I quattordici punti per la pace in Ucraina

Il governo di Kiev guidato da Poroshenko annuncia un piano per la soluzione della guerra civile e la pace nel Paese. Ma la NATO denuncia nuove truppe russe al confine. Sarà un ennesimo nulla di fatto?

Minatori dell'area orientale dell'Ucraina chiedono la fine delle operazioni antiterroristiche dell'esercito di Kiev – Credits: EPA/VALENTINA SVISTUNOVA

Lookout news

Chissà se Petro Poroshenko aveva in mente i famosi quattordici punti di Woodrod Wilson, quando ieri ha stilato i suoi quattordici punti per risolvere la crisi in Ucraina e portare la pace in Est Europa, prima di alzare la cornetta e chiamare Mosca per sondarne l’umore.
Il presidente degli Stati Uniti Wilson, nel gennaio del 1918, alla fine della prima guerra mondiale, lesse al Senato una serie di punti programmatici che intendevano superare la catastrofe del conflitto da cui l’America era rimasta immune, e sviluppare pragmaticamente una “pace senza vincitori”, secondo le linee guida stese da lui stesso in base al principio dell’uguaglianza delle nazioni.
Il presidente Poroshenko non può certo paragonarsi a Wilson, se non altro perché ricopre il ruolo di presidente da così poco tempo che la storia non può ancora giudicarlo. Eppure, se la guerra civile in corso in Ucraina non si arresterà, il magnate del cioccolato di Kiev sarà ricordato come l’uomo sotto il quale l’Ucraina si è divisa.
I quattordici punti del piano Poroshenko
Il suo piano per la soluzione della crisi politico-militare è molto pratico, di valore strategico e niente affatto simbolico: si prevede anzitutto l’istituzione di un cordone di sicurezza per i filo-russi che intendono lasciare il Paese, ai quali sarà concessa l’amnistia, a patto che il disarmo delle milizie ribelli filo-russe sia immediato, e non vale per i reati più gravi.
Si prevede il decentramento dei poteri di Kiev sulle province, così come norme adeguate per la protezione della lingua russa in Ucraina. Il presidente intende inoltre rinunciare volontariamente alla possibilità di nominare i governatori e i capi di amministrazioni statali regionali e ha accettato di tenere anticipatamente le elezioni locali. Tutte iniziative su cui Kiev punta da tempo e che erano in buona parte già state annunciate.
Ma se giudichiamo la fermezza e la tenuta dei patti dal cessate-il-fuoco annunciato solo pochi giorni fa (che non è durato), non si può che dubitare della buona riuscita e del successo dei quattordici punti. Violenti scontri sono ancora in corso nell’Est, dove ribelli e militari si scambiano tanto i colpi d’artiglieria quanto i cadaveri che l’una e l’altra parte stanno lasciando sul terreno.
Inoltre, dopo l’annuncio della chiusura dei rubinetti del gas da parte del colosso russo degli idrocarburi, Gazprom, l’attentato al gasdotto nella regione ucraina di Poltava che conduce il gas di Mosca verso l’Europa non aiuta la conciliazione tra le parti.
In ogni caso, nel tracciare i punti per la de-escalation, Poroshenko ha chiesto l’aiuto del Cremlino, i cui vertici hanno convocato una riunione d’emergenza con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa. Gli stessi protagonisti, Petro Poroshenko e Vladimir Putin, hanno poi parlato direttamente al telefono, confrontandosi sul piano messo sul tavolo da Kiev, ma non è trapelata una sola parola sull’effetto di quella telefonata, se non le solite frasi di circostanza. Così come non filtra molto dalle telefonate di Putin verso Francia e Germania.
La NATO e le manovre militari russe
A entrare a gamba tesa sulla distensione, però, ci ha pensato la NATO, che inspiegabilmente continua a soffiare sul fuoco della crisi ucraina. Per bocca del Segretario Generale Anders Fogh Rasmussen, l’Alleanza Atlantica denuncia oggi un “nuovo rafforzamento militare russo” vicino al confine con l'Ucraina, che dovrebbe allarmare tanto Kiev quanto l’intero Occidente. Lo ha detto il Segretario al think tank londinese di Chatam House, istituzione dall’alto valore simbolico e tra le più influenti organizzazioni non governative al mondo.
Rasmussen ha riferito: “Posso confermare che vediamo un nuovo rafforzamento militare russo di almeno qualche migliaio di truppe aggiuntive schierate al confine con l'Ucraina, e osserviamo loro manovre in prossimità dell’Ucraina”. Il Segretario ha poi aggiunto: “Se quelle truppe fossero schierate per sigillare il confine e fermare il flusso di armi e combattenti, questo sarebbe un passo in avanti positivo. Ma non è quello che stiamo osservando. Considero questo un assai deplorevole passo indietro e sembra che la Russia intenda mantenere l’opzione di un intervento”. Per tale motivo, la comunità internazionale dovrebbe “rispondere con fermezza se la Russia dovesse intervenire ulteriormente. Ciò comporterebbe sanzioni più pesanti, che avrebbero un impatto negativo per la Russia”.
Il vero punto per Rasmussen e la NATO, però, non è tanto il qui e ora, ma l’idea complessiva secondo cui va ripensata più in generale “la sicurezza del XXI secolo”. Intanto, l’Ucraina firmerà un accordo di associazione con l’Unione Europea il 27 giugno, e i trattati che ne scaturiranno disegnano un quadro per la cooperazione con l’UE che qualcuno legge già come un passo importante verso l’adesione all’Unione.
Prospettive
Chissà se questi 14 punti sono solo l’ennesimo annuncio-slogan che non risolve ma punta a guadagnare tempo sulla pelle dei cittadini ucraini, nella prospettiva di una mano da Occidente. Irina Gerashchenko, incaricata di negoziare un accordo in nome di Kiev con le regioni di Donetsk e Lugansk, ha parlato di “una posizione chiara a negoziare solo con coloro che son disposti a condividere il piano di pace del presidente”. Da ciò ne deriva che “nessun negoziato con le Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk può avvenire, poiché tali organizzazioni si devono assumere le proprie responsabilità per l’abbattimento degli aerei ucraini con a bordo i nostri migliori soldati”.
Dunque, la questione resta anzitutto interna al Paese. Ma l’Ucraina è debole, debolissima in questo momento (anche se agisce con violenza e pugno di ferro contro i rivoltosi) e il timore che la situazione si sclerotizzi su posizioni irremovibili è reale. Solo un aiuto esterno - ma quale e chi se ne assumerà la responsabilità? - potrà forse contribuire a sciogliere i nodi di una guerra civile che getta discredito su tutta Europa.

© Riproduzione Riservata

Commenti