Il pesante attacco sferrato dalla coalizione di dieci Paesi arabi sunniti (le petromonarchieEgitto, Marocco, Turchia, Giordania, Sudan) guidati da Riad che, in queste ore, hanno colpito  l'aereoporto di Saana, capitale yemenita nonché roccaforte deI ribelli sciiti alleati con l'Iran, rischia di deflagrare in un vasto  conflitto regionale che potrebbe complicare oltremodo il piano di Barack Obama di un riavvicinamento con Teheran.

La coalizione sunnita, cui gli Stati Uniti hanno finora fornito un semplice supporto logistico, dispone per ora di 100 aerei da caccia, alcune  navali schierati a largo della città portuale di Aden e 150 mila uomini, tutti sauditi, già schierati o pronti a penetrare nelLo Yemen per schiacciare nel sangue il golpe della minoranza sciita. Ma anche altri Paesi forti in Medioriente, come l'Egitto del generale Al Sisi, hanno dato a Riad la loro disponibilità a inviare migliaia di soldati nel Paese, dopo aver già fornito la coalizione di un consistente numero di cacciabombardieri.

Il quadro è tutt'altro che chiaro, le previsioni difficili, benché la sproporzione militare tra la coalizione guidata dai sauditi e gli Houti sostenuti da  Damasco e Teheran sia evidente: ci sono  aree del Paese in mano ad Al Qaeda nella Penisola arabica, alle prese da un lato a fronteggiare gli sciiti filorianiani e dall'altro a combattere il tentativo di penetrazione nel Paese dello Stato islamico. 

C'è il paradosso di un Paese, gli Stati Uniti, storico king maker della regione, che da un lato è alleato col governo sciita e filorianiano in Iraq e dall'altro è costretto a sostenere l'operazione militare di Riad contro gli Houiti. C'è un Paese, la Russia, che al fine di far saltare il piano di riavvicinamento tra Teheran e Washington, cerca una soluzione per fermare la guerra. E infine c'è  un'Europa che per bocca di Federica Mogherini, Alto Rappresentante della politica estera europea, si limIta a chiedere in un comunicato che cessino le operazioni militari e che tutti gli attori si siedano attorno a un tavolo.

La questione potrebbe poi avere una pesante ricaduta sul prezzo del greggio. L'operazione di Riad - rendendo più complicato il transito dei carichi petroliferi in Medio Oriente - sta alimentando i timori di una riduzione dell'offerta e ha già fatto schizzare a +6% il costo del barile, con possibili ricadute recessive sulle economie dell'eurozona.

Una battaglia chiave potrebbe essere giocata nella città portuale di Aden, porta di accesso al Mar Rosso dove da settimane è in corso una violenta battaglia tra i ribelli sciiti yemeniti che hanno preso la città di Sana'a e le truppe filogovernative rimaste fedeli al presidente sunnita Abd Rabbo Mansour Hadi, sostenute dai sunniti del sud.     


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