul piano personale, ripeterà all'infinito la gestione (sbagliata) dell'emailgate, giocherà sulla salute di Hillary, sulla quale lei è stata reticente. Parlerà di declino dell'America, dei maschi bianchi che hanno perso il lavoro, minaccia islamica, di immigrazione dal Messico che va fermata con i muri; di guerra da combattere senza indugio in Medio Oriente. Della leadership machista alla Putin.

Clinton dovrà parlare di economia, di come tenere insieme lo sviluppo economico, la crescita dell'occupazione, il governo dell'economia da parte dell'amministrazione, la ricerca di giustizia sociale.
Trump userà gli slogan di "difesa" dell'uomo bianco e gli attacchi sessisti che hanno caratterizzato tutta la campagna. Clinton dovrà dimostrare di avere idee chiare ed equilibrate sull'eterna questione razziale americana, sulla regolamentazione della vendita delle armi, sulla politica estera.

D'altra parte, Clinton si troverà probabilmente a fare i conti, davanti a Trump e soprattutto a Holt, con alcuni suoi evidenti punti deboli. Oltre ai già citati emailgate e alla reticenza sulla sua salute, ci sono le questioni sulla sua condotta della politica estera americana durante il suo incarico da segretario di stato nella prima amministrazione Obama. E ancora il cambio di rotta sui trattati commerciali come quello Trans-Pacific e quello atlantico. Oppure le affermazioni di disprezzo nei confronti degli elettori di Trump, poi ritrattati con scuse, proprio poche ore prima del piccolo malore durante la cerimonia per la commemorazione dell'11 settembre. Inoltre, Hillary è stata first lady: la sua sarebbe la terza presidenza targat "Clinton". Un fatto sul quale i sentimenti antiestablishment di una parte dell'elettorato verranno probabilmente sollecitati nel dibattito.

Non è dunque sorprendente che secondo molti osservatori la pressione sia tutta su Clinton. Questo anche perché nelle ultime settimane ha ceduto parecchio terreno nei sondaggi, molti dei quali danno ormai Trump assai vicino.

[Politico.com, The New Yorker, The New York Times, Cnn]

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